Naomi Osaka lascia lo US Open a un passo dalla finale, ma con la consapevolezza di aver ritrovato il suo tennis e, soprattutto, se stessa. La giapponese si è fermata in una semifinale intensissima contro Amanda Anisimova (7-6(4), 6-7(3), 3-6), mostrando per lunghi tratti quella solidità e quella brillantezza che l’avevano resa una delle giocatrici più temibili del circuito.
Pur sconfitta, Osaka ha ritrovato sorrisi, fiducia e motivazioni. Un bilancio che, a suo dire, supera le aspettative della vigilia e la rilancia verso i prossimi obiettivi stagionali.
Una sconfitta che vale come una vittoria
“Onestamente, non sono triste, perché sento di aver fatto tutto quello che potevo. Questo mi ispira: mi spinge ad allenarmi di più e a cercare di migliorare, per tornare a dare il meglio di me”, ha dichiarato in conferenza stampa.
Il percorso a New York la riporta tra le protagoniste del tennis mondiale: Osaka chiude il torneo da numero 14 WTA, ma soprattutto con la sensazione di essere di nuovo competitiva contro chiunque.
Le difficoltà contro Anisimova
Di fronte ha trovato un’Anisimova imprendibile, capace di alternare colpi senza schemi né logica apparente: “Non c’è un vero pattern nel suo gioco, sembra che colpisca e basta… e la palla entra. È una giocatrice diversa da me, molto aggressiva. Con lei non puoi permetterti di rallentare, perché ti punisce subito”.
Il rimpianto più grande resta l’occasione sprecata sul 4-4 del secondo set, ma Osaka ha preferito guardare avanti: “Solo vivendo e imparando si cresce. Lei ha un po’ più di esperienza in queste fasi di un Major, io non giocavo una semifinale Slam da tempo”.
Una tournée che restituisce fiducia
L’estate sul cemento nordamericano ha rappresentato una svolta: semifinale allo US Open, ottimi segnali a Montreal e una classifica che torna a sorridere. “Non entro mai in un torneo pensando di perdere al primo turno. Questo cammino a New York è stato uno slancio enorme per la mia fiducia. Il prossimo obiettivo è chiudere bene la stagione in Asia e arrivare in forma agli Australian Open, dove di solito mi trovo molto bene”.
Il lavoro con Wiktorowski e la rinascita dopo il 2024
Osaka attribuisce parte del suo ritorno anche alla collaborazione con Tomasz Wiktorowski, iniziata da pochi mesi: “È il mio secondo torneo con lui, ma già sento progressi. Ho superato le aspettative e credo di aver costruito una base solida per crescere ancora”.
Fondamentale è stato anche il superamento delle difficoltà mentali che l’avevano frenata nel 2024: “La cosa più dura è stata accettare i momenti negativi. Perfino scendere in campo a un Challenger all’inizio dell’anno è stato difficile da digerire. Ma amo questo sport, amo giocare sull’Arthur Ashe, ed ero disposta a fare qualsiasi sacrificio per tornare lì”.
Il messaggio da New York
Naomi Osaka esce dallo US Open senza il biglietto per la finale, ma con un patrimonio ben più prezioso: la convinzione di poter essere ancora protagonista ai massimi livelli. Un ritorno che non si misura solo nei numeri, ma soprattutto nella ritrovata gioia di competere.