Bublik Moutet

11 Gennaio 2026

Stefano Minnucci

Bublik si è preso il suo tempo. A 29 anni vince, cresce ed entra tra i grandi

Alexander Bublik, a 29 anni, entra finalmente tra i primi dieci del mondo. Lo fa vincendo contro il nostro Lorenzo Musetti (che però, va sottolineato, era condizionato da un problema fisico a un braccio), e convincendo molto nel suo gioco. Una certificazione definitiva di come sia cambiato tecnicamente e soprattutto a livello mentale. Un Bublik lucido, presente, continuo.

Il dato più impressionante è proprio questo, aver messo la testa a posto. Per anni il kazako, talento da non mettere mai in discussione, ha dato l’impressione di potersi permettere di perdere, quasi che il risultato fosse secondario rispetto allo spettacolo o al puro talento. Oggi non è più così. C’è umiltà nel suo tennis, c’è voglia di sporcarsi le mani anche in difesa. Contro Musetti lo si è visto chiaramente con punti costruiti, recuperi, scelte giuste nei momenti chiave. Non solo colpi geniali, ma tennis completo.

La svolta, tuttavia, non nasce oggi. Bisogna tornare ad aprile dello scorso anno, quando Bublik decide di scendere di livello e giocare, e vincere, il Challenger di Torino, alla vigilia del Roland Garros. In quel momento non aveva fiducia, non aveva intensità, e addirittura aveva lasciato intendere di poter smettere o prendersi una pausa dalla racchetta. Proprio lì, invece, qualcosa si accende. Da outsider, quasi per caso, arriva il primo quarto di finale Slam della carriera, addirittura sulla terra battuta, una superficie che è sembrare sempre meno congeniale al suo gioco.

Da quel momento cambia tutto. Arriva il titolo a Halle, la vittoria contro Jannik Sinner in Germania dopo aver perso contro di lui a Parigi, le affermazioni sulla terra in altura (Stade e Kitzbühel), il ritorno alla seconda settimana allo US Open, ancora una sconfitta con Sinner, poi il titolo ad Anversa e una corsa incredibile verso Torino, chiusa da alternate.

Dallo scorso Roland Garros in avanti il bilancio è clamoroso: 34 vittorie e 9 sconfitte.

Il vero salto secondo noi, lo ribadiamo, è sul piano mentale. Oggi anche Bublik sembra accettare la disciplina e il sacrificio, ripartendo da un Challenger e ritrovando motivazioni. Insomma, il kazako entra in top 10 con pieno merito e si rilancia come protagonista della stagione, potendo ambire forse anche a qualcosa di più della decima posizione.