31 Gennaio 2026

Giuseppe Canetti

Australian Open, Rybakina regina di Melbourne: Sabalenka tenta la rimonta, ma crolla nel momento decisivo

È Elena Rybakina la campionessa dell’Australian Open 2026. La tennista kazaka è riuscita ad imporsi per la prima volta in carriera sul cemento di Melbourne battendo in tre set la numero uno al mondo Aryna Sabalenka: 6-4, 4-6, 6-4 il punteggio della finale, durata oltre due ore (2 h e 19 minuti) e caratterizzata da un terzo parziale al cardiopalma. Per Rybakina si tratta del secondo trofeo Slam in bacheca dopo quello conquistato a Wimbledon nel 2022. Ecco come è andata.

Australian Open, Rybakina regina di Melbourne: la cronaca della finale

Foto “X” Wta

Alla Rod Laver Arena si gioca in condizioni indoor a causa della pioggia, che ha cominciato ad abbattersi sul Melbourne Park sin dal pomeriggio. Pronti via, l’inizio dell’incontro è subito contrassegnato da un break. A centrarlo è Rybakina, che approfitta di un avvio nervoso della Sabalenka (era avanti 30-0) per inanellare tre risposte vincenti e colpire alla seconda occasione. Piazzato lo strappo, la kazaka è perfetta al servizio ed allunga sul 2-0 senza lasciare per strada nemmeno un punto.

Dopodiché il parziale s’incanala sui binari dell’equilibrio. Sabalenka riesce a ritrovarsi, rimane in scia, ma Rybakina è praticamente impeccabile in ogni turno di battuta. Si scambia poco, i game scorrono via veloci, e mentre l’orologio segna 37 minuti di gioco l’attuale numero 5 al mondo – numero 3 da lunedì – chiude la pratica con un 6-4: alla fine, quello d’apertura si rivela il break che decide la frazione.

Alla ripresa Sabalenka va avanti 1-0 abbastanza agevolmente. Rybakina la raggiunge sull’1-1 al termine di un game lunghissimo, in cui è chiamata a neutralizzare tre chance di break all’avversaria. Quest’ultima, col passare di minuti, ha maturato fiducia e tranquillità ma la kazaka, dal canto suo, non pare proprio intenzionata a mollare la presa. E infatti la aggancia sul 2-2 concedendo soltanto un 15 sul 40-0.

Il match torna dunque a seguire un copione all’insegna della stabilità. Nel quinto e sesto gioco a comandare sono i servizi. Lo stesso si può dire del settimo, che Sabalenka risolve ai vantaggi affidandosi alla battuta. Tra ottavo e nono game, invece, si registra solo un punto in risposta, ad opera di una Rybakina sicuramente più incisiva rispetto alla numero uno al mondo quando chiamata a fronteggiare una seconda.

Ma il tennis, si sa, è uno sport in cui ciò che vale qualche minuto prima non vale poco dopo. L’ennesima dimostrazione arriva nel decimo gioco, quello in cui Sabalenka aumenta la pressione e Rybakina – che comincia a palesare i primi segni di stanchezza – è costretta a forzare le giocate. La “Tigre di Minsk” riesce a guadagnarsi tre set point consecutivi, poi rimette la situazione in parità chiudendo con un 6-4. Il suo ruggito suggerisce un approccio aggressivo al terzo e decisivo set.

L’atto decisivo

E in effetti, così è. Sabalenka torna in campo determinata e fa 1-0 senza difficoltà. Poi si prende una palla break aggiudicandosi, con uno straordinario vincente di rovescio, un durissimo scambio da 16 colpi (cannonate). Il 2-0 arriva qualche istante più tardi, grazie ad un altro rovescio vincente che Rybakina può solo seguire con lo sguardo.

Partita conclusa? Niente affatto. Nel game successivo c’è spazio ad esempio per una palla dell’immediato controbreak, che Sabalenka è brava ad evitare sfoderando la combo servizio-dritto. Nel quinto gioco la storia si ripete, ma stavolta le chance a disposizione di Rybakina sono due: la kazaka concretizza la seconda, beneficiando di un rovescio sparato in rete dall’avversaria.

Adesso è di nuovo tutto aperto, lo conferma Rybakina centrando il 3-3 dopo aver annullato una palla del 2-4. Incredibilmente, la 26enne originaria di Mosca effettua anche il controsorpasso sfruttando il ritorno di una versione stizzita e agitata della Sabalenka. Nelle fasi finali, la tensione comincia a farla da padrona su entrambi i fronti, ma Rybakina dimostra grande freddezza. Il suo trionfo – meritato per quanto si è visto in campo – diventa realtà in virtù di un ace sul Championship Point!