Francesco Maestrelli non dimenticherà facilmente il 22 gennaio 2026, data del suo incontro con Novak Djokovic al secondo turno degli Australian Open. Sulla Rod Laver Arena, il palcoscenico più prestigioso del Melbourne Park, il 22enne pisano ha vissuto il momento più importante della sua giovane carriera, uscendo sconfitto con il punteggio di 6-3 6-3 6-2 ma lasciando sensazioni migliori di quanto raccontino i numeri.
Il qualificato azzurro ha lottato per due ore e 16 minuti, tenendo testa al campione serbo con personalità e senza timori reverenziali. Al termine, una calorosa stretta di mano e uno scambio di battute sorridenti hanno suggellato un confronto che resterà speciale per Maestrelli, alla sua prima apparizione sul Centrale di Melbourne.
Per Djokovic, il successo ha un valore storico. Il serbo ha infatti raggiunto quota 101 vittorie agli Australian Open, confermandosi imbattuto negli Slam contro avversari con una classifica più bassa di quella di Maestrelli, numero 141 del ranking mondiale. Dieci volte vincitore del torneo australiano, Djokovic è ora a una sola vittoria dalle 400 affermazioni nei Major, traguardo mai raggiunto prima nella storia del tennis maschile.
La partita segna anche un altro primato di longevità: quella contro Maestrelli è stata la 21ª partecipazione di Djokovic agli Australian Open e l’81ª in un torneo dello Slam, numeri che gli permettono di eguagliare il record assoluto di presenze nel singolare maschile sia a Melbourne sia nei Major.
Dal canto suo, Maestrelli può guardare al futuro con fiducia. Entrato in tabellone superando le qualificazioni, è uno dei nove qualificati ad aver raggiunto il secondo turno del singolare maschile in questa edizione, dato che non si registrava dal 2009. Il traguardo è arrivato grazie alla vittoria sul francese Terence Atmane, che gli ha regalato la prima affermazione nel circuito maggiore e la prima esperienza in carriera in un match al meglio dei cinque set.
Quella contro Djokovic è stata inoltre la prima sfida contro un Top 50 per il tennista toscano. Un esordio impegnativo, ma anche un passaggio di crescita importante, affrontato sul campo più iconico possibile e contro il giocatore più vincente nella storia degli Slam.