A quasi trent’anni, Matteo Berrettini si presenta al Miami Open 2026 con un approccio diverso dal passato: meno ossessione per i numeri, più attenzione alla continuità. Il romano, reduce da stagioni complicate sul piano fisico, prosegue il suo percorso di rientro ai vertici con pazienza e realismo.
Dopo un periodo lontano dai riflettori dei grandi tornei, Berrettini prova a ripartire proprio da Miami, dove un anno fa aveva raggiunto i quarti di finale. Un risultato che resta nella memoria, ma che oggi non rappresenta una pressione, bensì uno stimolo.
Segnali incoraggianti da Indian Wells
Il percorso recente dell’azzurro passa anche dal Indian Wells, dove ha raccolto indicazioni positive, soprattutto sul piano della tenuta fisica e mentale.
“A Indian Wells ho giocato due partite di alto livello, credo che Sacha abbia disputato un match davvero ottimo e infatti è andato avanti nel torneo”, ha spiegato. “La partita contro Mannarino, secondo me, è stata molto buona per diverse ragioni. Prima di tutto, fisicamente sono riuscito a reggere fino alla fine, ma soprattutto mentalmente ho tenuto dal primo all’ultimo punto. Anche il livello è stato molto alto, quindi porto via molte cose positive da un torneo che non è mai stato il mio preferito”.
Miami, un ritorno con fiducia
Il passaggio dalla California alla Florida rappresenta una tappa importante nel suo percorso di crescita. Berrettini non nasconde sensazioni positive, pur mantenendo un approccio prudente.
“Quest’anno mi sento bene qui a Miami, sono in un processo di riattivazione”, ha dichiarato. “L’anno scorso ho già vissuto due settimane molto positive in questa tournée, però so che bisogna pensare partita dopo partita, passo dopo passo. Mi sto riprendendo fisicamente e mentalmente, poco alla volta sto ritrovando quell’energia che mi serve per competere contro i migliori”.
Il ricordo dei quarti del 2025
Il legame con Miami è rafforzato anche dal buon risultato ottenuto nella scorsa stagione. Tornare in un contesto dove si è fatto bene può fare la differenza, anche dal punto di vista emotivo.
“Quando torni in un torneo dove hai giocato bene in passato, senti quella sensazione che ti dice che puoi esprimerti bene”, ha raccontato. “Negli anni precedenti non ero mai riuscito a trovare il giusto feeling, c’erano sempre aspetti che non mi facevano sentire a casa. Invece l’anno scorso ho trovato ritmo ed energia giusti. Ho giocato ottime partite, anche quella contro Bergs è stata di alto livello. Sicuramente porto con me bei ricordi del mio percorso qui nel 2025”.
Obiettivo 2026: continuità, non classifica
Il punto centrale del discorso del romano riguarda però gli obiettivi stagionali, completamente ridefiniti rispetto al passato.
“L’obiettivo di quest’anno non ha nulla a che vedere con il ranking o con i risultati, ma con la continuità”, ha spiegato. “Voglio allenarmi tanto per poi riuscire a giocare al massimo livello il più a lungo possibile. È quello che mi è mancato negli ultimi anni. Da lì, eventualmente, si potrà iniziare a pensare a risultati importanti. Ovviamente sono qui per fare bene, perché mi piace essere competitivo e stare in una certa posizione di classifica. Ma so che devo ripartire da altro: ho tanti anni di esperienza nel circuito e so quanto questo sia fondamentale”.
Il “segreto” del boom azzurro
Infine, Berrettini ha offerto anche una chiave di lettura sul momento straordinario del tennis italiano, sempre più protagonista nel circuito internazionale.
“Avere questo gruppo di giocatori oggi è un merito generazionale enorme”, ha sottolineato. “Molto deriva dal fatto che ci siamo aiutati tra di noi e ci siamo allenati insieme. Mi alleno spesso con Musetti, lo abbiamo fatto anche a Indian Wells, ma anche con Darderi in Sudamerica e spesso anche con Cobolli”.
E ha concluso: “Siamo sempre in contatto tra di noi. In questo momento alcuni giocatori stanno affrontando difficoltà fisiche e questo ci spinge ancora di più ad aiutarci. La realtà è che c’è un rapporto molto stretto tra tutti noi e questo ci ha permesso di crescere insieme”.