3 Gennaio 2026

Valeria Lorenzi

Flavio Cobolli vuole continuare a volare: “Il mio obiettivo è chiaro: entrare in top-10”

Reduce da un grande 2025, culminato con il trionfo in Coppa Davis, e alla vigilia di una nuova stagione che si apre con la United Cup, Flavio Cobolli continua a vivere giorni intensi, tra emozioni forti e nuove ambizioni. Il giovane azzurro, protagonista assoluto della finale contro la Spagna grazie alla clamorosa rimonta su Jaume Munar, ha raccontato nei giorni scorsi al Corriere della Sera sensazioni e progetti per il futuro, lasciando emergere una maturità ormai consolidata.

La notte che ha cambiato tutto

Cobolli non dimenticherà facilmente l’atmosfera della finale.
“Non avevo mai provato un’emozione così grande: un intero stadio che urlava il mio nome. Mi sono divertito, persino quando ero sotto di un set contro Munar. Stavo imparando”, ha spiegato, sottolineando come la Davis richieda qualcosa che va oltre il semplice talento.

Il riferimento è anche ai big del circuito: “Come dice Volandri, non sempre si vince con i campioni. Alcaraz non ha vinto a Malaga, quest’anno Zverev ha perso in semifinale. Serve un legame speciale con la maglia, una voglia di vincere che superi le proprie qualità”.

Il lavoro di squadra e l’effetto Sinner

Nel racconto di Cobolli emerge un forte senso di gruppo, elemento che ha caratterizzato il trionfo azzurro:
“Jannik è fondamentale in tutto ciò che fa, ma a Bologna è cresciuta in tutti noi una grande convinzione. Negli allenamenti non giocavo bene, perdevo sempre, ma quella sensazione collettiva ci ha resi invincibili. Ognuno ha dato qualcosa: Sonego non ha saltato una sola palla, Bolelli e Vavassori hanno tifato come pazzi, io ho sostenuto Berrettini e lui ha fatto lo stesso con me”.

Un obiettivo ambizioso: la Top 10

La stagione 2025 è stata quella della consacrazione, ma Cobolli non ha alcuna intenzione di fermarsi.
“Ne parleremo in preparazione, dopo le vacanze. Mi fido di chi mi è vicino, soprattutto di mio padre. Il mio obiettivo è chiaro: voglio entrare in Top 10. Non so quando né come, ma so che per tenere il passo di Jannik e degli altri devo lavorare sui miei punti deboli e alzare il livello del mio gioco”.

Consapevole che la crescita passa anche dalle sconfitte, Cobolli ribadisce un approccio paziente e graduale: “Non sento il bisogno di vincere sempre. Per crescere devo giocare, vincendo e perdendo. Finora la mia carriera è avanzata un passo alla volta, come piace a me: prima da riserva, poi da protagonista, sia in Davis che in United Cup e Laver Cup. Ho scalato ogni gradino senza saltarne nessuno, in modo autentico, quasi ingenuo”.

Bologna, il punto di svolta

Il trionfo azzurro resterà per lui un simbolo: “Per me, Bologna sarà sempre un momento decisivo”.
La sensazione, però, è che il viaggio sia appena iniziato: dopo essersi preso l’Italia, Cobolli punta ora a prendersi anche la parte alta del ranking mondiale.