Matteo Berrettini si guarda alle spalle senza rimpianti e davanti con una calma che non sempre gli è appartenuta. Il 2025, per lui, non è stato un anno semplice, ma è stato un anno vero, vissuto fino in fondo, tra alti e bassi, vittorie prestigiose, stop forzati e una consapevolezza nuova. È da qui che nasce il voto che si è assegnato senza esitazioni: dieci. Un numero pieno, rotondo, che non ha a che fare con le classifiche o con i titoli sollevati, ma con il percorso umano che ha accompagnato quello sportivo. Il modo in cui ha iniziato il 2026, con una prestazione convincente al Kooyong Classic contro Learner Tien, sembra andare esattamente nella stessa direzione.
Il debutto al Kooyong Classic
Il primo test del nuovo anno è arrivato al Kooyong Classic, tradizionale torneo-esibizione che precede l’Australian Open. Un contesto informale, ma non per questo privo di significato, soprattutto per chi ha bisogno di verificare il lavoro svolto in allenamento. Di fronte a Berrettini c’era Tien, giovane americano in costante crescita, numero 27 del mondo e giocatore da non sottovalutare.
Il risultato è stato netto: 62 62 in poco più di un’ora di gioco, ma più del punteggio, a colpire sono state le sensazioni. Berrettini ha servito in modo impeccabile, trovando percentuali altissime con la prima e concedendo pochissimo nei propri turni di battuta. Non ha mai perso il servizio e ha sempre dato l’impressione di avere il controllo del match.
Nel primo set, il romano è scappato subito sul 4-0, indirizzando l’incontro fin dalle battute iniziali. Tien ha provato a rientrare, si è guadagnato qualche occasione, ma nei momenti importanti Berrettini è stato lucido e concreto. Una solidità che, anche se vista in un’esibizione, è un segnale incoraggiante.
Un servizio che fa la differenza
Il servizio, da sempre arma principale del gioco di Berrettini, è apparso particolarmente efficace. La combinazione tra velocità, precisione e varietà ha messo spesso Tien in difficoltà, impedendogli di prendere l’iniziativa nello scambio. Quando il servizio funziona così, tutto il resto del gioco di Matteo ne beneficia: il diritto può partire più spesso in spinta e la gestione dei punti diventa più semplice.
Anche la condizione atletica è sembrata buona. Movimenti fluidi, reattività negli spostamenti e nessun segnale di rigidità o affaticamento. Per un giocatore che negli ultimi anni ha dovuto convivere con stop frequenti, è forse questo l’aspetto più incoraggiante.
Il bilancio di un anno complicato, ma formativo
Tornando indietro di qualche ora, Matteo ha concesso un’intervista a SportWeek, dove racconta l’anno appena finito. Se si guardano solo i numeri, il 2025 di Berrettini potrebbe sembrare una stagione interlocutoria. Gli infortuni hanno continuato a presentare il conto, costringendolo più volte a fermarsi e a ripartire, interrompendo la continuità necessaria per costruire una classifica stabile. Eppure, dentro a quei mesi spezzettati, Matteo ha trovato momenti di grande tennis e, soprattutto, risposte importanti.
Le vittorie contro Novak Djokovic a Doha e Alexander Zverev a Montecarlo restano tra le immagini più forti dell’anno, così come il percorso fino ai quarti di finale a Miami, dove ha dimostrato di poter competere ancora con i migliori quando il fisico glielo consente. Il risultato che più di tutti ha segnato il suo 2025, però, è arrivato lontano dai riflettori individuali, con la maglia azzurra addosso. La Coppa Davis vinta a Bologna, la terza consecutiva per l’Italia, ha avuto per Berrettini un valore speciale, quasi simbolico, perché ha rappresentato la conferma di sentirsi ancora parte centrale di un gruppo e di un progetto.
È proprio mettendo insieme questi tasselli che Berrettini ha deciso di assegnarsi il massimo dei voti. Non per quello che ha vinto, ma per come ha affrontato ogni fase dell’anno. Il motivo è semplice: per la prima volta, il Matteo persona ha davvero avuto la precedenza sul Matteo tennista.
Quando l’uomo viene prima dell’atleta
Nel racconto di Berrettini emerge con forza un concetto che, nel tennis moderno, sta diventando sempre più centrale: la salute mentale non è un accessorio, ma una condizione necessaria per competere ad alto livello. Negli ultimi anni, Matteo ha vissuto momenti in cui l’ossessione per il risultato e il perfezionismo lo hanno portato a stare male, dentro e fuori dal campo. Il 2025, invece, è stato l’anno in cui ha iniziato a cambiare prospettiva.
Non significa rinunciare all’ambizione o accontentarsi, ma imparare a convivere con le difficoltà senza farsi schiacciare.
Il tennis resta centrale nella sua vita, ma non è più l’unico metro di giudizio. Il benessere personale, le relazioni, il tempo per se stesso sono diventati elementi fondamentali di un equilibrio che, paradossalmente, lo rende anche un giocatore più solido. La consapevolezza che non si può controllare tutto, che il corpo ha i suoi tempi e che forzare non porta lontano è una delle lezioni più importanti che il 2025 gli ha lasciato in eredità.
La scelta di cambiare approccio
Questo nuovo modo di vivere il tennis si riflette anche nelle scelte pratiche. Berrettini ha deciso di programmare con maggiore attenzione, evitando di sovraccaricare il calendario e scegliendo di arrivare agli appuntamenti chiave con più energie. È una strategia che guarda soprattutto all’Australian Open, il primo grande obiettivo del 2026, per il quale ha voluto prepararsi senza fretta.
La preparazione svolta a Dubai è stata pensata proprio in questa ottica: lavorare sulla condizione fisica, ritrovare continuità negli allenamenti e presentarsi in Australia con sensazioni positive, senza il logorio accumulato nelle settimane precedenti. Una scelta che lo scorso anno non aveva fatto, arrivando a Melbourne stanco e mentalmente svuotato. Stavolta, l’idea è diversa: meno tornei, più qualità.