Alcaraz Parigi

22 Dicembre 2025

Stefano Maffei

Chi sarà il nuovo super-coach di Alcaraz? Ecco i cinque nomi che circolano

La notizia della separazione tra Carlos Alcaraz e il suo storico allenatore Juan Carlos Ferrero ha scosso profondamente il mondo del tennis. Dopo sette anni di collaborazione straordinariamente proficua, culminata con 24 titoli in singolare e sei vittorie nei tornei del grande slam, il numero uno del mondo si trova ora davanti a una delle decisioni più delicate della sua carriera: chi guiderà il suo team nella prossima stagione?

La rottura, annunciata a metà dicembre, è arrivata come un fulmine a ciel sereno. I due avevano costruito insieme la carriera di Carlitos: Ferrero lo ha preso sotto la sua ala quando era ancora un talento emergente, aiutandolo a diventare uno dei pochi fenomeni capaci di dominare su tutte le superfici. Tuttavia, come spesso accade nello sport di alto livello, il rapporto professionale si è esaurito nel momento in cui entrambi hanno sentito l’esigenza di guardare avanti, verso nuove sfide.

Dietro la separazione, secondo alcune fonti spagnole, ci sarebbero state anche difficoltà nei negoziati contrattuali e differenti visioni sul futuro, più che questioni legate esclusivamente al campo di gioco.

Samu López a tempo determinato e l’eredità di Ferrero

Subito dopo l’addio a Ferrero, è stato confermato che Samuel López, già nel team di Alcaraz come secondo allenatore, rimarrà con lui per la stagione 2026. López conosce molto bene il campione murciano: ha lavorato con lui anche in altre occasioni, come durante l’assenza di Ferrero per motivi di salute.

Secondo le prime informazioni emerse, la scelta di puntare su López è stata quasi immediata, con l’idea di mantenere una certa continuità nello staff e non rivoluzionare completamente la struttura che ha accompagnato Alcaraz ai massimi livelli. In conferenza e sui social, lo stesso López ha parlato della preparazione alla nuova stagione con entusiasmo, ambizione e unità, sottolineando l’importanza di restare uniti di fronte a un periodo di cambiamento.

Tuttavia, la nomina di López come allenatore principale non sembra chiudere definitivamente il dibattito. Il tennis moderno spesso vede il ruolo del coach evolversi: non solo un tecnico sul campo, ma un mentore, un analista e una guida psicologica. Alcaraz e il suo entourage sono ben consapevoli di questo e, nonostante la fiducia riposta in López, diversi nomi continuano a circolare come potenziali rinforzi per il suo team.

I nomi che circolano, oltre a López

La lista dei possibili allenatori che potrebbero affiancare o addirittura sostituire López è già al centro dei dibattiti tra addetti ai lavori e appassionati di tennis. Tra questi emergono alcuni profili con esperienza e capacità tecniche di primo piano, ognuno con i propri punti di forza.

Tra i suggerimenti più recenti spicca il commento di Brad Gilbert, ex numero 4 del mondo e coach di stelle come Andre Agassi, Andy Roddick e Coco Gauff. Gilbert ha indicato due nomi che gli vengono subito in mente guardando al futuro del team di Carlitos: David Ferrer e Carlos Moyà.

La candidatura forte

Ferrer, ex top3 del ranking ATP e attuale capitano della squadra spagnola di Coppa Davis, è visto come un profilo adatto per il suo temperamento, la sua conoscenza del tennis spagnolo e la capacità di affiancare talenti già affermati.

Il suo metodo e il suo temperamento si adattano perfettamente a quelli di Carlos, discostandosi nettamente dall’immagine dell’allenatore autoritario e rigido: Ferrer è noto per essere un tecnico capace di ascoltare, comprendere e costruire un rapporto umano solido con i propri atleti, non a caso è stato uno dei pochi a chiudere la collaborazione con Alexander Zverev senza strappi o polemiche. Restano però alcune incognite da valutare: la reale disponibilità di David a viaggiare con maggiore continuità nel circuito, anche se molti tornei potrebbero essere suddivisi con Samu López, e soprattutto il suo attuale legame contrattuale con la Federazione Spagnola, che lo vincola fino al 2027. Detto questo, il bagaglio di conoscenze che potrebbe trasmettere è enorme, così come il rapporto di grande stima e amicizia che lo lega a Carlos e a tutto il suo entourage.

Il sogno proibito

Moyà, invece, porta con sé una reputazione consolidata grazie alla sua esperienza come coach di Rafael Nadal, con il quale ha vissuto grandi successi.

Un’eventuale collaborazione tra due numeri uno assoluti accenderebbe immediatamente l’entusiasmo del pubblico. Moyá, dal punto di vista tattico, non ha nulla da invidiare a Ferrero: ha dimostrato di saper costruire piani partita estremamente efficaci contro i migliori giocatori del mondo e conosce molto bene anche lo stile di vita e le esigenze di Carlos. È stato lui stesso, nel corso degli anni, a trasmettere un messaggio chiaro: l’equilibrio in campo nasce dal benessere e dal piacere vissuti fuori dal rettangolo di gioco, una filosofia che con Nadal ha funzionato alla perfezione. Il suo legame con l’Academy di Rafa e le voci che in passato lo hanno accostato a Jannik Sinner potrebbero rappresentare qualche ostacolo, ma la prospettiva di lavorare con un talento come Carlitos potrebbe rendere questi aspetti tutt’altro che insormontabili.

Un panorama di candidati più ampio

Oltre ai nomi suggeriti da Gilbert, altri profili sono stati proposti da addetti ai lavori, portando avanti un ventaglio di possibilità che va oltre i primi che potrebbero venire in mente. Vediamoli in prospettiva.

L’ipotesi Ivanisevic

Tra i profili di grande esperienza internazionale spicca Goran Ivanisevic. La disponibilità dimostrata dal tecnico croato nel buttarsi in progetti molto diversi tra loro e ad alto livello di rischio, come quelli con Stefanos Tsitsipas ed Elena Rybakina, lascia intuire quanto potrebbe essere forte la sua motivazione nel lavorare con Carlos.

Tra gli allenatori attualmente liberi, nessuno può vantare un palmarès paragonabile al suo: ha contribuito in maniera decisiva a far compiere un salto di qualità alle carriere di Marin Čilić e Novak Djokovic. Sarebbe senza dubbio il profilo ideale per spingere ancora più in alto l’efficacia del servizio di Alcaraz. Tuttavia, il suo metodo di lavoro, spesso improntato a una gestione molto rigorosa e autoritaria, ricorda per certi versi quello adottato da Ferrero. Il rischio è che Carlos possa avvertire una sensazione di eccessiva rigidità, con una conseguente limitazione della sua libertà espressiva. Per questo motivo, nonostante i numerosi aspetti positivi, l’ipotesi Goran resta leggermente in secondo piano e non scalda del tutto l’ambiente.

Il nome d’impatto: Murray

Un altro nome su cui si è speculato è Andy Murray, attivo come coach e mentore dopo la breve esperienza al fianco di Djokovic. Lo scozzese è sempre stato una sorta di predilezione personale per la famiglia Alcaraz, che già circa un anno fa aveva sondato in modo informale la sua disponibilità.

Tuttavia, l’esperienza vissuta al fianco di Djokovic ha contribuito ad allontanare l’idea di intraprendere un nuovo impegno continuativo come allenatore. Il campione britannico non ha mai nascosto la sua grande ammirazione per il tennis di Carlos, sottolineandone spesso le qualità e dispensando consigli preziosi ogni volta che i due si sono incrociati nel circuito, dove arrivarono anche a sfidarsi direttamente nel 2021. A tutto questo si aggiunge un ulteriore ostacolo non secondario: la possibilità di spostarsi con regolarità e stabilirsi a Murcia in determinati periodi dell’anno. Per quanto affascinante possa apparire questa ipotetica collaborazione, la distanza geografica finisce per raffreddare una prospettiva che, sulla carta, avrebbe potuto trasformarsi in un’unione di grande valore.

La scommessa Almagro

Nicolás Almagro, ex top10 spagnolo con una forte personalità, appare invece come una scelta più rischiosa, ma altrettanto intrigante. Se uno dei nodi che l’entourage di Alcaraz deve sciogliere riguarda la difficoltà di trovare un allenatore di alto profilo disposto a stabilirsi a Murcia, con Nico questo problema semplicemente non esisterebbe. Il suo carattere si sposa perfettamente con quello di Carlos, ha vissuto il tennis ai massimi livelli, conosce già a fondo l’intero team e possiede il coraggio necessario per esprimere apertamente dubbi e perplessità, senza filtri. Il rovescio della medaglia è evidente: si tratterebbe comunque di una scommessa, dal momento che non può vantare una vera esperienza consolidata come allenatore d’élite. Una scelta rischiosa, senza dubbio, ma che potrebbe esaltare ulteriormente il talento di Alcaraz.