Il mondo del tennis è pieno di collaborazioni curiose, ma quella tra Holger Rune e Andre Agassi ha un sapore speciale: non solo per il valore dei protagonisti, ma per ciò che simboleggia. Da una parte c’è Rune, giovane talento danese dal carattere acceso e il tennis esplosivo; dall’altra Agassi, leggenda che ha vissuto ogni sfaccettatura del successo e del tormento. È un ponte tra generazioni.
Tutto è nato in modo semplice: un messaggio, poi una telefonata. Infine, un blocco di allenamento di tre giorni a Washington D.C., poco prima del Mubadala Citi DC Open. Rune voleva perfezionarsi in vista dello swing estivo sul cemento nordamericano, e chi meglio di Agassi, che proprio a Washington ha sollevato 5 dei suoi 60 trofei?
“È stato fantastico,” ha raccontato Rune. “Siamo in contatto da un po’, ma qui a Washington abbiamo lavorato insieme su alcuni aspetti specifici. È stato davvero un grande piacere. È un uomo molto, molto saggio. Non ho mai incontrato una persona che vede il gioco in questo modo”.
Un allenamento breve, ma intenso
I tre giorni con Agassi non sono stati una parentesi qualsiasi. Rune ha detto di esserne uscito rafforzato, soprattutto nella comprensione di dove si trova oggi e dove può arrivare domani. Agassi non ha stravolto nulla, ma ha offerto riflessioni precise su dettagli tecnici, come la risposta al servizio, e soprattutto sulla visione d’insieme del gioco.
“È stato un periodo breve, ma mi ha chiarito molte cose. Mi ha aiutato a vedere tutto con più lucidità, anche grazie al confronto con il mio coach Lars (Christensen). Ho guardato molti video di lui su YouTube e il suo stile e il suo modo di giocare erano incredibili. La sua carriera parla da sola”.
Quando gli è stato chiesto se ci sarà una futura collaborazione più strutturata, Rune ha risposto con entusiasmo: “È un grande uomo, mi piacerebbe davvero.”
Una stagione a due facce
Il 2025 di Rune è stato finora una corsa sulle montagne russe. I picchi sono stati alti: vittoria su Alcaraz a Barcellona (ATP 500), finale a Indian Wells persa contro Jack Draper, performance solide nei Masters 1000. Ma ci sono stati anche sei ko al primo turno, compreso l’ultimo a Wimbledon contro Nicolas Jarry in cinque set. Attualmente è 13° nella PIF ATP Live Race to Turin, con un bilancio di 22 vittorie e 14 sconfitte.
“Ho avuto settimane positive e altre decisamente meno. È questo che voglio cambiare. Inizia adesso una fase cruciale: ho pochi punti da difendere e tante opportunità davanti. Penso già a Torino.”
Una rivalità (per ora) impari
Rune ha dimostrato di potersela giocare con i migliori: ha un bilancio in parità con Alcaraz (2-2), e ha battuto due volte Jannik Sinner in cinque confronti. Ma mentre il duo italo-spagnolo si è spartito gli ultimi sette titoli Slam, Rune non ha ancora giocato una finale in un Major.
“Sì, ora c’è un divario. Ma posso colmarlo. Non si tratta solo di talento, ma di essere lì nei momenti che contano: finali Slam, semifinali, Masters 1000. Penso ci sia ancora spazio per un nuovo protagonista.”
La carriera di Rune è partita fortissimo: nel 2022 ha vinto il Paris Masters battendo cinque top 10 consecutivi e qualificandosi per le Finals. Poi ha aggiunto altri due titoli: Monaco di Baviera 2023 e Barcellona 2025. Ma la sensazione è che stia ancora cercando stabilità mentale e strategica per fare il salto definitivo. L’arrivo di Agassi, anche se informale, potrebbe essere la scintilla giusta. L’ex numero 1 al mondo non è solo un campione del passato, è un pensatore del tennis. Non impone schemi, ma trasmette visione. E Rune, nel pieno della sua ricerca di identità, sembra pronto ad ascoltare.