Bologna – Uno dei protagonisti che nel pomeriggio attende l’Italia nelle semifinali della Davis Cup Finals 2025 si chiama Zizou Bergs, ha 26 anni, viene da Lommel, e nel giro di una stagione è passato da promessa con buone intenzioni a colonna portante del Belgio. Oggi, sul campo della Bologna Fiere Arena, toccherà a lui misurarsi con Flavio Cobolli, in un singolare che potrebbe irivelarsi in modo decisivo l’intera sfida tra Italia e Belgio.
Un nome che pesa, un sorriso che conquista
Il nome, prima ancora del gioco, è ciò che rende Bergs immediatamente riconoscibile. “Zizou” non è un vezzeggiativo qualunque: è un omaggio diretto a Zinedine Zidane. Il padre di Bergs, calciatore amatoriale, veniva infatti soprannominato “Zidane” dagli amici. Da qui la scelta – audace e affettuosa – di chiamare il figlio proprio Zizou. Una curiosità che lo ha reso popolare tra i tifosi belgi e francesi, e che in carriera gli ha regalato una simpatia spontanea anche nei tornei internazionali.
La crescita del 2025: maturità, risultati e consapevolezza
Quello di Bergs è stato a tutti gli effetti un 2025 da consacrazione. Il belga ha raggiunto due finali ATP (Auckland e ’s-Hertogenbosch), ha firmato la sua prima vittoria contro un top-10, ha toccato il suo miglior ranking in carriera entrando fino alla top-40, e soprattutto ha trovato continuità su più superfici.
Il cemento indoor è uno dei suoi habitat preferiti, dove può esaltare il servizio – spesso oltre il 70% di punti vinti con la prima – e il diritto carico e penetrante. Ma la vera differenza, dicono gli addetti ai lavori, l’ha fatta la tenuta mentale, decisamente più solida rispetto agli anni in cui alternava lampi a lunghe pause.
Non sono mancati episodi particolari, come il piccolo caso durante Belgio-Cile, quando un contatto involontario con Cristian Garin in un cambio campo generò polemiche, salvo poi risolversi in una semplice penalità. Anche questo episodio racconta un giocatore passionale, talvolta impulsivo, ma sempre corretto e molto amato dai compagni.
L’uomo oltre il tennista
Bergs è una figura particolare anche fuori dal campo. Da adolescente visitò il Burundi con la scuola: quell’esperienza lo segnò così profondamente da spingerlo, negli anni, a spedire regolarmente abbigliamento sportivo, racchette e materiale da tennis ai bambini del posto. Oggi porta avanti progetti di beneficenza con discrezione, paralleli alla sua laurea in management e al percorso professionale. Un atleta moderno, empatico, con una sensibilità rara.
Il presente: Bergs trascina il Belgio in semifinale
Il Belgio è arrivato a Bologna con ambizioni moderate ma con una certezza, proprio Bergs. Le sue vittorie nei giorni scorsi – decisiva l’ultima nel quarto di finale contro Arthur Rinderknech – hanno spinto la squadra fino a una semifinale che mancava da anni. Contro l’Italia, però, il livello sale. Molto. Gli azzurri, pur privi di Jannik Sinner e Lorenzo Musetti, hanno superato l’Austria nei quarti con autorità grazie ai successi di Berrettini e Cobolli, e hanno l’obiettivo chiaro di conquistare il terzo titolo consecutivo.
La sfida di oggi: Cobolli-Bergs, un match che vale più di un punto
È proprio dal secondo singolare che vedrà opposti Cobolli e Bergs che potrebbe passare una fetta importante della finale. Cobolli arriva dall’ottima vittoria su Misolic e ha il sostegno di un pubblico caldissimo. La sua crescita è stata evidente negli ultimi mesi, il 2025 è stato il suo miglior anno da quando è professionista: gioca sciolto, fisicamente è in condizione e ha imparato a gestire meglio i momenti di pressione. Bergs, dall’altra parte, porta con sé esperienza internazionale, il servizio potente e la posizione di leader del suo team. Sa che, per il Belgio, il suo punto è quasi obbligatorio.
Alcune delle chiavi tattiche potrebbero passare dalla resa alla risposta di Cobolli, chiamato a non subire completamente la prima del belga e dalla gestione dei momenti caldi da parte di Bergs, che spesso è incappato in cali proprio nei game più delicati.
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