A che punto siamo con il pickleball in Italia?

9 Giugno 2026

Steph Pickleball

A che punto siamo con il pickleball in Italia?

Se fino a pochi anni fa il pickleball era praticamente sconosciuto nel nostro Paese, oggi la situazione è molto diversa. Quello che negli Stati Uniti è diventato il fenomeno sportivo più discusso dell’ultimo decennio sta trovando spazio anche in Italia, con un numero crescente di praticanti, nuovi campi dedicati, tornei ufficiali e investimenti da parte di circoli sportivi e federazioni.

La domanda che molti si pongono è semplice: il pickleball è una moda passeggera o uno sport destinato a ritagliarsi uno spazio stabile accanto a tennis e padel?

La crescita del pickleball in Italia

Negli ultimi anni il pickleball ha vissuto una fase di sviluppo costante. Sempre più club di tennis e padel hanno iniziato a convertire o affiancare campi dedicati, mentre si moltiplicano eventi promozionali, corsi per principianti e competizioni amatoriali.

Un impulso importante è arrivato dalla Federazione Italiana Tennis e Padel (FITP), che ha inserito il pickleball nel proprio percorso di sviluppo sportivo, contribuendo a creare un ecosistema più strutturato fatto di tornei, formazione e attività promozionali sul territorio. Se il numero dei praticanti è ancora lontano da quello di tennis e padel, la crescita appare costante e sostenuta, soprattutto nelle grandi città e nelle aree dove esiste già una forte cultura degli sport di racchetta.

Cos’è il pickleball

Il pickleball è uno sport di racchetta che combina elementi di tennis, badminton e ping pong. Si gioca su un campo più piccolo rispetto a quello da tennis (13,4 x 6,1 metri), diviso da una rete più bassa, utilizzando una racchetta rigida senza corde e una pallina forata in materiale plastico.

Nato negli Stati Uniti negli anni Sessanta come attività ricreativa per famiglie, si è trasformato negli ultimi anni in uno degli sport con la crescita più rapida al mondo grazie alla sua accessibilità e al suo carattere altamente sociale.

Come si gioca

Il gioco inizia con un servizio eseguito dal basso che deve attraversare la rete in diagonale. Una delle caratteristiche più particolari del pickleball è la regola del doppio rimbalzo: dopo il servizio, la pallina deve rimbalzare una volta per ciascun lato del campo prima che i giocatori possano colpirla al volo.

L’obiettivo è conquistare il punto inducendo l’avversario all’errore o impedendogli di rimandare la palla nel campo regolamentare. Le partite si disputano generalmente a 11 punti, con almeno due punti di vantaggio per vincere il set. Queste regole rendono il gioco immediato da apprendere, ma allo stesso tempo ricco di aspetti tattici e strategici.

Il campo e l’attrezzatura

Uno dei motivi della diffusione del pickleball è la semplicità delle infrastrutture necessarie.

Il campo misura circa la metà di un campo da tennis e comprende:

  • due aree di servizio;
  • la cosiddetta “kitchen”, la zona no-volley situata a 2,13 metri dalla rete;
  • una rete alta 91 cm al centro e 86 cm ai lati.

Per iniziare a giocare servono pochi elementi:

  • una racchetta da pickleball;
  • palline forate in plastica;
  • scarpe da sport adatte alle superfici da gioco;
  • abbigliamento sportivo leggero.

L’investimento iniziale è generalmente inferiore rispetto ad altri sport di racchetta, fattore che contribuisce alla sua accessibilità.

Perché piace così tanto?

Il successo del pickleball si basa su alcune caratteristiche molto precise: è facile da imparare, anche chi non ha mai praticato sport di racchetta riesce a disputare scambi divertenti dopo pochi minuti di gioco. È inclusivo: bambini, adulti e senior possono giocare insieme con un buon livello di equilibrio competitivo. È sociale: il doppio è la formula più diffusa e favorisce la nascita di community molto attive all’interno dei circoli. È tecnico e competitivo: superata la fase iniziale, emergono aspetti tattici che rendono il gioco interessante anche per tennisti e padelisti esperti.

Dove si gioca oggi in Italia

Da Milano a Roma, da Torino a Napoli, fino alle principali città del Sud e delle isole, il numero di strutture che offrono il pickleball continua ad aumentare. Molti circoli hanno scelto di integrare questa disciplina nella propria offerta sportiva, spesso utilizzando spazi multifunzionali o convertendo campi esistenti.

Parallelamente stanno nascendo associazioni, academy e community locali che organizzano tornei, clinic e giornate di prova per avvicinare nuovi giocatori.

Quali sono le prospettive per il futuro?

Il pickleball è ancora in una fase iniziale rispetto a discipline consolidate come tennis e padel, ma i segnali di crescita sono evidenti. L’aumento dei praticanti, il coinvolgimento federale, l’apertura di nuovi campi e l’interesse degli operatori del settore indicano che il movimento sta costruendo basi sempre più solide.

La sfida dei prossimi anni sarà trasformare l’entusiasmo iniziale in una pratica stabile e diffusa, capace di attrarre nuovi giocatori e creare una vera cultura del pickleball in Italia.

A che punto siamo quindicon il pickleball in Italia? Siamo ancora nelle prime fasi di sviluppo, ma il percorso intrapreso è chiaro. Da sport quasi sconosciuto, il pickleball sta diventando una realtà sempre più presente nei circoli e nelle comunità sportive del Paese.

Non è ancora ai livelli di popolarità del padel, ma ha già dimostrato di possedere tutte le caratteristiche che servono per crescere: accessibilità, divertimento, inclusione e una forte componente sociale. E proprio per questo potrebbe essere uno degli sport di racchetta più interessanti da seguire nei prossimi anni.