Musetti

5 Novembre 2025

Stefano Maffei

Perché quella di Musetti resta una grande stagione anche se non riuscisse a qualificarsi per le Finals

Ci sono stagioni che si riconoscono guardando i numeri e stagioni che, invece, si capiscono solo guardando un ragazzo negli occhi dopo un rovescio vincente o un’esultanza trattenuta, una sconfitta che non brucia come prima. Lorenzo Musetti, nel 2025, sta vivendo la seconda categoria: non una stagione fatta per il ranking ATP (nonostante sia migliorato spaventosamente), ma una stagione per crescere, per cambiare pelle, per diventare qualcuno definitivamente. Anche se l’ultima casella del calendario dovesse dire che Torino resta un sogno rimandato, tutto il resto grida una verità più grande: questa è stata comunque un’annata che sposta cose, dentro e fuori dal campo.

Il ragazzo che faceva le cose più difficili perché erano più belle

A volte sembra che Musetti giochi per convincere il tempo che viviamo ad avere ancora pazienza per la bellezza. In un tennis dove tutto corre, lui si è presentato adolescente con un rovescio a una mano che sembrava un manifesto estetico, una dichiarazione di intenti. È stato così dal ragazzino che vince Melbourne juniores nel 2019, al ragazzo che a Roma mette in fila Stan Wawrinka e Kei Nishikori ancora prima di avere la barba, al giovane adulto che ha iniziato a scoprire quanto costi, sul serio, voler vincere col pennello in mano quando molti altri usano una ruspa.

Ovviamente, c’è voluto tempo. C’è voluto perdere partite in cui il dritto non teneva, c’è voluto imparare a soffrire quando l’avversario dall’altra parte non sembrava minimamente interessato all’arte, ma solo al punteggio. C’è voluto mettere via, piano piano, l’idea che la creatività bastasse da sola.

Nel 2025, Musetti non ha smesso di cercare la bellezza. Ha semplicemente capito che, per permettersela, serve prima la struttura.

Una scalata silenziosa, lontana dai clamori

La stagione è stata una progressione lenta, senza lo sparo che ti fa girare la testa ma con tante piccole conferme: ottavi che diventano quarti, partite contro i migliori che non sembrano più montagne da scalare senza ossigeno, settimane in cui il ranking non lo guardi perché lo senti già dentro, nella continuità dei risultati. Dopo la semifinale di Wimbledon nel 2024, quel torneo dove finalmente il rovescio non era solo poesia, ma anche una dichiarazione di solidità, Musetti è entrato nel 2025 con la postura di chi non deve più dimostrare di appartenere al livello che conta.

Così, passo dopo passo, si è ritrovato nella top10 non come sorpresa, ma come conseguenza naturale. Non un lampo, ma un’evoluzione.

Le vittorie pesanti ci sono state: partite che raccontano un giocatore più maturo, meno incline a cadere nella spirale della frustrazione quando le cose non girano, più capace di tenere l’inerzia dalla sua parte. Anche le sconfitte hanno un sapore diverso: non più fratture, ma avvertimenti.

Se ci si pensa, la maturità sportiva si vede proprio lì: non solo da quanto si festeggia, ma da come si esce dal campo quando si perde.

Il passo che non si misura in classifiche: diventare padre

La vita non è mai neutra e nello sport moderno (quello dei voli intercontinentali e dei recovery plan) rischiamo di dimenticarlo. Nel 2024 Musetti è diventato padre. Ha messo al mondo un bambino prima di mettere al mondo una stagione da protagonista. Quella presenza minuscola, ma totale ha ridisegnato tutto: i ritmi, le priorità, la percezione di sé.

C’è una foto, dopo una delle sue vittorie più belle, in cui abbraccia il figlio. Non ha l’urgenza del campione che fugge verso la camera o verso la folla: ha la gravità nuova di chi ha capito che il tennis è importante, sì, ma non è tutto. Non è un dettaglio sentimentale: è strategia emotiva. Musetti oggi è più leggero perché è più centrato. La pressione scivola meglio quando hai le mani occupate da qualcosa che pesa di più del ranking.

Le Finals come sogno, non come ossessione

Poi certo, c’è Torino. L’Italia che applaude i suoi migliori, l’arena piena, i campioni che si giocano l’ultimo ballo dell’anno. Musetti l’ha sognato da vicino e se non ci entrerà, se a Torino dovesse andare Felix Auger Aliassime, sarà una delusione? Forse sì, ma non una ferita. Anche perché, non possiamo scordarcelo, negli ultimi 40 anni solamente Jannik Sinner e Matteo Berrettini si sono conquistati un posto nel torneo dei maestri.

Le Finals sono un obiettivo, non un verdetto morale. Ogni stagione è una narrazione e questa, comunque finisca, non è la storia di un’occasione mancata. È la storia di un giocatore che ha consolidato il proprio posto nel tennis che conta, che ha costruito un’identità tattica più solida senza rinunciare alla sua natura, che ha iniziato a vincere partite sporche, oltre a quelle giocate bene. È la storia di uno che sta imparando che il vero salto non è entrare in un torneo: è restare lì tra i migliori per anni.

Questo tipo di salto, Musetti lo sta facendo.

Le occasioni perse

Nonostante ciò, qualora Lorenzo non dovesse centrare l’obiettivo Finals, le occasioni perse non sarebbero difficili da trovare.

Sicuramente, dopo il Rolando Garros e l’infortunio alla gamba in semifinale contro Carlos Alcaraz, possiamo trovare il momento peggiore della sua stagione. I punti persi sono tanti, soprattutto pensando all’uscita di scena al primo turno a Wimbledon contro Nikoloz Basilashvili o alla difficoltà sul cemento americano tra Washington (sconfitta all’esordio con Cameron Norrie), Toronto (terzo turno con Alex Michelsen) e Cincinnati (perso subito con Benjamin Bonzi). Per ultima, l’eliminazione all’esordio al masters1000 di Parigi-Bercy della scorsa settimana con Lorenzo Sonego.

Ovviamente, non possiamo prevedere i risultati che Musetti avrebbe fatto in questi tornei con una condizione fisica migliore o più fortuna. Ci siamo limitati ad elencare i tornei in cui nel 2025 ha più faticato e dove avrebbe potuto assicurarsi già quei 160 punti che ad oggi lo distanziano da Auger-Aliassime.

A volte crescere è già vincere

Guardarlo giocare oggi significa vedere il rovescio che conosciamo, ma anche un dritto che pesa di più, un servizio più presente, scelte più giuste. È ancora un giocatore diverso in un mondo molto simile, ma ora la diversità è una risorsa e non una vulnerabilità.

Si può misurare una stagione in punti o in centimetri: quanto ti sei avvicinato ai migliori, quanto lontano sei dai limiti che avevi un anno fa. La stagione 2025 di Musetti, che finisca dentro o subito fuori dalle Finals, è una stagione che costruisce futuro. Una stagione che racconta resilienza, estetica, concretezza e soprattutto trasformazione personale. Non tutti gli anni servono a raccogliere. Alcuni servono a seminare.

Lorenzo, quest’anno, è diventato un po’ di più quello che doveva essere: un giocatore compiuto, un uomo che guarda avanti, un padre che porta in valigia anche la voglia di lasciare ai figli una storia da raccontare. Anche senza Torino, è già una grande stagione.