Il 2025 è stato, per molti versi, l’anno di Aryna Sabalenka. La numero uno del mondo ha raggiunto tre finali Slam su quattro, conquistando il suo quarto titolo Major agli US Open e consolidando il proprio status di campionessa generazionale. A 27 anni, la bielorussa ha completato una trasformazione tecnica e mentale notevole: da potente colpitrice monocorde a giocatrice sempre più completa, solida e consapevole. Per il secondo anno consecutivo, Sabalenka è unanimemente considerata la miglior tennista del pianeta.
Il breve periodo di pausa tra una stagione e l’altra dovrebbe servire a celebrare imprese come queste. E invece, nel dicembre tennistico, l’attenzione si è spostata bruscamente su un evento che ha sollevato polemiche e perplessità: l’esibizione di Dubai contro Nick Kyrgios, presentata come la nuova “Battaglia dei Sessi”.
L’incontro, tenutosi alla Coca-Cola Arena e vinto dall’australiano con un doppio 6-3, è stato promosso per settimane come uno spettacolo leggero e provocatorio. Ma, al netto del marketing, si è trasformato in uno degli eventi più controversi e discutibili degli ultimi anni.
Perché a Kyrgios è convenuto (e a Sabalenka no)
Dal punto di vista di Kyrgios, la scelta è stata comprensibile. L’australiano, tormentato dagli infortuni, ha giocato pochissime partite ufficiali nelle ultime stagioni e il suo futuro agonistico resta un’incognita. A 30 anni, l’esibizione rappresenta un’occasione economica e mediatica, probabilmente più sicura di un rientro stabile nel circuito.
Molto diversa, invece, la posizione di Sabalenka. Nel pieno della carriera e al vertice della WTA, la sua partecipazione appare sorprendente e, per molti, deludente. Lei e il suo entourage hanno difeso l’evento definendolo un semplice intrattenimento, capace di attirare nuovo pubblico e dare visibilità al tennis.
Il problema è come questa visibilità viene cercata.
Un messaggio sbagliato per il tennis femminile
La sfida è stata promossa facendo leva sulle difficoltà storiche dello sport femminile. Sabalenka ha parlato di un’occasione per “portare il tennis femminile a un livello superiore”, citando anche il celebre match del 1973 vinto da Billie Jean King contro Bobby Riggs, momento chiave nella battaglia per il riconoscimento delle atlete.
Ma il paragone regge poco. Al di là del risultato, non c’è nulla di sportivamente significativo da imparare da una sfida tra una top player WTA e un giocatore ATP di alto livello. Il pubblico non ha mai davvero creduto a una competizione alla pari, e il rischio è quello di alimentare vecchi e stanchi dibattiti su premi, formato dei match e presunte inferiorità tecniche.
Il tennis femminile non aveva e non ha bisogno di questo. È già uno sport straordinario, popolato da alcune delle migliori atlete mai viste, capace di offrire qualità, intensità e personalità uniche.
Polemiche extra-campo e attenzione mediatica
Il clima attorno all’evento si è ulteriormente deteriorato dopo un’intervista di Sabalenka e Kyrgios a Piers Morgan, in cui si è parlato anche di atlete transgender. Le dichiarazioni della numero uno del mondo hanno fatto il giro del pianeta, nonostante non ci siano attualmente donne transgender nel circuito WTA.
Un tema complesso, certo, ma che stride se affrontato alla vigilia di un’esibizione che Sabalenka sostiene essere “utile” allo sport, e al fianco di un personaggio come Kyrgios, più volte al centro di polemiche per comportamenti e dichiarazioni sessiste.
Visibilità sì, ma a quale prezzo?
Non tutta l’attenzione è positiva. Questa esibizione appare come un’operazione costruita a tavolino per generare polemica e guadagni, più che per il bene del tennis. Un prodotto perfettamente in linea con l’epoca degli eventi-spettacolo, dove la controversia vale più del contenuto sportivo.
Ed è un peccato, perché il 2025 è stato uno degli anni più belli e combattuti per il tennis femminile recente. Oltre a Sabalenka, Iga Swiatek ha continuato a spingere l’asticella verso l’alto, sostenuta da un gruppo straordinario: Coco Gauff, Amanda Anisimova, Elena Rybakina, Madison Keys e la nostra Jasmine Paolini hanno dato vita a match spettacolari, mettendo costantemente in difficoltà le prime due del ranking.
Il modo migliore per capire la grandezza del tennis femminile è semplice: guardarlo e apprezzarlo per quello che è. Senza travestirlo da provocazione, senza ridurlo a slogan. Solo tennis.