Si è chiuso l’Australian Open 2026, due settimane che hanno regalato emozioni fortissime agli appassionati di tennis e che meritano ora una lettura più lucida e ragionata. Melbourne incorona Carlos Alcaraz ed Elena Rybakina, ma soprattutto lancia segnali chiari sul futuro immediato dei due circuiti. Tra conferme, avvisi e nuove promesse, ecco le dieci conclusioni più significative del primo Slam dell’anno.
1. Carlos Alcaraz ha tutto per riscrivere la storia
Il grande obiettivo stagionale è già in bacheca. Con il trionfo a Melbourne, Carlos Alcaraz completa il Career Grand Slam diventando il più giovane di sempre a riuscirci. Sette titoli Major, una crescita costante e una maturità impressionante, a dispetto di chi pensava che la separazione da Juan Carlos Ferrero avrebbe lasciato strascichi pesanti in termini di tenuta. Ha passeggiato fino alla semifinale, ha ribaltato un match contro Zverev che sembrava quasi perso, ha dominato Novak Djokovic in finale dopo un inizio difficile, ha lanciato un messaggio chiaro al suo rivale Jannik Sinner: la sensazione è che lo spagnolo abbia davvero le carte in regola per puntare a diventare forse il più grande di sempre.
2. Djokovic è più vicino di quanto sembri
A 38 anni, Novak Djokovic continua a sfidare la logica. La finale disputata e la vittoria su Sinner restano un’impresa straordinaria, quasi irrazionale per come è maturata. Il titolo è sfumato, se avesse conquistato il venticinquesimo Slam forse si sarebbe anche potuto ritirare in campo. Contro Alcaraz, per sua stessa ammissione, ha avuto un brusco calo di energie che l’ha condizionato. Conto Musetti ha avuto fortuna, probabilmente non sarebbe riuscito a ribaltare quel match. Ma essere arrivato a due set dal sogno più grande della carriera è un segnale chiarissimo: Nole non è affatto finito.
3. Jannik Sinner deve fare autocritica e ripartire
Inutile girarci intorno, il torneo di Jannik Sinner non ha rispettato le attese. Fino a qualche anno fa, pensare che una semifinale in uno Slam per un tennista azzurro potesse essere considerato un mezzo fallimento poteva sembrare una barzelletta di cattivo gusto, ma per come ha dominato il circuito negli ultimi due anni, la verità è questa. Il campione altoatesino è apparso a tratti affaticato, meno esplosivo del solito, e la sconfitta contro Djokovic può rappresentare una salutare chiamata all’ordine. Le occasioni sprecate sono state troppe, è mancato il consueto killer instinct e anche a livello tattico si è fatto imbrigliare nella tela del serbo. Da qui però possono nascere nuove motivazioni e una crescita ulteriore.
4. Zverev, sempre sul confine tra successo e fallimento
Alexander Zverev continua a sfiorare l’impresa senza riuscire a completarla. Nulla da rimproverargli sul piano dell’impegno, ma resta la sensazione di una barriera mentale che gli impedisce di compiere l’ultimo passo verso un titolo Slam. La semifinale persa contro Alcaraz rappresenta perfettamente questo status: ha giocato bene, ha retto il livello dello spagnolo anche quando stava bene, ma gli è mancata la zampata finale. Non è detto che un’occasione così gli ricapiterà nell’immediato futuro.
5. Musetti ha tutto per competere, ma deve capire un po’ di cose
Lorenzo Musetti è andato vicinissimo a fare un’ulteriore salto di qualità . Nel quarto di finale contro Djokovic, come ha sottolineato lui stesso, “stava giocando il tennis migliore della carriera”, era virtualmente numero tre del mondo alle spalle di Sinner e Alcaraz e, se non fosse stato per l’infortunio, avrebbe sfidato Jannik in semifinale, con più chance che mai di arrivare fino in fondo. Quello dei problemi fisici nei momento topici dei tornei, però, è un tema che ricorre troppo spesso e deve indagare a fondo per comprendere e superare un limite che potrebbe rivelarsi decisivo ai fini della sua crescita verso il top.
6. Darderi, Cobolli e gli altri azzurri
Luci e ombre per i tennisti azzurri a Melbourne. Chi esce rafforzato dall’Happy Slam è sicuramente Luciano Darderi, che si è definitivamente scrollato di dosso l’etichetta di ottimo giocatore solo sulla terra battuta. La cavalcata fino agli ottavi di finale ha sancito un cambio di passo sul veloce e la sconfitta rimediata con Sinner non ha ridimensionato il suo cammino. Da rivedere Flavio Cobolli, fermato al primo turno da problemi allo stomaco più che dal suo avversario. Un buon Sonego ha purtroppo incontrato troppo preso l’amico Musetti. Circolettto rosso per Francesco Maestrelli, alla prima presenza Slam: porta a casa una vittoria per lui storica e non sfigura contro Sua Maestà Djokovic. Peccato, ancora una volta, non aver visto in campo Berrettini.
7. Rybakina è devastante quando sta bene
Passando al femminile, arriva il secondo Slam in carriera per Elena Rybakina, semplicemente ingiocabile quando è sana e ispirata. Servizio micidiale, colpi piatti e una freddezza rara nei momenti decisivi: questo successo potrebbe rappresentare il definitivo salto di qualità verso il dominio ai vertici del circuito. Intanto, oltre al trofeo, porta a casa un terzo posto nel ranking Wta che la proietta sempre più nel gotha della classifica mondiale.
8. Sabalenka e il peso delle aspettative
Aryna Sabalenka paga ancora una gestione emotiva non sempre efficace. La grinta è un’arma, ma l’eccesso di pressione l’ha portata a perdere quattro delle ultime cinque finali Slam, non esattamente un ruolino di marcia eccezionale per chi ha (giustamente) l’ambizione di dominare il circuito femminile. Un limite da superare per compiere il definitivo salto di qualità .
9. Jasmine Paolini rimandata ai prossimi tornei
Dopo un primo turno superato con autorevolezza, Jasmine Paolini si ferma contro un’ottima Jovic (il nuovo che avanza) e dice addio anzitempo ai sogni di gloria. Sconfitta deludente ma non troppo dannosa in termini di classifica. Ora per lei si apre una fase importante della stagione. La sensazione è che la tennista toscana abbia tutte le carte in regola per confermare quanto di eccellente fatto vedere negli ultimi, restando a contatto con le migliori e piazzando picchi di grande tennis e grandi successi quando le condizioni lo permetteranno.
10. Stan Wawrinka onora il tennis
Il grande Stan Wawrinka onora il tennis e la sua straordinaria carriera lottando fino all’ultimo contro un tennista del calibro di Taylor Fritz. A 40 anni suonati esce dalla Rod Laver Arena con le lacrime agli occhi tra gli applausi scroscianti di un pubblico osannante. Un campione nell’era dei fenomeni, capace di lasciare il segno in campo e nel cuore dei tifosi. Mancherà a questo circuito il suo rovescio divino.