“Non so cosa accadrà domani e quello che avverrà tra sei o 12 mesi è difficile pensarlo. Ma è stato un grande viaggio”. Una frase che pesa quella pronunciata da Novak Djokovic durante la cerimonia di premiazione degli Australian Open, vinti da Carlos Alcaraz.
Parole che sanno di bilancio, di saluto. E che inevitabilmente aprono interrogativi sul futuro del campione serbo, capace negli ultimi anni di riscrivere la storia del tennis, ma ora sempre più vicino a un possibile passo indietro. Djokovic non ha parlato apertamente di ritiro, ma il tono, il contesto e soprattutto quella frase – “è stato un grande viaggio” – suonano come una sorta di commiato più che come una semplice riflessione a caldo.
A rendere il momento ancora più simbolico è stato il riferimento a Rafael Nadal, presente sugli spalti del Melbourne Park: “È strano vederti lì e non qui. È stato un onore dividere il campo con te ed è un onore vederti in tribuna”. Un passaggio che richiama la fine di un’epoca irripetibile del tennis mondiale, quella dei “Big Three”, ormai smantellata pezzo dopo pezzo.
Djokovic resta competitivo, ma l’usura fisica e mentale e il cambio generazionale sono realtà con cui anche i più grandi devono fare i conti. Il serbo non chiude la porta, ma non promette nemmeno continuità: “Non so cosa accadrà domani”, dice.
Non è ancora un annuncio ufficiale, ma il messaggio è chiaro: il futuro non è più una certezza.