Nel tennis, l’impugnatura rappresenta uno degli elementi più determinanti nell’esecuzione tecnica dei colpi. In particolare, le prese per il diritto, come la continental e la western, con tutte le loro varianti, hanno attraversato un’evoluzione storica che riflette l’adattamento del gioco a superfici, materiali e strategie sempre nuove. Ogni impugnatura ha portato con sé una specifica visione del tennis: più classica, più moderna, più verticale o più difensiva.
Le origini classiche della presa continental
La presa continental è considerata la più antica tra le impugnature da tennis. Utilizzata sin dai tempi del tennis su erba, si adattava perfettamente ai rimbalzi bassi e all’esigenza di colpire la palla in anticipo. Si trattava di una presa universale, che i giocatori usavano per ogni colpo: dritto, rovescio, volée e servizio. Era dunque una scelta pratica e rapida, che favoriva uno stile di gioco vario e tecnico, come quello tipico degli anni ‘30–‘60.
In termini tecnici, la continental prevede che la nocca dell’indice si posizioni sul bevel #2 (per un giocatore destrorso). Questa configurazione consente di mantenere la racchetta con il piatto corde quasi perpendicolare al terreno, ideale per slice, volée e servizi kick o piatti. È la presa tuttora raccomandata per i colpi sopra la testa e per le volée.
Nel periodo classico, campioni come Rod Laver, Ken Rosewall e, più tardi, John McEnroe utilizzavano la continental non solo per il servizio e la volée, ma anche per il dritto da fondo. Il gioco si svolgeva molto più vicino alla rete e le superfici, soprattutto l’erba, richiedevano una reazione rapida più che topspin.
La svolta: dall’eastern alla semi-western
A partire dagli anni ‘70, il tennis cominciò ad abbandonare gradualmente l’approccio frontale tipico della presa continental. L’introduzione delle superfici sintetiche e delle racchette in grafite, più leggere e potenti, favorì l’emergere di nuove prese. Tra queste, la presa eastern si affermò come prima grande alternativa. Con l’eastern, la mano si sposta leggermente in avanti sul manico (bevel #3), consentendo un colpo di dritto più naturale, con maggior penetrazione e possibilità di generare spin. Questa presa, considerata intermedia, ha dominato il tennis degli anni ‘80 e ‘90, usata da leggende come Pete Sampras e Stefan Edberg per il dritto.
Fu con la presa semi-western, e successivamente con la western pura, che il gioco cambiò definitivamente direzione. Queste prese consentono di colpire la palla con un’inclinazione del piatto corde più chiusa, favorendo la rotazione topspin. La semi-western (nocca sul bevel #4) permette un equilibrio efficace tra potenza, sicurezza e profondità, mentre la western (bevel #5) massimizza lo spin, rendendola ideale su terra battuta e superfici lente.
Continental e western a confronto: stile, tecnica e strategia
Il contrasto tra la continental e la western va ben oltre la meccanica del colpo: rappresenta due visioni opposte del tennis.
Con la continental, il giocatore tende a colpire la palla precocemente, spesso mentre sta ancora salendo dopo il rimbalzo. Il colpo risulta piatto o leggermente tagliato, con traiettorie tese e offensive. Questa presa favorisce il gioco d’attacco, il serve-and-volley e le discese a rete. Tuttavia, risulta limitante per colpire palle alte o generare topspin, specialmente con i materiali e le palline odierni.
La western, al contrario, richiede un punto d’impatto più alto e dietro la linea del corpo. I colpi risultano carichi di rotazione, profondi e arcuati, adattandosi perfettamente a un gioco da fondocampo prolungato. È la presa preferita da giocatori che dominano con il topspin, come Rafael Nadal, e permette di gestire meglio i rimbalzi alti. Tuttavia, penalizza sulle palle basse e può generare stress al polso e al gomito.
In termini strategici, la continental è sinonimo di versatilità e fluidità tra i colpi, ma richiede un timing perfetto e non è ideale per chi basa il gioco su ritmo e spinta continua. La western, invece, è potente, ma rigida: non si adatta bene a cambi repentini di ritmo o gioco a rete.
Evoluzione professionistica e casi emblematici Nel circuito professionistico, il passaggio dalla continental alle prese western ha segnato un’epoca. Fino agli anni ‘70, la continental era onnipresente, anche nei colpi da fondo. McEnroe è stato l’ultimo grande interprete del serve-and-volley classico con presa continental per diritto e volée. Il suo tennis, basato su sensibilità e geometrie, è oggi un’eccezione più che la regola.
Negli anni ‘90, Andre Agassi rappresentò il passaggio definitivo al gioco da fondocampo con impugnatura semi-western, dimostrando che si poteva dominare anche senza salire mai a rete. Da quel momento, le impugnature più moderne divennero lo standard, soprattutto nei circuiti giovanili.
La continental oggi: relegata a servizio, slice e volée
Nel tennis moderno, la presa continental è quasi scomparsa dai colpi da fondo. Rimane, tuttavia, indispensabile per altri colpi fondamentali. È ancora la presa base per il servizio, sia piatto che con rotazioni, e per i colpi slice. Inoltre, è la più usata per volée e smash, grazie al suo angolo neutro che permette un controllo immediato della testa della racchetta.
Per un giocatore completo, è fondamentale saper padroneggiare almeno due impugnature: una per i colpi da fondo (semi-western o western) e la continental per i colpi sopra la testa, di transizione e difensivi. I migliori professionisti cambiano presa con estrema velocità a seconda della situazione.
L’influenza sul tennis amatoriale e giovanile
Anche a livello amatoriale e junior, la scelta dell’impugnatura incide profondamente sullo sviluppo del giocatore. Molti maestri tendono a insegnare la semi-western sin dai primi approcci, poiché offre stabilità e consente di abituarsi al topspin. Tuttavia, ci sono vantaggi anche nell’introdurre la presa eastern come fase intermedia: essa insegna il controllo della traiettoria e una migliore gestione della palla piatta.
L’uso precoce della western, invece, può portare a forzature tecniche nei più giovani, che non hanno ancora la forza per sostenere l’accelerazione necessaria. È per questo che, in molte scuole tennis, si continua a insegnare la continental almeno per il servizio e la volée, anche se viene abbandonata quasi subito per il diritto.
Due filosofie, una scelta personale
La storia del tennis è anche la storia delle sue impugnature. Dalla universalità della continental alla specializzazione estrema della western, ogni presa ha rappresentato un passo evolutivo del gioco, influenzato da superfici, tecnologie e culture tattiche.
Non esiste una presa perfetta, ma solo quella più adatta a un determinato stile di gioco. La continental ha il fascino e la semplicità del passato, mentre la western incarna la potenza e la complessità del tennis moderno. Per un giocatore completo, saperle conoscere entrambe significa comprendere davvero le dinamiche del campo.