Il sogno di difendere il titolo si è infranto al primo ostacolo. Joao Fonseca, campione in carica dell’ATP 250 di Buenos Aires, è stato eliminato all’esordio da Alejandro Tabilo, salutando anzitempo il torneo che un anno fa gli aveva regalato il primo titolo della carriera.
Dal trionfo del 2025 alla delusione del 2026: nel giro di dodici mesi lo scenario è cambiato radicalmente per il talento brasiliano, che in questa prima parte di stagione non è ancora riuscito a vincere un match ufficiale. Dopo la sconfitta contro Spizzirri all’Australian Open, è arrivato lo stop anche sulla terra argentina. Eppure, in conferenza stampa, Fonseca si è mostrato lucido e determinato, senza cedere al dramma.
“Sconfitta molto dura, ma resto positivo”
“Fisicamente mi sono sentito molto bene, ero al 100%, anche se il risultato non è stato quello che speravo. Vado via un po’ amareggiato, triste, avevo tanta voglia di vincere… ma non si possono vincere tutte le partite. È una sconfitta molto dura per me, però devo restare positivo. La mia mentalità è continuare a fare le cose giuste e lavorare sodo: così i risultati arriveranno”.
Parole mature, che raccontano un giocatore consapevole del proprio percorso. La delusione è forte — perdere il “trono” proprio nella prima città conquistata non è facile — ma la fiducia nel lavoro quotidiano non sembra vacillare.
La pressione del campione
Fonseca non si è nascosto quando gli è stato chiesto se abbia avvertito il peso di scendere in campo da detentore del titolo.
“Se dicessi di no mentirei. Sì, ho sentito un po’ più di pressione, ero teso fin dall’inizio del match. Ho provato ad aumentare l’intensità, a motivarmi, anche a cercare l’appoggio del pubblico, ma oggi non è bastato. Sono mancate convinzione e fiducia. Lavoreremo molto su questo aspetto”.
Un’analisi onesta, che mette in luce soprattutto il lato mentale della sconfitta. Il brasiliano, però, guarda già avanti: “Mi sto allenando bene e sono convinto che il 2026 sarà un grande anno per me. Ora andiamo a Rio, lì le cose andranno sicuramente meglio”.
La tournée sudamericana e il futuro del circuito
Alla sua seconda stagione completa nel circuito ATP, Fonseca ha commentato anche le discussioni sul futuro della tournée sudamericana e sull’ipotesi di un Masters 1000 in Arabia Saudita.
“È solo il mio secondo anno nel circuito, anche se sento tanti giocatori parlare di questi cambiamenti. A me piace molto giocare in Sudamerica: per noi sudamericani è una tournée importantissima, soprattutto sulla terra battuta. Per ora per me è tutto perfetto, ogni torneo è fantastico. Tra qualche anno, con più esperienza, potrò dare un’opinione più precisa”.
I margini di crescita
Sul piano tecnico, Fonseca ha le idee chiare su cosa migliorare: “Stiamo lavorando molto su servizio e risposta, due aspetti fondamentali a questo livello. Tutti qui servono e rispondono benissimo. Anche il ‘servizio +1’ è essenziale su ogni superficie. Poi c’è tanto lavoro da fare sul piano mentale e fisico. È positivo avere ancora molti margini, anche se il livello di tennis è già alto”.
Niente paragoni: “Sto scrivendo la mia storia”
I paragoni con i grandi nomi del tennis recente — da Kuerten ad Alcaraz, fino a Sinner — sono inevitabili, ma Fonseca preferisce mantenere i piedi per terra.
“Le aspettative ci sono, la gente parla della mia evoluzione, qualcuno mi vede come il prossimo Kuerten, il prossimo Alcaraz o il prossimo Sinner. Ma io sto scrivendo la mia storia. L’anno scorso ho vinto qui, ma questo non significa che debba vincere ancora. Sono numero 24 del mondo, ma non vuol dire che diventerò numero 1. Ogni cosa ha il suo tempo”.
Un messaggio chiaro, di pazienza e consapevolezza: “Ho un ottimo team che mi sta aiutando a crescere come giocatore e come persona. Le comparazioni non mi piacciono, anche se so che ci saranno sempre. A volte mi pesano, a volte mi mettono tensione, ma di solito riesco a gestirle”. La caduta di Buenos Aires brucia, ma non cambia la rotta.