31 Marzo 2026

Corrado Barazzutti

Sinner e il segnale più importante dopo Miami

Nel punto settimanale di Corrado Barazzutti l’analisi su Sinner, che domina Indian Wells e Miami rilanciandosi nella corsa al numero 1, con Alcaraz in difficoltà, tra segnali tecnici e fragilità mentale. Poi uno sguardo alla stagione della terra battuta.

Altro che crisi. Jannik Sinner è tornato e ha ritrovato uno stato di forma perfetto, ribadendo con forza la sua corsa per tornare numero 1 del mondo. Con buona pace per chi aveva ipotizzato e sostenuto il contrario. 

Ha vinto nettamente il Sunshine Double senza perdere nemmeno un set, qualcosa che nessuno finora era riuscito a fare. Ma è passato anche attraverso momenti piuttosto complicati. A Indian Wells contro Joao Fonseca e poi contro Alex Michelsen, a Miami, rischiando davvero tanto. Due partite in cui è stato messo a dura prova, in cui gli avversari hanno giocato benissimo e con occasioni concrete per vincere almeno un set.

Eppure è proprio lì si che è vista la differenza, perché Sinner ha gestito i momenti importanti con una lucidità straordinaria. E soprattutto c’è stato un elemento decisivo, il servizio. In questi due tornei ha servito veramente bene, e questo aspetto è stato sicuramente il fattore chiave che gli ha permesso di uscire dalle situazioni più complicate. Nei punti che contano e nei momenti delicati il servizio lo ha sempre aiutato a fare la differenza. Proprio quel colpo che in passato – vedi la finale di Parigi contro Alcaraz – gli era mancato, adesso è diventato finalmente un valore aggiunto, destinato ad aiutarlo ancora, anche in futuro.

Alcaraz e il peso del suo carattere

Se da una parte c’è un Sinner in crescita costante, dall’altra Carlos Alcaraz naviga dalla parte opposta e fa un passo indietro. Avevo l’impressione che avesse trovato l’equilibrio, che non sarebbe più incappato in certi incidenti di percorso. Invece è successo di nuovo.

Ma più dei risultati, colpisce l’atteggiamento. In una delle ultime partite si è lasciato andare a commenti come “voglio andare a casa, non ce la faccio più”. Sono esternazioni che non mi aspetterei da un giocatore del suo livello. Il tennis del resto è così, ci sono momenti in cui tutto funziona e altri in cui si soffre. La differenza la fa il carattere. E da un giocatore che, al di là dell’età, è ormai un veterano, certe reazioni non dovrebbero più vedersi.

Chi cresce e chi si è fermato

Tra i giovani mi ha colpito molto Arthur Fils. È sempre stato un giocatore su cui la Francia puntava, poi è stato frenato da problemi fisici, ma adesso che sta bene sta dimostrando il suo valore. Ha grande potenziale e può avvicinarsi ai migliori con una guida come Goran Ivanisevic, che ha scelto di allenare il giovane francese dopo la parentesi con Stefanos Tsitsipas. 

E a proposito del tennista greco, che dire, è stato a lungo ai vertici, ma oggi appare un po’ consumato, sia tecnicamente sia mentalmente. Il rovescio è diventato un punto debole, il servizio meno incisivo, e sembra aver perso parte di quelle motivazioni che lo spingevano quando era più giovane.

Sulla terra si decide il numero uno

Guardando avanti, possiamo dire come Sinner sia assolutamente in corsa per tornare numero 1 del mondo. E se non succederà subito con la vittoria di Montercarlo, potrebbe accadere nelle settimane successive. Molto dipenderà dalla continuità, ma con questa forma e questa determinazione le possibilità sono più che concrete. 

Si entra ora nella stagione della terra battuta, dove una volta si diceva potesse avere più difficoltà. Ma ormai Sinner gioca bene ovunque. Ha già dimostrato di poter competere ad altissimo livello anche su questa superficie. 

Attenzione poi a Lorenzo Musetti, che sulla terra può inserirsi tra i migliori. È la sua superficie preferita e i risultati dello scorso anno lo dimostrano. Lorenzo può essere anche capace di creare anche qualche grande sorpresa.

Il doppio e gli altri italiani

Infine la certezza che arriva dal doppio: Simone Bolelli e Andrea Vavassori vincono Miami e confermano di essere ormai una delle coppie più forti del mondo. Continuano a brillare per affiatamento e qualità, e hanno tutte le carte in regola per tornare protagonisti anche alle Finals.

Una nota conclusiva vorrei dedicarla invece a Matteo Arnaldi, che sta attraversando un momento complicato, con qualche piccola difficoltà tra cambiamenti e perdita di fiducia. Ma le qualità non si discutono, deve solo ritrovarsi, e sono convinto che tornerà ai suoi livelli.