Da promessa del circuito a protagonista assoluto. Martin Landaluce si è preso la scena al Miami Open 2026 e ha firmato firma una delle storie più sorprendenti della stagione. Due anni dopo la sua prima vittoria ATP proprio in Florida, il ventenne madrileno è tornato nello stesso torneo con ben altre ambizioni e risultati. Dalle qualificazioni ai quarti di finale, passando per tre vittorie consecutive (mai ottenute prima in stagione) e due scalpi eccellenti contro top 20, Landaluce è oggi molto più di una semplice rivelazione. E, soprattutto, è un nome destinato a restare.
Le origini: famiglia, Nadal e il sogno del tennis
Nato a Madrid l’8 gennaio 2006, Landaluce cresce in un ambiente familiare profondamente legato al tennis. I primi passi arrivano osservando genitori e fratelli, ma il salto di qualità è legato a una scelta precisa: entrare nell’accademia di Rafael Nadal, suo grande idolo.
Un passaggio chiave, non solo dal punto di vista tecnico ma anche mentale. Come Nadal, Landaluce incarna un tennis fatto di intensità, disciplina e spirito competitivo. E, proprio come molti giovani spagnoli della nuova generazione, cresce con un punto di riferimento chiaro anche in Carlos Alcaraz. Il primo grande squillo arriva nel 2022, con le semifinali a Wimbledon junior. Ma è allo US Open che il suo talento esplode definitivamente: Landaluce conquista il titolo e chiude il 2023 da numero uno del mondo under 18.
Il passaggio al professionismo è graduale. Tra tornei ITF, Challenger e wild card nei tornei ATP, lo spagnolo costruisce il proprio percorso con pazienza. Il primo titolo arriva nel febbraio 2024 (M25 di Vila Real de Santo Antonio), seguito dal successo Challenger di Olbia a fine stagione.
Ma il primo vero contatto con il grande tennis arriva proprio a Miami, nel 2024, quando — grazie a una wild card — conquista la sua prima vittoria ATP battendo Jaume Munar. Un altro momento chiave arriva nell’off-season tra il 2024 e il 2025, quando Landaluce si allena a Dubai con Jannik Sinner. Un’esperienza formativa che anticipa un passaggio importante: la qualificazione al suo primo Slam, agli Australian Open.
Il suo approccio resta però lucido e lontano da pressioni eccessive:
“Non ho un ranking specifico come obiettivo. Voglio fare bene le cose e divertirmi. Se continuerò così, entrerò tra i primi 100”.
La stagione 2025 scorre senza picchi clamorosi, ma con segnali di crescita costante. Il salto arriva nel finale, con il trionfo al Challenger di Orléans che lo porta al best ranking di numero 110 e gli vale la qualificazione alle Next Gen ATP Finals. Qui, però, paga lo scotto dell’inesperienza: tre sconfitte su tre.
Miami 2026: la settimana della svolta
Il 2026 inizia senza particolari acuti, ma con tanto lavoro nelle gambe. A Miami, Landaluce parte dalle qualificazioni e supera Mackenzie McDonald e Thiago Agustin Tirante. È solo l’inizio.
Nel tabellone principale cambia marcia. Forte di un servizio efficace e di soluzioni pesanti da fondo — soprattutto il rovescio lungolinea, suo marchio di fabbrica — elimina Marcos Giron e poi due top 20 come Luciano Darderi e Karen Khachanov, salendo fino al numero 123 virtuale del ranking. Un risultato sorprendente, considerando che prima del torneo vantava appena 2 vittorie e 10 sconfitte nei main draw ATP. A fare la differenza, oltre al tennis, è l’atteggiamento. Landaluce lo spiega chiaramente:
“In questa settimana mi sono detto di non essere passivo, di non aspettare. Bisogna andare a prendersi la partita e avere fiducia in sé stessi”.
Un cambio di mentalità evidente, che si riflette anche nella gestione delle partite contro avversari di alto livello:
“Giocare contro i migliori e farlo bene ti conferma che il lavoro che stai facendo è quello giusto”.
E poi il rapporto con i suoi punti di riferimento:
“Con Rafa e con Carlitos parlo ogni tanto. Mi hanno aiutato molto e so che sono contenti di quello che sto facendo”.
Il sogno continua: “Mi immagino di vincere il torneo”
Miami potrebbe rappresentare il vero punto di svolta nella carriera di Martin Landaluce. Da giovane talento a protagonista tra i grandi, il passo è ancora lungo, ma la direzione è chiara. Tecnica, mentalità e capacità di apprendere rapidamente — come lui stesso ama sottolineare — sono già elementi concreti del suo tennis. E se davvero il suo punto di forza è imparare in fretta, allora il circuito ATP è avvisato: la nuova generazione spagnola ha trovato un altro nome su cui puntare.