26 Dicembre 2025

Stefano Minnucci

Chi è Jacopo Vasamì, 18 anni e lo sguardo fisso sul futuro: tra Challenger, patente e grandi sogni

Jacopo Vasamì è uno dei nomi più interessanti del tennis azzurro che cresce, un mancino moderno e potente. Diciotto anni appena compiuti, un titolo storico riportato in Italia (il trofeo Bonfiglio) e una maturità che va oltre l’età.

Lo seguiamo da tempo con attenzione, quest’estate lo abbiamo visto allenarsi al Paloma di Terracina, circolo gestito nei mesi estivi dal suo coach, Fabrizio Zeppieri. E il suo talento cristallino è evidente.

Approfittiamo della sua intervista rilasciata oggi alla Gazzetta dello sport per farne un breve ritratto qui su Tennis Open.

Vasamì ha riportato in Italia il Trofeo Bonfiglio dopo 13 anni, impresa riuscita l’ultima volta a Gianluigi Quinzi. Un successo che non è solo simbolico, ma che certifica il suo status di prospetto di primissimo piano. Dopo i quarti al Roland Garros junior, Jacopo ha deciso che era arrivato il momento di misurarsi con il tennis dei “grandi”, iniziando la scalata nel circuito professionistico.

I primi segnali sono stati incoraggianti: quarti di finale al Challenger 100 di Monza e semifinale al Challenger 75 di Milano, risultati tutt’altro che scontati per un classe 2007 alla seconda esperienza in categoria. Un inizio che conferma come il percorso intrapreso sia quello giusto, anche se la strada è ancora lunga.

Dalla formazione romana alla Rafa Nadal Academy

Facendo un passo indietro, muove i primi passi nel tennis al Tennis Club Parioli e successivamente al Tennis Club Nomentano, seguito da Zeppieri, figura centrale nel suo percorso di crescita tecnica e personale.

A soli 12 anni arriva una svolta decisiva: Jacopo conquista una borsa di studio alla Rafa Nadal Academy di Maiorca. Per due anni vive e studia lontano da casa, affrontando un’esperienza formativa totale che va ben oltre il campo da gioco. In Spagna sviluppa autonomia, disciplina e una mentalità professionale, elementi che diventeranno tratti distintivi del suo modo di stare nel tennis.

È tornato poi al Circolo del Nomentano, a Roma, per lavorare con il coach Zeppieri che lo segue fin da quando era praticamente un bambino. Una scelta di continuità e fiducia, che racconta molto del suo carattere: niente strappi, niente fughe in avanti, ma un lavoro quotidiano fatto di autocritica e attenzione ai dettagli.

Il mancino che cresce tra Challenger e ambizioni Slam

Usa il braccio sinistro per colpire di dritto ed essere mancini, nel tennis di oggi, è un valore aggiunto. Vasamì lo sa bene visto che a Wimbledon ha fatto da sparring a Jannik Sinner prima del match con Shelton, e a dicembre si è allenato a Dubai con Matteo Berrettini. Occasioni che non capitano per caso.

Il 2026 sarà l’anno della passo in avanti. Cemento a inizio stagione, poi una lunga primavera di Challenger su terra, soprattutto in Italia: Napoli, Monza, Modena, Roma, Sassuolo, Perugia. Un calendario intenso, ma favorevole.

Al centro di tutto comunque c’è la famiglia. La madre Concetta è una presenza fondamentale, non solo affettiva ma anche organizzativa: viaggi, contratti, aspetti economici. “Io devo pensare solo al campo”, dice Jacopo con lucidità alla Gazzetta. I fratelli, poco distanti d’età, spiega, vivono una vita normale, lo seguono senza che la sua carriera condizioni la loro.

Fuori dal campo Vasamì resta un ragazzo semplice. La sua fidanzata Jana vive in Spagna ed è la sorella di Paula Badosa. I due si sono conosciuti a Roma, agli Internazionali, in modo del tutto casuale. Una relazione a distanza, con qualche parentesi romana, come una visita all’Olimpico per il derby: “Io tifo Roma”.

Gli obiettivi, racconta nell’intervista alla Gazzetta sono ambiziosi ma realistici: entrare negli Slam il prima possibile, salire intorno alla top 230-240 e, un giorno, puntare alla Coppa Davis. Senza fretta, senza scadenze forzate. “Ora sono circa 650 del mondo: devo giocare tanti Challenger, tante partite”. Nel mirino c’è anche la qualificazione alle Next Gen, traguardo che segnerebbe un ulteriore salto di qualità.

Insomma, a 18 anni Vasamì sembra già sapere chi è e dove vuole andare. E il bello, per lui e per il tennis italiano, è che il viaggio è appena cominciato.