C’è un momento, nello sport, in cui un Paese smette di essere una sorpresa e diventa una certezza. È esattamente ciò che sta accadendo con l’Italia del tennis, protagonista assoluta di un’epoca irripetibile. Maschile, femminile, singolari, doppi, competizioni a squadre, strutture federali: ogni tassello racconta la stessa storia. Una storia che parla italiano.
La Coppa Davis come manifesto di forza
La recente cavalcata dell’Italia in Coppa Davis, conquistata per il terzo anno di fila nonostante le assenze pesantissime di Jannik Sinner e Lorenzo Musetti, ha certificato una verità già matura: la profondità del movimento azzurro è oggi la migliore al mondo.
Matteo Berrettini, tornato da un anno tormentato dagli infortuni, ha risposto con tre vittorie nette, senza perdere un set. Flavio Cobolli, alla prima convocazione, è cresciuto partita dopo partita fino a diventare decisivo nei momenti più caldi. Lorenzo Sonego, Andrea Vavassori e Simone Bolelli completano un gruppo solido, forte, unito. E ricordiamoci sempre che, oltre a Sinner e Musetti, abbiamo rinunciato al numero 26 del mondo, Luciano Darderi, per scelta tecnica. Insomma, Volandri sa di avere un tesoro: una nazionale capace di competere per il titolo anche senza le sue due stelle più luminose.
Il femminile non è da meno
Se gli uomini avanzano come un’onda inarrestabile, le azzurre non stanno a guardare. La seconda Billie Jean King Cup consecutiva è la conferma del lavoro tecnico e mentale portato avanti negli ultimi anni. Non sono gli anni di Flavia Pennetta, Francesca Schiavone e Roberta Vinci, ma Jasmine Paolini, oggi stabilmente top 10, è il simbolo di una generazione che unisce talento, disciplina e ambizione. Con lei Sara Errani, maestra in doppio, e la giovanissima Tyra Grant, potenziale futura stella mondiale.
Una filiera che funziona: il ruolo decisivo della FITP
Dietro questo boom non c’è improvvisazione. C’è un sistema che funziona: abbiamo uno dei Masters 1000 più seguiti, amati e prestigiosi del circuito. In Italia si giocano le Atp Finals, e Andrea Gaudenzi è il presidente dell’Atp, una delle voci più influenti nelle scelte del tennis mondiale. Abbiamo un vivaio ricchissimo, con nove giocatori in top-100, la cui età media è di 24,8 anni. Ci sono altri giovanissimi talenti come Federico Cinà e Jacopo Vasamì già in rampa di lancio.
È la dimostrazione che la programmazione, se fatta con metodo, può trasformare un Paese in una superpotenza. E di questo va dato atto al grande lavoro svolto dalla federazione e dal presidente Angelo Binaghi.
Da Fognini a Sinner: la rivoluzione culturale
Per anni l’Italia maschile ha avuto campioni isolati. Prima Fognini, poi Berrettini hanno aperto una strada. Jannik Sinner, però, ha fatto qualcosa di più: ha trasformato l’Italia in un modello, in un riferimento. Ha ispirato, ha alzato l’asticella, ha mostrato che anche un italiano può diventare numero 1, può vincere Slam, può dominare il tennis mondiale come sta facendo lui da due anni insieme a Carlos Alcaraz. Attorno a lui si è formata una generazione che non vuole più limitarsi a partecipare, ma a comandare.
Un impero destinato a durare?
È la domanda che tutti si fanno. Ma la risposta, oggi, è rassicurante: sì. Perché non si tratta più di talenti isolati, ma di una struttura solida, ampia, moderna. E anche se il futuro non può essere prevedibile, una cosa è certa: al momento, il tennis mondiale parla italiano. E non ha alcuna intenzione di cambiare lingua.