Sotto di due set contro Francisco Comesana, Flavio Cobolli trova la forza per ribaltare il suo esordio allo US Open. Più del risultato, però, restano le parole del romano: la tensione, il frastuono dell’Armstrong e quel game nel terzo set che ha cambiato tutto.
La vittoria di Flavio Cobolli contro Francisco Comesana, all’esordio allo US Open, vale molto di più del semplice passaggio al secondo turno dello Slam newyorchese. Il punteggio (3-6 2-6 6-3 6-4 6-4 dopo quattro ore e 13 minuti) racconta già parecchio: per la prima volta in carriera Cobolli ha recuperato due set di svantaggio in un match Slam. Ma per comprendere davvero quello che è successo sul Louis Armstrong Stadium bisogna andare oltre i numeri e ascoltare il diretto interessato. Perché la rimonta del romano è stata prima di tutto mentale.
“Iniziare il torneo non è mai facile, c’è tanta pressione”, ha ammesso Cobolli dopo la partita, riconoscendo anche i meriti di un Comesana capace di metterlo immediatamente in difficoltà. L’argentino, secondo Flavio, è un avversario “straordinario”, dotato di grande sensibilità e particolarmente efficace sia al servizio sia in risposta. Ma nei primi due set l’avversario più complicato da gestire sembra essere stato proprio Cobolli.
La tensione si manifesta immediatamente. Nel secondo game l’azzurro cede il servizio nonostante fosse stato avanti 40-0 e il dritto, normalmente una delle armi con cui detta il ritmo, produce troppi errori. Alla fine del primo set i gratuiti sono già 14. Comesana comprende il momento e insiste, variando traiettorie e ritmo, fino a portarsi avanti di due set. Cobolli non ha cercato alibi nel dopopartita. Anzi, ha descritto con grande chiarezza quello che gli stava succedendo: “Volevo scrollarmi di dosso la tensione”, ha spiegato, ma dopo quei primi game persi “mi è crollato un po’ tutto addosso”.
A complicare ulteriormente le cose c’era un Louis Armstrong Stadium molto diverso dall’ambiente a cui i giocatori sono abituati durante gran parte della stagione. Cobolli ha insistito parecchio sul tema. Aveva già giocato su quel campo l’anno precedente contro Lorenzo Musetti, ma non ricordava un livello di rumore simile. Non una critica al pubblico americano, quanto la constatazione di una cultura sportiva differente: “Essendo abituati al silenzio, qui ti trovi a giocare con un chiasso enorme”. Una situazione che, ha raccontato, finiva per condizionare persino la sua percezione della palla.
Poi, nel terzo set, arriva il momento che Cobolli stesso identifica come la svolta della partita. Sull’1-1 si ritrova nuovamente sotto pressione al servizio e cancella due palle break. È soltanto un game all’interno di una partita durata oltre quattro ore, eppure nella ricostruzione del romano assume un peso enorme. “Non avevo nulla da perdere, ho dato tutto”, ha raccontato. Fino a quel momento si sentiva più “frastornato” che nervoso, ancora scosso dai primi due set e con troppi pensieri per la testa. Quel game gli permette invece di ritrovarsi. “Non so se, senza quel momento, sarei poi riuscito a vincere”, ha ammesso.
Da lì cambia la partita e, soprattutto, cambia Cobolli. Il romano comincia a trasformare la sofferenza in energia agonistica. Vince il terzo set 6-3, nel quarto parte rapidamente fino al 4-0 e, nonostante il tentativo di rientro di Comesana, porta la partita al quinto. Nemmeno allora, però, il lavoro è finito: l’argentino sale 2-0 e successivamente conduce 4-3. Cobolli risponde vincendo gli ultimi tre game consecutivi.
È probabilmente questo l’aspetto più significativo della sua vittoria. Non tanto aver trovato improvvisamente il tennis perfetto, quanto essere riuscito a vincere una partita cominciata con sensazioni tutt’altro che perfette. “Sono contento della prestazione, penso di aver fatto una grande partita. Una grande reazione”, ha sintetizzato Cobolli. Parole semplici, ma forse più importanti dello stesso risultato.
Perché il numero 6 del mondo arriva a New York con aspettative inevitabilmente diverse rispetto al passato. Il ranking, i risultati e la crescente popolarità lo hanno portato in una nuova dimensione. Anche la presenza nella sala principale delle conferenze stampa di Flushing Meadows racconta uno status ormai differente. E Cobolli non sembra voler scappare da questa nuova condizione. “Sento la pressione, ma è qualcosa che voglio usare come un’amica”, ha detto parlando dei grandi palcoscenici e dell’atmosfera dello US Open.
Forse è proprio questa la frase che meglio riassume il suo primo turno. Contro Comesana quella pressione, inizialmente, amica non lo è stata affatto. Lo ha irrigidito, confuso, quasi trascinato fuori dal torneo. Poi Cobolli ha trovato il modo di conviverci, trasformandola nella benzina della rimonta. Il secondo turno è il premio immediato. La sensazione, però, è che quelle quattro ore e tredici minuti sull’Armstrong possano lasciargli qualcosa di più importante: la consapevolezza di poter vincere anche quando, per due set, non riesce quasi a riconoscersi.
No quit ❤️🔥
Flavio Cobolli comes back from two sets down for the first time in his career to pull off a five-set stunner! pic.twitter.com/vW6UXhks8B
— US Open Tennis (@usopen) September 1, 2026