Nick Kyrgios torna a colpire. E come spesso accade, il bersaglio è sempre lo stesso: Jannik Sinner. Il tennista australiano, ormai più noto per i suoi sfoghi social che per i risultati in campo, ha lanciato l’ennesima frecciata velenosa al numero uno del mondo.
Motivo del nuovo attacco? Il ritorno nello staff di Sinner del preparatore atletico Umberto Ferrara, allontanato lo scorso anno dopo il cosiddetto “caso Clostebol”, una vicenda che si era conclusa senza alcuna sanzione, e che da mesi non era più nemmeno tema di discussione nel circuito. Ma Kyrgios non si è lasciato sfuggire l’occasione per tornare alla carica.
“È tornato con lo stesso dottore. Signore e signori, siamo stati presi in giro”, ha scritto l’australiano sui social, in un post polemico e, come al solito, impreciso visto che Ferrara è un preparatore atletico, non un medico.
He got the same doc back 😂😂😂 we have been played ladies and gentlemen 🥔🥔🥔🥔🥔
— Nicholas Kyrgios (@NickKyrgios) July 23, 2025
Un dettaglio che poco interessa a Kyrgios, il cui unico obiettivo è una sorta di crociata personale contro Sinner. Quello che per molti appare come un gesto di coerenza e fiducia da parte del campione altoatesino verso il proprio staff, per Kyrgios diventa un pretesto per sollevare sospetti e insinuazioni.
E come se non bastasse, ha rincarato la dose con un commento sarcastico:
“Purtroppo, questo non è Tennis Centel”, riferendosi a un noto account satirico del mondo del tennis.
Unfortunately this isn’t @TennisCentel https://t.co/zawOhkz7KQ
— Nicholas Kyrgios (@NickKyrgios) July 23, 2025
Peccato che qui non si tratti di parodia, ma di un attacco gratuito e, a tratti, ossessivo. Il comportamento di Kyrgios comincia a suonare ripetitivo: critiche costanti, provocazioni studiate, e una certa insofferenza per il successo altrui. La sensazione è che dietro l’ironia di Kyrgios si nasconda un’invidia malcelata nei confronti di un tennista che ha saputo conquistare il vertice del ranking mondiale con serietà.
Ms Jannik risponde con i risultati, il lavoro e la coerenza. E alla fine, tra chi urla e chi vince, il tennis (e il pubblico) sanno bene da che parte stare.