Taylor Fritz scuote Toronto

5 Agosto 2025

Stefano Cagelli

Forse Taylor Fritz meriterebbe più riconoscimento

Con Taylor Fritz spesso si scherza, si sorride. Fino a quando arriva un dato che cambia tutto: è il primo tennista statunitense nell’Era Open a raggiungere i quarti di finale in tutti i tornei Masters 1000. Sì, avete capito bene: né Sampras, né Agassi, né Roddick, né altri nomi iconici del tennis USA ci erano riusciti. Ci voleva proprio lui, Taylor Fritz, spesso sottovalutato, per mettere sul tavolo una statistica che lo iscrive di diritto tra i grandi. E lo fa in silenzio, senza clamore, ma con una costanza e una maturità tecnica che oggi lo portano a essere tra i migliori del mondo.

Nonostante gli manchi ancora la ciliegina sulla torta, quel primo Slam che sembrava a portata di mano all’ultimo US Open, il percorso di Fritz è stato tutto in salita. Un miglioramento costante, anno dopo anno, fino ad arrivare all’attuale numero 4 del ranking ATP. E se è vero che deve ancora fare “quel salto in più”, i numeri nei Masters 1000 parlano chiaro: Taylor è ormai una presenza pericolosa su ogni superficie e in ogni contesto.

I risultati di Fritz nei Masters 1000:

  • Indian Wells: Campione (2022)

  • Miami: Semifinali (2025)

  • Montecarlo: Semifinali (2023)

  • Madrid: Semifinali (2024)

  • Roma: Quarti (2024)

  • Canada: Quarti (2025)

  • Cincinnati: Quarti (2022, 2023)

  • Shanghái: Semifinali (2024)

  • Parigi-Bercy: Quarti (2021)

Con la vittoria di stanotte contro Jiri Lehecka, Fritz ha completato il “Grande Giro” dei quarti di finale nei nove Masters 1000. Un traguardo che lo stesso americano ha accolto con entusiasmo:

“È un dato davvero incredibile. Me lo hanno detto subito dopo il match, sapevo che mi giocavo questa statistica e sono felice di averla raggiunta. Significa che ho ottenuto buoni risultati ovunque. Ora il prossimo passo sarà provare ad arrivare in semifinale in tutti questi tornei.”

Un’impresa tutt’altro che banale

Se vi state chiedendo quanto sia difficile un’impresa del genere, basti pensare che nessun altro statunitense l’ha mai raggiunta. Sampras, Agassi e Roddick si sono fermati tutti a Montecarlo. Courier ha mancato l’appuntamento ad Amburgo (poi sostituito da Madrid dal 2009). Michael Chang, invece, è rimasto a corto sia a Montecarlo che ad Amburgo. Insomma, Fritz ha fatto qualcosa che era sfuggito anche ai mostri sacri del tennis americano.

Certo, il tennis sulla terra battuta degli anni ’90 era ben diverso da quello attuale. Ma questa è un’altra discussione.

Perché Fritz non è ancora una superstar?

La domanda resta: perché Taylor Fritz non è ancora considerato come merita? Non sarà il più carismatico, né il più spettacolare da vedere in campo. Eppure i numeri, i risultati e il ranking parlano per lui. In patria non ha ancora lo status di un grande campione, ma forse è il momento di cambiare prospettiva. Il suo è un palmarès in costante crescita, costruito con pazienza, determinazione e professionalità.

Nel frattempo, un dato è certo: Alexander Zverev è avvisato, perché il californiano è sempre più vicino alla Top 3 del ranking mondiale. E a questo punto, limitarlo a un outsider è semplicemente un errore.