C’è un momento, nel tennis, in cui tutto si ferma. Non è un punto, non è un colpo vincente. È quell’istante in cui il giocatore sceglie se continuare a crederci o lasciarsi andare. Lorenzo Sonego, in quei momenti, non arretra mai. Non lo ha mai fatto.
È nato a Torino, con un sorriso che sembra non spegnersi mai e un’energia che appartiene solo a chi sa resistere. Prima del tennis, c’era il calcio. Giocava nelle giovanili del Toro e a tredici anni ha preso una decisione che nessun ragazzino prende con leggerezza: ha lasciato il rettangolo verde per una racchetta. Nessuno avrebbe potuto immaginare dove l’avrebbe portato quella scelta. Lorenzo, in fondo, lo sapeva. O almeno, sentiva che doveva provarci.
C’è sempre stato qualcosa di testardo in lui. Non il talento sfacciato che tutto il mondo nota a prima vista, ma quella forza tranquilla di chi sa aspettare. Per anni ha viaggiato nei tornei minori, con le borse troppo pesanti e le tribune quasi vuote. Sconfitte, delusioni, chilometri. Eppure, non ha mai smesso di crederci. È lì che nasce la sua resilienza: non quando solleva un trofeo, ma quando si rialza dopo un’altra sconfitta anonima in un torneo di provincia.
L’esplosione, lenta ma inevitabile
La prima grande gioia arriva sull’erba turca di Antalya, nel 2019. È il suo primo titolo ATP e arriva come un lampo in un cielo che aveva bisogno di luce. Al primo turno conquista la prima vittoria in carriera sull’erba, in finale vince con il cuore contro Miomir Kecmanovic. È un titolo che non cambia solo la classifica, ma il modo in cui Lorenzo guarda se stesso. Da quel giorno sa di poter stare con i grandi.
Non è un colpo di fortuna. È la conseguenza naturale di anni di lavoro, di giornate ripetute, di ore spese a perfezionare un colpo, un dettaglio, una postura. È la vittoria della disciplina contro il talento distratto. Da quel momento in poi, Sonego diventa il simbolo di un tennis italiano che non vive solo di prodigi improvvisi, ma di uomini che costruiscono il proprio destino.
Roma, la città che lo adotta
Ci sono partite che non servono vincere per restare nella memoria. Quella con Djokovic al Foro Italico nel 2021 è una di queste. Sonego perde, ma gioca con una ferocia e una libertà che infiammano Roma. Ogni punto è un grido, ogni colpo un atto di fede. Il pubblico si riconosce in lui, nella sua autenticità, nella sua umanità. Quella semifinale è un abbraccio collettivo tra un ragazzo che non si arrende mai e una folla che vede in lui la propria voglia di riscatto.
Poco dopo prima era arrivata la vittoria di Cagliari, il secondo titolo, costruito come sempre, con pazienza. Parte male, rimonta, resiste. È la fotografia perfetta del suo modo di stare al mondo: mai facile, sempre vero.
Il giocatore che sa cambiare
In un tennis che spesso premia la specializzazione, Sonego sceglie la via più difficile: imparare a giocare su tutto. Erba, terra, cemento, poco importa. Si adatta, si reinventa, cerca sempre un modo nuovo per vincere. Il suo gioco è fatto di energia e intuito, ma anche di tecnica e lavoro invisibile. Dietro il sorriso, c’è una concentrazione feroce.
Ha un servizio potente, un dritto che esplode come un colpo di tamburo, ma ciò che lo distingue è la mentalità. Lorenzo non gioca solo contro l’avversario, gioca contro se stesso: contro la paura, contro il dubbio, contro la voce che dice oggi non ce la fai.
Le ferite che insegnano
Chi guarda solo i risultati non può capire fino in fondo quanto costi arrivarci. Le sconfitte fanno parte del suo cammino. Alcune bruciano, ma anche lì, invece di abbattersi, Lorenzo si è sempre rimesso al lavoro. Il giorno dopo era già in campo. È così che funziona per chi ha scelto la resilienza come compagna di viaggio: non si tratta di non cadere, ma di saper ripartire.
Ogni volta che il ranking scende, che la fiducia traballa, lui trova un modo per ritrovare la rotta. Cambia allenatore, cambia prospettiva, ma non cambia il fuoco che lo spinge avanti. È un uomo che si ascolta e che non teme di mettersi in discussione. È proprio questo, forse, il segreto della sua longevità ad alti livelli. Non il talento, non un dritto, ma la sua forza di non arrendersi mai.
Un cuore torinese nel mondo
Lorenzo è rimasto profondamente se stesso. Non ha mai perso l’accento, né la leggerezza. È un ragazzo del nord, con i piedi per terra e la testa piena di sogni. Ama la musica e la sua città. Tifa Toro e lo dice con orgoglio. Quando scende in campo, però, diventa cittadino del mondo: rappresenta un’Italia moderna, fatta di energia, apertura e determinazione.
C’è una qualità rara in lui: l’autenticità. Non finge di essere ciò che non è. Quando vince, sorride come un bambino; quando perde, ringrazia e torna ad allenarsi. È questa sincerità che lo rende così amato dal pubblico, anche da chi non segue il tennis ogni giorno. Perché Sonego non è solo un atleta: è un esempio di umanità, di tenacia, di eleganza semplice.
L’orizzonte davanti
A trent’anni, la sua storia non è finita, anzi. Ha ancora fame, ancora margine, ancora sogni da inseguire. Vuole una grande corsa in uno slam, un’altra vittoria importante, un altro momento da ricordare.
Perché Lorenzo non ha mai vissuto di scorciatoie. Ogni risultato è frutto di lavoro, di concentrazione, di fiducia. Anche quando la luce dei riflettori si sposta altrove, lui continua. Allenamento dopo allenamento, punto dopo punto. Non per dimostrare qualcosa a qualcuno, ma per rispettare se stesso e la strada che ha scelto.
L’essenza della resilienza
C’è un proverbio che dice che la fortuna aiuta gli audaci. Nel caso di Sonego, la fortuna aiuta chi non smette di provarci. È questo il cuore della sua storia: un ragazzo che ha costruito tutto con le proprie mani, che non si è mai lasciato definire da un risultato. Un giocatore che ha imparato a vivere la pressione come un privilegio, la fatica come parte della bellezza del mestiere.
Il talento, da solo, è un punto di partenza. L’impegno è la strada e la resilienza, quella che lui incarna ogni giorno, è la benzina che ti permette di percorrerla fino in fondo.
Quando lo si vede giocare, con quel sorriso aperto anche nei momenti più tesi, si capisce perché Sonego piace tanto: perché non sembra mai recitare. È autentico, vulnerabile, coraggioso. È l’immagine viva di chi cade e si rialza senza mai cambiare la propria natura.
Forse è questo che ci affascina, più delle vittorie e dei trofei: la sensazione che, guardandolo, si possa imparare qualcosa sulla vita: il talento non basta, se non lo nutri ogni giorno; l’impegno, la fiducia e la resilienza sono le uniche armi vere per restare in piedi quando tutto sembra crollare.
Lorenzo non è solo un tennista. È una lezione di tenacia, un sorriso che resiste, una storia che continua a scriversi un colpo alla volta.