6 Giugno 2026

Stefano Cagelli

Zverev e il sogno del primo Slam: ecco gli errori del passato che non commetterò più

Alexander Zverev è tornato dove desiderava essere. Con una convincente vittoria in semifinale contro Jakub Mensik, il tedesco ha conquistato la sua seconda finale al Roland Garros e la quarta finale Slam della carriera, confermandosi tra i protagonisti assoluti del circuito.

A 29 anni, il numero uno tedesco si trova di fronte a un’altra occasione per conquistare quel titolo Major che ancora manca nel suo palmarès. E questa volta, rispetto alle precedenti esperienze, Zverev sembra arrivare all’appuntamento decisivo con maggiore consapevolezza e maturità.

“La partita più difficile del torneo”

Dopo il successo contro Mensik, Zverev ha ammesso di aver affrontato quello che considera il test più complicato della sua campagna parigina.

“Credo che oggi sia stata sicuramente la partita più difficile del torneo. Jakub stava giocando un tennis fantastico e il modo in cui aveva battuto gli altri avversari era stato impressionante. Anche quando ho perso il terzo set, ho avuto la sensazione di gestire bene la situazione, sono rientrato nel match e ho continuato a giocare un buon tennis”. Il tedesco ha evidenziato la propria capacità di restare lucido nei momenti delicati, un aspetto che potrebbe fare la differenza anche nell’atto conclusivo.

Finale contro l’amico Cobolli

In finale Zverev affronterà Flavio Cobolli, protagonista di una straordinaria cavalcata sulla terra rossa parigina. Un avversario che il tedesco conosce e apprezza molto anche fuori dal campo. “Flavio è un grande giocatore e una splendida persona. Mi piace molto anche suo padre, sono persone davvero speciali. Sono felice che sia arrivato fino a questo punto e non vedo l’ora di affrontarlo”.

Zverev ha poi sottolineato come una finale Slam rappresenti il massimo livello possibile nel tennis professionistico. “Quando giochi una finale di Grand Slam significa che sei arrivato all’ultimo gradino. È qualcosa di bello da condividere. Entrambi vogliamo vincere, ma resta il fatto che Flavio è una persona eccezionale e molto divertente quando lo conosci bene”.

La seconda di servizio, da punto debole ad arma

Uno degli aspetti che più colpiscono nell’evoluzione del gioco di Zverev riguarda la seconda di servizio, storicamente il colpo che gli ha creato maggiori difficoltà. “Probabilmente è il colpo che ho allenato più di tutti nella mia carriera. In passato ho avuto problemi evidenti, ma oggi non ci penso più troppo. Entro in campo, decido cosa fare e lo faccio. Spero che continui a funzionare così”. Parole che raccontano bene il percorso di crescita del tedesco, capace di trasformare una fragilità tecnica in una soluzione affidabile nei momenti decisivi.

Nel terzo set della semifinale, Mensik aveva dato l’impressione di poter riaprire la partita. Zverev, però, non ha mai perso fiducia. “Lui ha iniziato a giocare molto meglio, ma sentivo comunque di avere il controllo della situazione. Sapevo che, continuando a creare opportunità, sarebbe bastato sfruttarne una o due per tornare avanti. Un match al meglio dei cinque set è lungo: perdere un turno di servizio può succedere, l’importante era restare concentrato”.

Molti osservatori hanno sottolineato come Cobolli possa arrivare più fresco alla finale dopo aver trascorso meno tempo in campo. Zverev, però, non vede particolari vantaggi. “Mi sento molto bene fisicamente. Onestamente potrei tornare in campo anche adesso. Non credo che questa situazione farà una grande differenza domenica”. Il tedesco ha inoltre espresso vicinanza a Matteo Arnaldi, costretto a lasciare il torneo in condizioni fisiche precarie: “L’ho visto negli spogliatoi e non stava affatto bene. Sono cose che purtroppo succedono, nessuno le desidera, ma fanno parte dello sport”.

La lezione delle finali perse

Il tema inevitabile riguarda le tre finali Slam già disputate e perse. In particolare, resta ancora viva la ferita degli US Open 2020, quando Zverev sciupò un vantaggio di due set contro Dominic Thiem.

Oggi, però, il tedesco vede una differenza sostanziale. “Nel 2020 avevo enormi problemi con il servizio, soprattutto con la seconda. Sentivo che il mio gioco poteva crollare da un momento all’altro. Adesso non è più così e questa è la differenza principale”. Un riferimento chiaro a una delle debolezze che in passato hanno pesato nei momenti più importanti della sua carriera.

Nonostante le delusioni accumulate negli Slam, Zverev non ha mai smesso di credere nella possibilità di tornare a giocarsi i titoli più prestigiosi. “L’ultima finale l’ho disputata appena l’anno scorso, quindi non è passato molto tempo. Per gran parte della mia carriera sono stato numero 2 o numero 3 del mondo e ho sempre sentito di poter tornare a questi livelli. Anche quando non stavo giocando il mio miglior tennis, ero convinto che avrei ritrovato la strada”.

Ora quella strada lo conduce ancora una volta all’ultimo atto di un Major. Con maggiore esperienza, più certezze e la convinzione che gli errori del passato appartengano definitivamente alla storia. Domenica, per Alexander Zverev, potrebbe essere arrivato finalmente il momento della consacrazione.