Juan Carlos Ferrero e Carlos Alcaraz

9 Marzo 2026

Federico Vincenti

Ferrero ha rotto il silenzio su Alcaraz e ha detto un sacco di cose interessanti

A quasi tre mesi dalla fine della loro collaborazione, Juan Carlos Ferrero è tornato a parlare apertamente del rapporto con Carlos Alcaraz. L’ex numero uno del mondo e storico allenatore del talento murciano ha raccontato sensazioni, retroscena e riflessioni sulla separazione professionale, in una lunga intervista concessa al programma spagnolo Chiringuito Inside.

Una rottura che continua a suscitare grande curiosità nel mondo del tennis e sulla quale, fino a oggi, erano circolate poche spiegazioni ufficiali.

La separazione: “All’inizio è stata dura”

Ferrero ha spiegato di aver ormai metabolizzato la fine della collaborazione con il campione spagnolo, anche se l’impatto emotivo iniziale non è stato semplice.

“Adesso sto bene, sono passati tre mesi e bisogna andare avanti”, ha raccontato. “All’inizio però non è stato facile: quando guardo Carlos giocare provo due sensazioni opposte. Da una parte voglio che gli vada tutto nel migliore dei modi, dall’altra mi dispiace non essere più lì”.

Secondo l’ex coach, la rottura non è stata legata a questioni economiche né a divergenze logistiche.

“Il mio contratto si rinnovava automaticamente a fine stagione se non ci fossero stati cambiamenti. Non è stata una questione di soldi, né del fatto che lui non volesse allenarsi a Villena. Semplicemente non vedevamo allo stesso modo il futuro del nostro lavoro insieme. Non siamo riusciti a trovare un accordo e la decisione è arrivata per dinamiche interne e private”.

Il suo metodo di lavoro

Ferrero ha ribadito la propria filosofia da allenatore, descrivendosi come una figura molto esigente.

“Nel lavoro sono sempre stato una persona molto rigorosa e meticolosa”, ha spiegato. “Da giocatore soffrivo molto le sconfitte. Da allenatore invece ho cercato di trasmettere un altro concetto: perdere serve per imparare e migliorare”.

Ripercorrendo l’inizio della collaborazione con Alcaraz, Ferrero ha ricordato come il progetto lo abbia riavvicinato al tennis dopo un periodo di stanchezza nel circuito.

“All’epoca avevo appena finito di lavorare con Alexander Zverev e non mi convincevano alcune dinamiche del suo modo di vivere il tennis professionistico. Ero un po’ stanco del circuito. Poi Albert Molina mi chiamò per farmi conoscere Carlos e quel progetto mi entusiasma subito: ripartire da zero”.

Il cambio di prospettiva fu netto.

“Sono passato dal viaggiare in jet privato ad andare in macchina verso tornei minori, dormendo in appartamenti. Ma proprio quella dimensione mi ha restituito l’entusiasmo per questo sport”.

La frase controversa sul documentario Netflix

Nel corso dell’intervista Ferrero ha anche commentato la frase diventata virale nel documentario Netflix su Alcaraz, nella quale aveva espresso dubbi sulla possibilità che il suo allievo potesse diventare il più grande di sempre mantenendo il suo stile di vita.

“Prima di tutto voglio chiarire una cosa: Carlos ha sempre dato tutto in allenamento”, ha precisato. “Ci sono pochissimi giocatori capaci di essere professionisti e allo stesso tempo divertirsi molto fuori dal campo”.

Ferrero ha poi spiegato il senso di quelle parole.

“Quando inizi a vivere molte esperienze fuori dal campo arrivano distrazioni molto allettanti. Ricordo che dopo la vittoria al Roland Garros ci chiese una settimana completamente libera per fare ciò che voleva. Noi eravamo preoccupati perché poco dopo si andava a Londra”.

La preoccupazione non riguardava il livello di gioco.

“Carlos ha talmente tanto talento che gli bastano due giorni di allenamento per tornare al massimo. Il timore era piuttosto legato al rischio di infortuni. Detto questo, oggi sta dimostrando di saper distinguere bene tra i momenti di lavoro e quelli di pausa”.

Il paragone con Federer, Djokovic e Nadal

Ferrero ha anche analizzato le qualità tecniche e mentali di Alcaraz, individuando alcune somiglianze con i membri del cosiddetto “Big 3”.

“La sua classe e la capacità di eseguire qualsiasi colpo ricordano Roger Federer”, ha spiegato. “Di Novak Djokovic ha la solidità da fondo campo e l’intelligenza tattica nel coprire gli spazi e intuire le scelte dell’avversario”.

L’aspetto più evidente, però, sarebbe quello mentale.

“Di Rafael Nadal possiede la mentalità: la convinzione costante di poter vincere e la volontà di lottare fino all’ultimo punto. Carlos ha sempre ammirato moltissimo Rafa proprio per questo”.

Alla domanda se il suo ex allievo possa diventare il tennista con più titoli dello Slam della storia, Ferrero non ha nascosto l’ottimismo.

“Mi piacerebbe moltissimo. Se lavora bene può riuscirci. Quando l’entusiasmo iniziale diminuisce, deve essere la disciplina a fare la differenza. Djokovic in questo è stato straordinario”.

Il rapporto oggi e il ruolo di Samuel López

Ferrero ha rivelato di aver avuto lui stesso un ruolo nella scelta del nuovo allenatore di Alcaraz, Samuel López.

“Sono stato il primo a spingere Samu ad accettare”, ha raccontato. “È una persona di massima fiducia e conosce tutto il lavoro fatto negli anni”.

Nonostante questo, ammette che la situazione non è priva di emozioni contrastanti.

“Da un lato sono felice per lui, dall’altro vedere una persona così vicina a me allenare Carlos fa un po’ male. Ma col tempo sto imparando a gestirlo”.

Il futuro: ritorno nel circuito

Ferrero ha spiegato di non aver ancora accettato nuove proposte come allenatore, nonostante diverse offerte ricevute.

“Sento di avere ancora molto da dare al tennis e tornerò nel circuito. Però al momento non ho trovato il progetto che mi accenda davvero”.

E sul possibile ritorno accanto ad Alcaraz, l’ex coach ha lasciato aperta una porta significativa. “Se un giorno Carlos mi chiedesse di tornare ad allenarlo, non potrei dire di no”.