O lo ami o lo odi. Con Alexander Bublik non esistono vie di mezzo. A volte persino entrambe le cose nello stesso momento. È proprio questo il paradosso che attende Jannik Sinner nella notte di New York.
L’imprevedibilità fatta persona
Bublik è come una relazione tossica: dici che non ne puoi più, che ti ha stancato, che non lo sopporti… eppure finisci sempre per ricaderci. Così è lui in campo: geniale e irritante, imprevedibile come la vita stessa.
Fino a quest’anno, il kazako aveva vinto soltanto quattro partite in carriera allo US Open. Stavolta, invece, è arrivato agli ottavi con tre successi consecutivi, qualcosa di mai visto prima nel suo percorso newyorkese. Non voleva quasi mai giocare negli Stati Uniti, troppo lontano dalla famiglia, diceva. Quest’anno, però, qualcosa è cambiato.
La metamorfosi
Bublik è l’uomo delle contraddizioni. Diceva di odiare la terra battuta, poi ha firmato uno storico Roland Garros, spingendosi fino ai quarti di finale del suo primo Slam. Proprio lì, a Parigi, fu nettamente battuto da Sinner. Ma quella sconfitta non lo ha abbattuto: due settimane dopo, ad Halle, si prese la rivincita, diventando l’unico giocatore (insieme ad Alcaraz) capace di battere Jannik negli ultimi 14 mesi.
E non è finita. Dopo una deludente eliminazione a Wimbledon, ha snobbato la tournée nordamericana su cemento per tornare a giocare… due tornei sulla terra. Li ha vinti entrambi. E ora eccolo a Flushing Meadows, contro ogni pronostico, nella seconda settimana dello Slam.
Numeri da paura
I dati parlano chiaro: 20 vittorie negli ultimi 22 match disputati. A New York non ha ancora ceduto il servizio: 59 turni di battuta su 59 mantenuti, con 12 palle break salvate (sei contro Paul, quattro contro Schoolkate, due contro Cilic). Una solidità che stride con l’immagine del Bublik “lunatico” che tutti conosciamo.
Ovviamente, la logica dice che Sinner riuscirà a scalfire quel muro e imporre il suo gioco. Ma con Bublik non si può mai abbassare la guardia: se ha la giornata giusta – o meglio, se decide di averla – può diventare un avversario pericolosissimo.
Amore e odio, tutto insieme
Con lui ci si muove sempre sul filo sottile che separa l’amore dall’odio. Ti fa arrabbiare, poi ti conquista con un colpo folle, ti infastidisce con un atteggiamento svogliato e subito dopo ti lascia a bocca aperta con una magia. È un continuo saliscendi emotivo, una partita nella partita.
La notte dell’Arthur Ashe
Il match di stanotte ha il sapore dell’incognita totale: può essere un monologo di Sinner come un thriller fino all’ultimo punto. Ma dentro quel “e se…?”, c’è tutta la magia di Alexander Bublik.
E se decidesse davvero di competere? Allora non ci sarebbe storia più bella da raccontare, sotto le luci dell’Arthur Ashe in una notte che promette emozioni forti.