Roger Federer

17 Dicembre 2025

Stefano Cagelli

Roger Federer e i suoi tre consigli d’oro ai giovani tennisti

Roger Federer è tornato dove tutto ebbe inizio. Il fuoriclasse svizzero ha fatto visita al Centro Nazionale di Alto Rendimento del tennis svizzero di Bienne, luogo simbolo della sua formazione, aprendo una finestra sul passato e offrendo spunti preziosi sul futuro, tra consigli ai più giovani e un’ipotesi – ancora lontana – di vederlo un giorno in panchina da allenatore.

Non sempre è stato chiaro a tutti che Roger Federer sarebbe diventato ciò che oggi rappresenta: una delle più grandi leggende della storia dello sport. I suoi inizi a Bienne non furono affatto semplici. Non era l’unico talento su cui la Svizzera riponeva speranze e, soprattutto, non era un enfant prodige capace di rubare la scena fin da giovanissimo. La sua crescita fu graduale, costruita con fatica, fino a quando quel talento raffinato e quella “magia” che tutti conosciamo esplosero definitivamente.

Gli inizi difficili e la svolta

Federer ricorda bene quel periodo, fatto di adattamento, frustrazione e crescita personale. «Pensavo che vivere e allenarmi con i migliori giocatori del Paese sarebbe stato fantastico, ma l’inizio fu davvero duro», ha raccontato in un incontro con la Federazione svizzera. «A Basilea ero uno dei migliori, qui ero semplicemente uno come tanti. I primi sei mesi furono complicatissimi, poi arrivò il Mondiale Junior: mi qualificai, vinsi alcune partite e da lì cambiò tutto».

Rievocare l’adolescenza a Bienne significa ripercorrere un cammino che oggi è familiare a molti giovani tennisti: appartamenti condivisi (tra i suoi ex coinquilini c’era anche Yves Allegro), viaggi continui, responsabilità precoci, convivenza con altri ragazzi. Un percorso che oggi è seguito con maggiore attenzione e supporto, ma che all’epoca si affrontava quasi senza una guida strutturata.

I tre consigli di Federer ai giovani

Se Roger Federer dovesse lasciare tre messaggi chiave ai ragazzi che sognano una carriera nel tennis, non avrebbe dubbi:
«Direi loro di ascoltare, prima di tutto. Poi di allenarsi duramente. E infine di essere curiosi». Proprio la curiosità, secondo il campione di Basilea, è stata determinante nel suo percorso: «Ho sempre cercato di capire il perché delle cose: del tennis, degli allenamenti, di ciò che accadeva intorno a me. Non accettavo nulla senza farmi domande, ed è stato fondamentale per la mia crescita».

Federer ha poi voluto lanciare un messaggio forte contro le etichette e i paragoni: «Quando si parla del “nuovo Roger Federer” è una cosa che non mi piace affatto. Nessuno deve essere “il prossimo”. Ogni tennista ha la propria identità, il proprio stile, la propria storia. È giusto ispirarsi, ma ognuno deve scrivere la sua strada». Parole che suonano come un invito a proteggere i giovani svizzeri – e non solo – dal peso di aspettative eccessive, in un momento in cui alcuni talenti emergenti iniziano già a essere messi sotto i riflettori.

Un futuro da allenatore? Non ancora

Infine, il 20 volte campione Slam ha risposto anche a una domanda sul suo possibile coinvolgimento futuro nel centro di Bienne. Per ora, niente panchina a tempo pieno: «Mi piacerebbe tornare più spesso, finché non sarà come allenatore a tempo pieno. Credo di avere molto da trasmettere. I giovani spesso sono insicuri, non sanno a chi dare ascolto. A volte basta qualcuno con esperienza che dica loro che non serve avere subito tutte le risposte, che il percorso non è sempre lineare e che bisogna concentrarsi su ciò che si può controllare, soprattutto l’atteggiamento».

Federer, insomma, dimostra ancora una volta di avere il carisma e la visione giusta. Che sia in campo, fuori dal campo o – chissà – un giorno in panchina, il suo contributo al tennis sembra tutt’altro che concluso.