Una serata di ordinaria amministrazione, ma anche di pensieri profondi, per Jannik Sinner all’Australian Open. L’azzurro ha liquidato il secondo turno superando nettamente James Duckworth in meno di due ore, lasciando per strada appena sette game e confermando un avvio di torneo solido e convincente.
Nel prossimo turno Sinner affronterà Eliot Spizzirri, numero 85 del ranking ATP, prodotto del tennis universitario statunitense dopo l’esperienza alla University of Texas. «Non lo conosco molto – ha spiegato l’altoatesino – ma l’ho visto giocare nelle ultime partite: è aggressivo, di talento. Vedremo cosa succede. Intanto sono molto contento della prestazione di oggi».
Condizioni, aggressività e servizio
Analizzando la partita, Sinner ha sottolineato come ogni match faccia storia a sé: «Le condizioni erano diverse, faceva più freddo e soprattutto c’era meno vento rispetto ai campi esterni. Questo ha reso il gioco un po’ più semplice, ma ho cercato comunque di rimanere aggressivo e di seguire il mio piano». Un piano che passa anche dal servizio, fondamentale su cui il numero uno italiano continua a lavorare: «Il tennis è un gioco di percentuali. Devi capire dove hai più possibilità di vincere il punto e, nei momenti importanti, scegliere quella soluzione. A volte serve anche il coraggio di variare, di rischiare un po’ di più».
Curiosa anche la riflessione sulla vita “dietro le quinte” dei tornei Slam. «All’inizio del circuito passavo tantissimo tempo nel sito del torneo, tra spogliatoi e ristorante. Ora è diverso: vengo, mi alleno e poi vado via. Qui a Melbourne gli spazi sono grandi e ben organizzati, non si percepisce troppo l’affollamento. È tutto abbastanza rilassato».
Inevitabile, poi, il confronto con i campioni che continuano a competere ad altissimo livello nonostante l’età. «A 24 anni faccio fatica a rispondere a certe domande – ha ammesso Sinner – ma mi sento fortunato perché faccio ciò che amo: giocare a tennis, viaggiare, vedere il mondo. Ci sono momenti felici e momenti più difficili, ma il tennis a volte ti dà una routine, qualcosa a cui aggrapparti, un motivo per svegliarti al mattino».
E guardando esempi come Novak Djokovic, Stan Wawrinka o Gael Monfils, l’ispirazione è evidente: «Quello che stanno facendo è incredibile, giocare a questo livello per così tanti anni».
Cahill, college e moda
Spazio anche a temi extra-campo. Sul rapporto con il coach Darren Cahill, Sinner ha sorriso: «Che siamo in Australia o da un’altra parte, parliamo sempre nello stesso modo. Qui magari conosce più persone, sa chi chiamare se serve qualcosa, ma per il resto non cambia nulla».
Quanto al dibattito sul tennis universitario americano, l’azzurro ha preferito la prudenza: «Non conosco bene quel mondo, ma il livello è chiaramente alto. I giocatori che arrivano dal college sono completi, forti fisicamente e senza paura».
Infine, una battuta sulla moda in campo e sugli outfit discussi di alcune star, come Naomi Osaka: «Ognuno è libero di esprimersi come vuole. Se una cosa ti fa stare bene, perché no? È talmente personale che l’opinione degli altri conta poco».