Luciano Darderi è uno dei grandi protagonisti della tournée sudamericana sulla terra battuta. L’italo-argentino ha centrato la finale all’ATP di Buenos Aires, arrendendosi a Francisco Cerúndolo con il punteggio di 6-4 6-2, ma il risultato gli ha comunque permesso di salire fino al numero 21 del ranking mondiale, miglior piazzamento della sua carriera.
Le fatiche accumulate in Argentina si sono fatte sentire nel successivo appuntamento di Rio de Janeiro, dove Darderi è stato eliminato da Juan Manuel Cerúndolo (1-6 6-3 4-6). Ora però l’azzurro guarda avanti: testa di serie numero due a Santiago del Cile, debutterà contro Mariano Navone con l’obiettivo di chiudere al meglio lo swing latinoamericano.
Allenamenti con Alcaraz e Sinner: “Un’opportunità di crescita”
Nel corso di un’intervista rilasciata al quotidiano cileno La Tercera, Darderi ha parlato del rapporto con i due dominatori del circuito, Alcaraz e Sinner.
«Quando ne ho la possibilità cerco sempre di allenarmi con loro. Confrontarsi con giocatori di questo livello è fondamentale per migliorare», ha spiegato. Parole di grande stima per entrambi: «Sono ragazzi umili, persone perbene. Carlos viene da una famiglia straordinaria. Con Jannik, Musetti e gli altri italiani c’è un legame forte: siamo un gruppo unito anche fuori dal campo».
Un confronto che aiuta Darderi a misurarsi con l’élite e ad alzare costantemente l’asticella del proprio gioco.
La difesa della terra battuta sudamericana
Darderi si è espresso anche sulla possibile riorganizzazione del calendario ATP, con il rischio di modificare o ridimensionare la tradizionale tournée sudamericana sulla terra.
«Il Sudamerica ha bisogno di questi tornei: oltre il 10% dei giocatori in classifica è sudamericano. Buenos Aires e Rio hanno una storia importante e un grande prestigio. L’introduzione di nuovi eventi, come il Masters 1000 in Arabia Saudita, potrebbe spezzare l’equilibrio della tournée, ma sono decisioni che spettano all’ATP».
La sua posizione è chiara: «Se dipendesse da me, lascerei tutto sulla terra battuta. Molti giocatori sudamericani costruiscono lì i loro risultati e meritano una parte di stagione su questa superficie».
Sinner o Alcaraz? Analisi tecnica
Darderi evita paragoni netti, ma offre un’analisi interessante: «Sono due fenomeni. Sinner ha un paio d’anni in più. Entrambi attraversano alti e bassi, come è normale che sia, ma sono competitivi su tutte le superfici».
Secondo l’italo-argentino, Sinner esprime il meglio soprattutto indoor, dove ha conquistato più volte le Finals ATP, mentre Alcaraz si distingue per creatività e imprevedibilità: «Carlos ha più variazioni, può sorprenderti in ogni momento. Jannik è più solido, più schematico, anche se sta aggiungendo nuove soluzioni come smorzate e discese a rete. Ed è proprio questa evoluzione che lo sta facendo crescere ancora».
Gli idoli: da Del Potro ai Big Three
Tra i modelli di riferimento spicca Juan Martín del Potro, ammirato per la potenza del diritto. Poi l’eleganza di Roger Federer e, naturalmente, la longevità e i record di Novak Djokovic: «Per titoli è il più grande della storia. A 38 anni compete ancora a quel livello: è un esempio incredibile».
Obiettivo Top 10, senza fretta
A 24 anni appena compiuti, Darderi ha le idee chiare ma mantiene equilibrio e realismo: «Un anno fa puntavo alla Top 50, oggi alla Top 20. Il prossimo passo sarà la Top 10, ma senza fretta. Ho ancora ampi margini di miglioramento, fisico e mentale».
Fondamentale il lavoro con il team e con il padre, figura centrale nel suo percorso, a cui si è aggiunto l’ex giocatore Guillermo Pérez Roldán. «L’obiettivo principale resta giocare un’intera stagione senza infortuni», sottolinea.
Darderi vive il miglior momento della carriera, sospeso tra ambizione e concretezza, mentre la terra battuta sudamericana – che tanto gli sta dando – attende di conoscere il proprio futuro nel calendario ATP.
