Le racchette che usano i campioni

1 Ottobre 2025

Stefano Maffei

La racchetta perfetta, quali usano i migliori al mondo

Il tennis moderno è una continua ricerca di equilibrio tra potenza, controllo e sensazioni personali. Nessun giocatore, nemmeno il più forte, può prescindere dalla racchetta, che diventa un’estensione del corpo e dello stile di gioco. Da sempre gli appassionati si chiedono quale sia il telaio ideale, quello capace di garantire il massimo delle prestazioni. È per questo che l’osservazione dei campioni ha sempre avuto un fascino particolare: se i migliori del mondo usano certi modelli, forse quella è la strada giusta. Ma è davvero così semplice? Per rispondere, è utile guardare da vicino i protagonisti dell’attuale ranking ATP e scoprire quali racchette li accompagnano in campo.

Le scelte dei migliori del mondo

Una regola è alla base di tutto: non c’è una racchetta che si adatta al gioco di qualsiasi tennista. Ognuno ha la sua preferenza basata sul proprio stile di gioco e sulle sensazioni che si hanno in campo.

Carlos Alcaraz, per esempio, ha scelto un telaio Babolat Pure Aero, storicamente pensato per chi ama spingere da fondo con grande rotazione. Non si tratta della versione che si trova normalmente nei negozi, ma di un modello adattato al suo gioco, con personalizzazioni in peso e bilanciamento che lo rendono unico. La Pure Aero, già nota per essere stata la racchetta di Nadal, è diventata l’arma perfetta anche per lo spagnolo di Murcia, che unisce esplosività e capacità di imprimere spin esasperato alla palla.

Jannik Sinner, al contrario, ha stretto una partnership solida con Head e il suo telaio è riconducibile alla Speed MP, la stessa famiglia di racchette che ha accompagnato Novak Djokovic in tante battaglie. La Speed è un modello che promette equilibrio, senza estremizzare né la potenza né il controllo, e che si adatta bene a uno stile fatto di accelerazioni precise e continuità da fondo campo. La scelta di Sinner riflette la sua identità tennistica: rigore, regolarità e capacità di trovare variazioni improvvise.

Alexander Zverev ha optato per la linea Gravity di Head, un telaio che si distingue per il piatto corde ampio e un controllo eccellente. Il tedesco, che fa del servizio e del dritto le sue armi principali, ha trovato in questo modello la stabilità necessaria per gestire i suoi colpi potenti, senza perdere sensibilità nei momenti delicati. La Gravity, infatti, è progettata per chi non vuole sacrificare la maneggevolezza e ricerca precisione millimetrica, qualità che ben si sposano con il tennis fisico e metodico di Zverev.

Djokovic merita un discorso a parte perché il serbo ha sempre giocato con versioni personalizzate della Head Speed. Oggi utilizza una variante conosciuta come Speed Pro Legend, che all’esterno appare simile al modello in commercio, ma che all’interno nasconde modifiche sostanziali. Per lui, il telaio è stato alleggerito in alcune zone e appesantito in altre, con un bilanciamento che risponde alle sue esigenze tecniche e fisiche. Il caso di Djokovic è emblematico per comprendere come, a certi livelli, la racchetta diventi quasi un abito sartoriale, cucito addosso all’atleta.

Oltre i primi del mondo: le racchette degli altri protagonisti

Se si allarga lo sguardo, si scopre che Taylor Fritz ha scelto la Radical MP di Head, una racchetta che da anni rappresenta un compromesso ideale per chi cerca potenza controllata e grande solidità nei colpi da fondo. Fritz, con il suo tennis aggressivo e il servizio potente, ha trovato in questo telaio un alleato prezioso. La Radical è meno estrema rispetto alla Pure Aero o Speed, ma offre una sensazione di solidità che molti giocatori apprezzano.

Alexander Medvedev, invece, è rimasto fedele a Tecnifibre, brand meno diffuso tra i campioni ma che ha trovato in lui un testimonial straordinario. Il russo utilizza una versione del T-Fight 305, modello pensato per chi vuole dominare gli scambi da fondo con colpi piatti e profondi. Non a caso Medvedev è maestro nel gioco difensivo e nell’assorbire la potenza avversaria e la sua racchetta gli permette di gestire al meglio traiettorie tese e veloci.

Casper Ruud è legato a Yonex e gioca con una versione della Ezone, telaio che unisce potenza e comfort. Il norvegese, grande specialista della terra battuta, ha trovato in Yonex un partner perfetto per il suo tennis basato su regolarità, spin e resistenza fisica. L’Ezone offre un piatto corde ampio e un impatto morbido, caratteristiche ideali per chi affronta lunghi scambi da fondo.

Andrey Rublev ha seguito la strada di Zverev e si affida alla Head Gravity Pro. La sua scelta non sorprende, visto che il russo basa il proprio gioco su colpi pesanti e potenti e il telaio Head gli permette di mantenere controllo anche quando spinge al massimo.

Per chiudere il discorso legato alle Head, merita una menzione la Head Boom Pro, utilizzata dal nostro Lorenzo Musetti e che l’ha portato per la prima volta in carriera, in questo 2025, nella top10 mondiale.

Alex de Minaur rappresenta invece la tradizione Wilson. L’australiano, rapidissimo negli spostamenti, usa la Blade 98, una delle racchette più amate dagli agonisti. Il telaio Wilson, dal profilo sottile e dal grande feeling, è perfetto per un tennista che vive di velocità e variazioni, cercando sempre di anticipare l’avversario.

Per chiudere il discorso Wilson, c’è Grigor Dimitrov, che ha legato la sua carriera alla Wilson Pro Staff. La sua è una versione particolare, la 97S, ma il concetto resta lo stesso: un telaio di controllo, che privilegia la sensibilità e il tocco. Dimitrov, con il suo tennis elegante e ricco di variazioni, trova in questa racchetta l’alleata ideale per esprimere un repertorio tecnico che pochi al mondo possiedono.

Personalizzazioni e miti da sfatare

A questo punto, la domanda sorge spontanea: se i top players usano racchette diverse, qual è davvero la racchetta perfetta? La verità è che il telaio ideale non esiste in senso assoluto. Ogni giocatore sceglie un modello in base al proprio stile e alle proprie necessità, ma soprattutto lo adatta in modo radicale con modifiche di peso, bilanciamento e corde. Le racchette che si vedono in televisione, con i loghi dei brand ben visibili, spesso non corrispondono a quelle vendute nei negozi. Esistono le cosiddette paint job, ovvero racchette che all’esterno sembrano identiche a quelle commerciali, ma che in realtà hanno un’anima interna completamente diversa. È un fenomeno ben noto, che alimenta miti e leggende tra gli appassionati.

Un altro aspetto cruciale riguarda le corde. Le combinazioni possibili sono infinite e spesso un cambiamento di un solo chilo di tensione modifica radicalmente la resa di un colpo. Anche su questo punto i campioni hanno esigenze specifiche, frutto di anni di sperimentazione.

Lezioni per gli appassionati

Cosa possiamo imparare, allora, osservando i migliori del mondo? La prima lezione è che non bisogna inseguire ciecamente il modello di un campione, pensando che porti automaticamente a giocare meglio. La racchetta deve adattarsi al giocatore e non il contrario. Alcaraz, Sinner, Zverev o Djokovic hanno trovato il loro equilibrio attraverso anni di lavoro con i rispettivi team tecnici.

La seconda lezione è che la versatilità conta più della specializzazione estrema. La maggior parte dei modelli scelti dai migliori del mondo si colloca a metà strada, senza eccedere né in potenza né in controllo. Questo perché il tennis moderno richiede completezza: saper difendere, attaccare, variare ritmo e adattarsi alle superfici.

La terza, infine, è che la racchetta perfetta è soprattutto quella che regala fiducia. Molti giocatori, anche professionisti, mantengono lo stesso modello per anni, cambiando solo piccoli dettagli, perché il feeling psicologico diventa una componente determinante.