Zverev

4 Ottobre 2025

Stefano Cagelli

“Vogliono favorire Alcaraz e Sinner”: la polemica di Zverev, non degna di un numero 3 del mondo

Alexander Zverev accende la miccia della polemica durante il Masters 1000 di Shanghai 2025. Dopo la vittoria che gli è valsa l’accesso agli ottavi di finale, il tedesco si è lasciato andare a dichiarazioni molto dure nei confronti dell’ATP e dei direttori dei tornei, accusandoli di aver “omologato” la velocità delle superfici per favorire i due dominatori del tennis attuale: Jannik Sinner e Carlos Alcaraz.

“Odio che tutte le piste abbiano la stessa velocità. So che i direttori dei tornei più importanti vogliono che Jannik e Carlos vadano bene, così da assicurarsi una finale tra loro”, ha dichiarato Zverev a Shanghai.

Secondo il numero 3 del mondo, la tendenza attuale del circuito va nella direzione di rendere le superfici sempre più simili tra loro, eliminando quelle differenze che un tempo rendevano il tennis uno sport di adattamento e versatilità.
“Una volta bisognava sapersi adattare. Giocare sull’erba, sulla terra o sul cemento richiedeva aggiustamenti tecnici e tattici. Ora, invece, si può giocare allo stesso modo in qualsiasi torneo”, ha aggiunto il tedesco.

Il tema dell’omologazione delle superfici

Il dibattito non è nuovo: anche Roger Federer, qualche settimana fa, aveva espresso la sua preoccupazione per la progressiva uniformità delle superfici, auspicando un ritorno a maggiori differenze di velocità tra i tornei.
Tuttavia, le parole di Zverev hanno avuto un’eco ben più forte, per il tono polemico e per l’accusa – implicita ma chiara – di un presunto favore istituzionale verso Sinner e Alcaraz.

In effetti, i dati confermano che nel 2025 la velocità media dei campi dei Masters 1000 su cemento è calata sensibilmente. Shanghai, in particolare, ha ridotto drasticamente il proprio indice CPI (Court Pace Index), lasciando soltanto i tornei di Montréal e Cincinnati sopra la soglia dei 40 punti, limite oltre il quale una superficie viene considerata “rapida”.

Una polemica che divide il circuito

La reazione del mondo del tennis non si è fatta attendere. Molti osservatori ritengono che le parole di Zverev nascano più dalla frustrazione per un’annata al di sotto delle aspettative che da una reale ingiustizia tecnica.
Dopotutto, proprio a Cincinnati – una delle superfici più veloci del calendario – Sinner e Alcaraz hanno raggiunto la finale, dimostrando di sapersi adattare a qualsiasi condizione.

Ecco perché la polemica del tedesco suona, per molti, piuttosto spiacevole: invece di cercare alibi esterni, Zverev potrebbe provare a imporsi sul campo, battendo Sinner e Alcaraz con le armi del gioco, non con le parole. Del resto, è proprio nei momenti difficili che i grandi campioni dimostrano di esserlo davvero. E Zverev, che non riesce a vincere una partita contro i due migliori giocatori del mondo, sta dimostrando di non esserlo.

Le dichiarazioni di Zverev, insomma, aprono un nuovo fronte nel dibattito sull’evoluzione del tennis moderno: da un lato, la richiesta di varietà e identità tra i tornei; dall’altro, la realtà di un circuito sempre più uniforme e adatto a un gioco fisico e aggressivo. Una cosa però è certa: con frasi come queste, il tedesco si è assicurato che a Shanghai – e non solo – si parlerà più delle sue parole che del suo tennis.