Mensik

3 Dicembre 2025

Stefano Maffei

Senza Fonseca, chi è il Golden Boy delle Next Gen ATP Finals? Possibili sorprese nel torneo dei giovani

Quando João Fonseca ha annunciato il forfait per infortunio, il torneo ha cambiato prospettiva. La sua assenza non è solo un vuoto nel tabellone: modifica gli equilibri e apre nuovi spazi. Le Next Gen ATP Finals 2025 arrivano così a Jeddah con un’atmosfera diversa, più incerta ma anche più aperta. Non c’è più un favorito netto. Resta quindi una domanda: chi sarà il nuovo Golden Boy?

Gli otto nomi qualificati compongono una sorta di mappa del futuro del tennis. Jakub Menšík, Learner Tien, Alexander Blockx, Dino Prizmic, Martín Landaluce, Nicolai Budkov Kjær, Nishesh Basavareddy e Rafael Jódar. Le provenienze sono lontane, i percorsi ancora di più. In comune condividono solo l’età e un desiderio ancora incontaminato: farsi notare, essere visti, dire al mondo che sono pronti.

Questo torneo, lo sappiamo, è sempre stato un laboratorio. Da Jannik Sinner a Carlos Alcaraz, da Stefanos Tsitsipas ad Andrey Rublev, chi passa di qui e lascia il segno spesso finisce per diventare uno dei volti della generazione successiva.

Menšík, il gigante che ha già saputo imporsi

Tra tutti, quello che arriva con l’aura del favorito è Menšík. Non tanto per l’età (ha vent’anni, che nel tennis di oggi è quasi una via di mezzo), ma perché ha già fatto qualcosa che raramente si vede in questa fase della carriera. Ha vinto il masters1000 di Miami e lo ha fatto battendo Novak Djokovic in finale, in due tiebreak giocati con un coraggio che sembrava appartenere a qualcuno più navigato, più scolpito dal tempo.

La sua stagione è stata una scalata, un processo di avvicinamento continuo alla parte alta del ranking: settimana dopo settimana, Menšík ha smesso di sembrare un ragazzo promettente e ha iniziato a dare la sensazione di essere un giocatore fatto e finito. Non definitivo, certo, ma già robusto, pesante, pronto.

Il suo tennis è costruito su due elementi antichi: fisicità e colpi pesanti. Sa prendere campo, sa prendersi responsabilità. Soprattutto, non ha paura di sbagliare ed è questa la qualità che lo mette davanti agli altri: la sensazione che, nei momenti decisivi, lui abbia già imparato a respirare in un modo diverso. Come se dentro quei secondi ci fosse già stato.

Tien, il nuovissimo che avanza

Se Menšík porta il peso del favorito, Tien porta qualcosa di diverso: assomiglia alla minaccia silenziosa. Non perché giochi piano, tutt’altro, ma perché la sua traiettoria è meno rumorosa, più sfumata. Tien è il tipo di giocatore che potresti sottovalutare per quindici minuti, finché non ti accorgi che ha già vinto quattro game di fila.

Il suo 2025 è stato un mosaico in costruzione: un titolo ATP a Metz, un quarto turno all’Australian Open, la finale a Pechino e un tennis sempre più preciso nel momento in cui conta esserlo. Tien ha un modo di stare in campo che ricorda certi giocatori cresciuti nell’ombra.

L’anno scorso era arrivato a un passo dalla vittoria delle Next Gen. Quest’anno ci torna più forte, più centrato, forse più convinto. Se Menšík è forza naturale, Tien è lucidità. La loro rivalità appena accennata potrebbe diventare anche la storia del torneo.

Blockx, un volto nuovo che sta arrivando

Blockx sembra uno di quei giocatori che già sa cosa deve fare. Il belga ha avuto una stagione costruita sui Challenger, con un paio di titoli e la capacità di tenere botta anche quando il livello si alza.

Il suo tennis è rapido, elastico. Sa leggere gli spazi, sa prendere il ritmo della partita. È il classico giocatore che, se entra in confidenza, può rendere la vita complicata anche ai favoriti.

Le Next Gen potrebbero essere il primo palco davvero suo. Il momento in cui il suo gioco smette di essere materia per appassionati e diventa racconto per tutti.

Prizmic, talento croato che aspetta la scintilla

Prizmic invece è un ragazzo che porta con sé il peso della tradizione croata: un Paese che ha sempre prodotto giocatori forti, potenti, ostinati. Il suo tennis è fatto di densità e di geometrie, di uno stile che può sembrare lineare e invece è pieno di piccole trappole.

La sua stagione è stata una serie di risultati solidi nel circuito Challenger, con qualche squillo che lo ha portato a Jeddah più che meritatamente. In lui c’è qualcosa che somiglia a una promessa non ancora mantenuta del tutto, come se stesse aspettando un momento, un torneo, una settimana, in cui finalmente tutto si incastri.

Le Next Gen potrebbero essere quel momento o potrebbero essere il preludio, il capitolo immediatamente precedente alla sua grande ascesa.

Landaluce e Jódar, la Spagna che cerca nuovi eredi

Quando si parla di tennis spagnolo, ogni nuovo nome porta addosso il peso della domanda più ovvia: sarà un nuovo Rafael Nadal? La verità, che lo vogliano o no, è che questa generazione non ha bisogno di nuovi Nadal. Ha bisogno di giocatori diversi, identitari, capaci di disegnare percorsi inediti.

Landaluce e Jódar sono due volti di questa nuova ondata. Il primo ha vissuto un 2025 di crescita continua, con risultati in Challenger e una maturità tecnica sorprendente. Il secondo è più istintivo, più verticale, più imprevedibile.

Kjær e Basavareddy, le energie imprevedibili

Budkov Kjær e Basavareddy sono quelli che potrebbero cambiare il ritmo del torneo senza preavviso. Entrambi hanno avuto un 2025 di consolidamento, quasi di silenziosa preparazione. Arrivano con pochi fari puntati addosso, ma con una cosa fondamentale: la leggerezza dei giocatori che non devono dimostrare nulla se non a se stessi.

Un torneo senza re, in attesa di un’eredità

L’assenza di Fonseca cambia la narrativa, ma non toglie valore al torneo. Anzi, la amplifica. Per la prima volta da anni non c’è un giocatore che sembri davvero sopra gli altri. Ci sono, certo, delle gerarchie implicite, ma nulla che sembri scritto in anticipo.

Forse è proprio questa la bellezza di Jeddah 2025: la sensazione che il futuro stia ancora scegliendo il suo protagonista.

E allora, chi è il Golden Boy?

La logica direbbe Menšík. Per risultati, per continuità, per la vittoria più pesante dell’anno. Il cuore di molti, invece, potrebbe andare a Tien: per la calma, per la crescita, per quel modo di stare in campo che sembra già adulto.

Gli altri, Blockx, Prizmic, Landaluce, Jódar, Kjær e Basavareddy, sono in quella zona in cui spesso si nasconde la sorpresa e la storia di questo torneo dice che la sorpresa, almeno una volta, arriva.