Tra i protagonisti emergenti del Masters 1000 di Miami c’è anche Alex Michelsen, chiamato a misurarsi negli ottavi di finale con Jannik Sinner. Per il 21enne statunitense, attuale numero 40 del ranking ATP, si tratta del terzo confronto in carriera contro l’azzurro, già affrontato due volte nell’estate 2024 tra Cincinnati e US Open, senza riuscire a conquistare nemmeno un set.
Il torneo di casa sembra esaltare Michelsen, protagonista di una stagione sul cemento americano particolarmente solida. Il californiano è infatti il terzo statunitense più giovane dal 2000 a raggiungere gli ottavi sia a Indian Wells che a Miami nello stesso anno, dopo Robbie Ginepri nel 2003 e Jenson Brooksby nel 2022.
Crescita costante e risultati in casa
Non è un caso che i migliori risultati della sua giovane carriera siano arrivati proprio negli Stati Uniti. Michelsen ha disputato tutte e tre le finali ATP sul suolo americano: la prima a Newport nel 2023, dove si arrese ad Adrian Mannarino dopo una settimana da protagonista, capace di spingersi per la prima volta fino all’ultimo atto di un torneo del circuito maggiore.
Nel 2024 è tornato in finale nello stesso torneo, sfiorando il titolo prima di cedere a Marcos Giron dopo aver mancato un match point. Sempre nel 2024 ha raggiunto un’altra finale a Winston-Salem, fermato questa volta da Lorenzo Sonego. Parallelamente, non sono mancate vittorie di rilievo: il primo successo contro un Top 10 è arrivato a Los Cabos nel 2024 contro Alex de Minaur. Nel 2025 ha poi battuto Lorenzo Musetti a Toronto, torneo in cui ha centrato anche il suo primo quarto di finale in un Masters 1000. Più recentemente, a Indian Wells, ha raggiunto gli ottavi sorprendendo Taylor Fritz.
La sfida con Sinner e la gestione dei grandi tornei
A Miami, Michelsen si gioca ora un posto nei quarti contro il numero 2 del mondo Jannik Sinner. Una sfida complicata, ma anche un banco di prova importante per misurare il proprio livello contro uno dei migliori giocatori del circuito. In settimana, parlando a Tennis Channel, l’americano ha sottolineato quanto sia fondamentale gestire energie e concentrazione in tornei lunghi come i Masters 1000: competizioni che si sviluppano nell’arco di quasi due settimane e richiedono equilibrio tra allenamento e recupero.
Nei giorni senza match, Michelsen cerca infatti di staccare dalla routine agonistica: sessioni brevi in campo e poi spazio ad attività lontane dal tennis, per alleggerire la pressione e mantenere lucidità mentale.
Dalle radici familiari alle passioni fuori dal campo
Figlio d’arte, Michelsen ha iniziato a giocare a soli tre anni, seguendo le orme dei genitori: il padre Erik, avvocato, aveva giocato a livello universitario alla University of Redlands, mentre la madre Sondra è stata tennista alla San Diego State University. Dopo aver inizialmente considerato il percorso collegiale con la University of Georgia, ha scelto di passare subito professionista.
Fuori dal campo, il giovane americano coltiva passioni piuttosto insolite per un atleta della sua età. Non è un appassionato golfista come Carlos Alcaraz, ma ama collezionare monete antiche: una raccolta che, secondo le sue stime, vale già svariate migliaia di dollari.
Il momento chiave: l’ingresso tra i primi 100
Nonostante i progressi e i risultati recenti, Michelsen individua ancora il momento più significativo della sua carriera nell’ingresso in Top 100. Un traguardo raggiunto grazie alla vittoria nel Challenger di Knoxville nel novembre 2023, che lo ha proiettato al numero 99 del mondo.
Un risultato che, come ha raccontato lui stesso, ha rappresentato una svolta anche dal punto di vista personale: la consapevolezza di poter davvero competere tra i professionisti e costruirsi un futuro nel tennis. Ora, però, il presente si chiama Miami e si chiama Sinner: una sfida che può dire molto sulle ambizioni del giovane americano.