Corrado Barazzutti conosce la Coppa Davis come pochi altri. Da giocatore, nel 1976, l’ha portata in Italia insieme a Panatta, Bertolucci e Zugarelli. Da capitano ha guidato generazioni di tennisti con autorevolezza. Per questo le sue parole hanno il peso di chi la maglia azzurra non l’ha solo indossata, ma l’ha sentita addosso come una seconda pelle.
Lo abbiamo raggiunto telefonicamente a Vienna, dove sta seguendo Lorenzo Musetti (qualche settimana all’anno è al suo fianco per portare la sua esperienza da ex giocatore e da coach).
Parlando della scelta di Sinner di non giocare la Davis a Bologna, Barazzutti ha invitato alla calma e a guardare la situazione con equilibrio:
“Credo che la decisione di Sinner di non giocare la Davis sia assolutamente da rispettare. Sinner è un campione che rappresenta i valori massimi dello sport che il mondo ci invidia. Jannik ha dimostrato più di una volta il suo attaccamento alla maglia azzurra. In tutti questi anni si è reso sempre disponibile, dando un contributo decisivo per le due vittorie della Coppa Davis. Il suo sentimento per la nazionale non è messo in discussione.”
Parole che suonano come un invito alla misura. Sinner, spiega Barazzutti, ha già dimostrato con i fatti, non con le dichiarazioni, il proprio legame con l’Italia. Le due Coppe Davis vinte, i sacrifici nelle stagioni più intense e la disponibilità costante nei momenti decisivi raccontano molto più di una singola assenza.
Non una giustificazione automatica, quindi, ma una riflessione matura. Perché se è vero che la decisione del numero 2 del mondo ha spiazzato molti tifosi, è altrettanto vero che il tennis moderno vive un calendario esasperato, che lascia poco spazio al recupero fisico e mentale.
Da uomo di Davis e da tecnico, Barazzutti ricorda che l’amore per la maglia non si misura nel numero delle convocazioni, ma nella storia che un giocatore ha scritto e continuerà a scrivere. “Il suo sentimento per la nazionale non è messo in discussione”, ribadisce. Una frase semplice, che prova a spegnere le polemiche e ricorda che certi legami non si spezzano con una semplice assenza.