La decisione della Gazzetta dello Sport di premiare Lorenzo Musetti come “Atleta dell’Anno 2025” continua a generare reazioni e critiche a distanza di ore. Non è in discussione il talento del tennista toscano, ci mancherebbe, quanto piuttosto il criterio adottato per una scelta che, agli occhi di molti, è apparsa provocatoria più che meritocratica. Soprattutto alla luce dei risultati dei tanti atleti italiani che in questo 2025 hanno conquistato record e titoli.
Mettiamo però subito in chiaro una premessa: Musetti noi lo adoriamo. Tecnica pura, sensibilità rara, una stagione di crescita costante e consolidamento, culminata con l’ingresso stabile in top 10. Per noi, da sempre, è uno dei volti più affascinanti da seguire. E lo sa bene anche il suo coach Simone Tartarini, che abbiamo avuto il piacere di conoscere. Peraltro Lorenzo è anche uno dei ragazzi molto amati nel circuito. Insomma, in Italia è difficile trovare qualcuno che non faccia il tifo per lui.
Proprio per questo la questione è delicata. Perché i premi, soprattutto quando non riguardano una disciplina specifica ma l’intero panorama sportivo, dovrebbero richiedere forse criteri più solidi. E in questo caso i conti semplicemente non tornano, visto che nell’anno solare Musetti non ha vinto titoli. Risulta perciò complicato immaginare come il numero 2 d’Italia possa rappresentare l’eccellenza assoluta dello sport azzurro se nemmeno nel suo stesso sport sia stato il migliore tra gli italiani.
Il problema, lo ribadiamo, non è Musetti, ma il metro scelto dalla Gazzetta. Perché se davvero parliamo di “atleta dell’anno”, allora dobbiamo guardare il quadro complessivo di un 2025 che ha visto: Mattia Furlani diventare campione del mondo nel salto in lungo a soli 20 anni; Massimo Stano stabilire il record del mondo sui 35 km di marcia; Simone Giannelli conquistare mondiale e Champions nel volley; Simone Cerasuolo vincere l’oro mondiale nei 50 rana; Gigio Donnarumma sollevare la Champions League, da protagonista. Senza dimenticare uno straordinario movimento femminile che vede le varie Paolini, Batocletti, Egonu, Curtis, Silla, Brignone…
E poi, naturalmente, parlando di tennis c’è Jannik Sinner. Uno che nel 2025 ha vinto Wimbledon. Un dettaglio non proprio secondario visto che è il primo italiano ad alzare quel trofeo dal 1877.
Si dirà, Sinner è stato già premiato lo scorso anno. Ma anche qui, la storia dei Gazzetta Sports Awards racconta altro visto che Valentino Rossi e Filippo Magnini sono stati premiati per tre anni consecutivi. Dunque, la “regola” dell’alternanza, se mai fosse esistita, non è stato certo un vincolo.
Piuttosto la sensazione, diffusa e alimentata dai social, è che la scelta della Gazzetta sia stata soprattutto provocatoria, anti-consenso, forse persino un po’ anti-Sinner. Una mossa che ha generato, guarda caso, visibilità, engagement, chiacchiericcio. Ma a quale prezzo, ci si chiede, visto che il risultato è stato un’ondata di commenti sarcastici, increduli e velenosi.
Ma la cosa peggiore è che sia stato messo in mezzo anche l’atleta. Lorenzo oggi si ritrova infatti in mezzo a una discussione che non ha minimamente cercato e che certo non merita. Chi si occupa di sport dovrebbe invece difendere gli atleti, non metterli in mezzo alla gogna digitale.
Insomma, secondo noi si può voler bene a Lorenzo, ma al tempo stesso riconoscere come questa volta la Gazzetta abbia fatto una scelta provocatoria. Per far parlare si sé. Come del resto stiamo facendo anche noi adesso, con questo articolo.
