I più comuni infortuni su un campo da tennis

8 Ottobre 2025

Stefano Maffei

Quali sono i più comuni infortuni che possono avvenire su un campo da tennis?

Chiunque abbia impugnato una racchetta lo sa: il tennis è uno sport elegante e tecnico, ma anche terribilmente duro per il corpo. Dietro la grazia di un rovescio ben eseguito o la potenza di un servizio vincente si nasconde un lavoro fisico estenuante, fatto di scatti, torsioni, frenate, salti e ripartenze. Ogni colpo, ogni passo richiede un equilibrio perfetto tra forza, coordinazione e controllo. Non stupisce quindi che il tennis sia tra gli sport con il più alto tasso di infortuni da sovraccarico.

Gli atleti professionisti lo sanno bene, ma anche gli amatori non ne sono immuni. Il giocatore che passa ore nei circoli o sui campi comunali può subire gli stessi problemi muscolari o articolari dei campioni. Cambia solo l’intensità del gioco, non il rischio. In fondo, il corpo è lo stesso e i gesti del tennis (il servizio, il dritto, il rovescio e la volée) sollecitano sempre le stesse catene muscolari.

Gli infortuni più frequenti: tra acuto e cronico

Nel tennis si distinguono due grandi categorie di infortuni: quelli acuti e quelli da sovraccarico. Gli infortuni acuti sono improvvisi, come una distorsione di caviglia durante una scivolata o uno strappo muscolare in uno sprint verso la rete. Gli infortuni da sovraccarico, invece, si insinuano silenziosamente. Sono il risultato di migliaia di gesti ripetuti, microtraumi che si accumulano fino a generare dolore e infiammazione.

Il gomito del tennista, l’epicondilite laterale, è il simbolo di questa seconda categoria. Nasce dal continuo sforzo dei tendini estensori dell’avambraccio, messi a dura prova soprattutto nei colpi di rovescio. Anche spalla e polso, però, sono vittime frequenti di queste sollecitazioni croniche. La spalla del tennista, in particolare, è una delle articolazioni più fragili: il servizio, gesto esplosivo per eccellenza, richiede una rotazione estrema che coinvolge muscoli e tendini della cuffia dei rotatori. Bastano piccoli errori tecnici o carichi eccessivi per provocare infiammazioni o lesioni.

La spalla: il fulcro del gioco e della fatica

La spalla nel tennis è ciò che il motore è per una macchina sportiva. Da lei parte la potenza del servizio e si trasmette la forza dei colpi più violenti. Tuttavia, proprio per la sua ampia mobilità, la spalla è anche vulnerabile. Gli ortopedici sportivi parlano spesso di spalla del tennista, una condizione che può includere tendiniti, microlesioni del cercine glenoideo e, nei casi peggiori, rotture della cuffia dei rotatori.

Il problema nasce dalla combinazione di movimenti ripetuti sopra la testa, carichi asimmetrici e mancanza di equilibrio tra i muscoli anteriori e posteriori. I giocatori che non curano la forza della schiena o che eseguono il servizio con tecnica sbilanciata accumulano tensioni che si trasformano in dolore cronico. Il trattamento passa spesso per fisioterapia e rinforzo muscolare, ma la vera chiave è la prevenzione. Allenare stabilità e controllo scapolare, dosare i carichi di gioco e curare il recupero è il modo migliore per allungare la carriera e il piacere di giocare senza dolore.

Il gomito del tennista: un classico sempre attuale

Pochi infortuni sono diventati proverbiali come l’epicondilite laterale, meglio conosciuta come gomito del tennista. Colpisce non solo chi passa ore sui campi, ma anche chi pratica il tennis in modo saltuario. Il dolore compare gradualmente, all’inizio solo durante l’impatto con la palla, poi anche a riposo o durante gesti semplici come stringere una mano o sollevare un oggetto.

La causa è sempre la stessa: un uso ripetuto dei tendini che collegano l’avambraccio all’omero. Il colpo in rovescio, specie se eseguito con impugnatura errata o con corde troppo tese, amplifica le vibrazioni e affatica le strutture tendinee. Anche racchette rigide o grip non adeguato possono peggiorare la situazione. Per curare l’epicondilite non basta il riposo: serve fisioterapia mirata, stretching e, soprattutto, una revisione della tecnica di gioco. I professionisti lo sanno e lavorano costantemente su equilibrio, allineamento e controllo dell’impatto per non ricadere nel problema.

Caviglia e ginocchio: le vittime dei cambi di direzione

Il tennis è fatto di spostamenti improvvisi, scatti laterali e arresti violenti. Le articolazioni più sollecitate sono quindi quelle degli arti inferiori. La caviglia, in particolare, è soggetta a distorsioni dovute a rotazioni o appoggi sbagliati, spesso su superfici dure o scivolose. Un atterraggio errato dopo una corsa verso la rete può trasformarsi in una torsione dolorosa, con lesione dei legamenti laterali.

Il ginocchio, invece, soffre più di problemi cronici: tendiniti, dolore femoro-rotuleo e infiammazioni dovute al continuo piegarsi e rialzarsi. Il tennis moderno, più rapido e fisico, richiede una base atletica solida. Chi trascura la preparazione muscolare e gioca solo di braccio espone le gambe a uno stress eccessivo. Allenare forza, stabilità e reattività diventa quindi fondamentale, così come scegliere scarpe con buon assorbimento degli urti e giocare su superfici adeguate al proprio livello.

La schiena del tennista: torsioni e squilibri

La colonna vertebrale è il centro della catena cinetica del tennis, ma anche uno dei punti più esposti a sovraccarico. Ogni servizio implica una torsione e un’estensione della schiena, seguite da un ritorno brusco in posizione neutra. Se la tecnica non distribuisce bene le forze, il rischio di dolore lombare è alto. Molti giocatori accusano rigidità, contratture o vere e proprie lombalgie dopo sessioni intense o tornei prolungati.

Le superfici rigide amplificano il problema, così come la scarsa mobilità dell’anca. Una schiena efficiente nel tennis non è solo questione di forza, ma di equilibrio tra mobilità e stabilità. Allenare addominali, glutei e muscoli paravertebrali con esercizi funzionali è essenziale per sostenere le rotazioni e le accelerazioni tipiche del gioco.

La prevenzione come miglior colpo

Tutti gli esperti concordano su un punto: la prevenzione è il miglior investimento che un tennista possa fare. Un riscaldamento accurato, la cura della mobilità articolare e un rafforzamento mirato della spalla riducono drasticamente il rischio di infortunio. Anche la gestione dei carichi è cruciale: alternare giornate intense a momenti di recupero, non esagerare con le ore in campo, ascoltare i segnali del corpo.

L’attrezzatura gioca un ruolo altrettanto importante. Racchette più morbide, tensioni delle corde calibrate sul proprio livello e scarpe con buon grip possono fare la differenza tra un allenamento produttivo e una distorsione dolorosa. Più di tutto, però, conta la tecnica. Ogni gesto ben eseguito distribuisce le forze in modo equilibrato, riducendo le microlesioni che, nel tempo, diventano vere patologie.

Ascoltare il corpo, per continuare a giocare

Il tennis, come pochi altri sport, unisce intensità fisica e finezza mentale, ma la passione non deve far dimenticare che il corpo ha limiti e segnali da rispettare. Gli infortuni più comuni sui campi da tennis (dalla spalla al gomito, dalla caviglia alla schiena) sono il risultato di piccoli errori che si accumulano nel tempo. La buona notizia è che si possono prevenire e quasi sempre si possono curare senza ricorrere a soluzioni drastiche.

Allenarsi con criterio, lavorare sulla tecnica e sulla preparazione fisica, concedersi il giusto recupero e non ignorare i primi sintomi: sono queste le regole per continuare a godersi il tennis, stagione dopo stagione, senza doversi fermare.