Carlos Alcaraz Vanity Fair

13 Maggio 2026

Stefano Cagelli

Alcaraz a 360 gradi: “Se penso che mi aspettano altri 15 anni di carriera, mi sento sopraffatto”

Mentre resta momentaneamente lontano dal circuito, Carlos Alcaraz continua a far parlare di sé. Questa volta non per un risultato sul campo, ma per una lunga e intensa intervista concessa a Vanity Fair, in cui il numero uno spagnolo si è raccontato con grande sincerità, affrontando temi che vanno anche oltre il tennis.

Le fotografie realizzate per il servizio — con il murciano completamente ricoperto di terra battuta — hanno attirato immediatamente l’attenzione del pubblico. Ma è il contenuto dell’intervista a offrire gli spunti più interessanti: Alcaraz parla del peso della carriera, del bisogno di preservare il proprio equilibrio mentale e del rapporto con Jannik Sinner, oggi suo principale rivale in campo.

“Sto vivendo il sogno, ma vorrei più tempo per me”

A soli 22 anni, Alcaraz è già una delle figure centrali del tennis mondiale. Eppure il successo non cancella il desiderio di vivere con maggiore leggerezza la propria età: So di stare vivendo la vita che ho sempre sognato, ma a volte vorrei avere più momenti per me stesso, per fare le cose che farebbe un ragazzo di 22 anni. Il pensiero del futuro, paradossalmente, non gli trasmette serenità: Cerco di non pensare al fatto che mi possano aspettare altri 12 o 15 anni di carriera, perché mi sento sopraffatto. Non voglio parlare di vertigine, ma non vorrei nemmeno finire per condurre una vita monotona che mi trasformi in uno schiavo del tennis”.

Alcaraz riflette anche sul peso dell’esposizione mediatica e sull’attenzione costante richiesta agli atleti di vertice: Oggi dobbiamo stare molto più attenti a quello che diciamo e facciamo. È stressante, perché devi pensare continuamente a cosa fai, quando lo fai e dove ti trovi”. Dietro il personaggio pubblico, però, resta un ragazzo come tanti altri: Siamo esseri umani. Abbiamo giorni buoni e giorni cattivi. A volte ci svegliamo senza voglia di fare nulla, ma dobbiamo comunque presentarci e non sempre reagiamo come dovremmo”.

Negli ultimi anni Alcaraz ha imparato quanto sia fondamentale fermarsi al momento giusto: Ci sono stati periodi in cui non mi sono fermato a riposare e questo mi ha portato a giocare male, a infortunarmi o, semplicemente, a non finire bene”. Per il quattro volte campione Slam, la salute mentale ha un valore almeno pari a quella fisica: Credo che prendersi cura della salute mentale sia importante quanto, se non di più, che prendersi cura del corpo. C’è chi è ossessionato dall’aspetto fisico, ma per me è altrettanto importante allenare la testa”.

La rivalità con Sinner

Tra i passaggi più significativi dell’intervista c’è quello dedicato al rapporto con Jannik Sinner, con cui Alcaraz sta scrivendo una delle rivalità più affascinanti del tennis contemporaneo. Stiamo dimostrando al mondo che possiamo scendere in campo, dare il massimo e cercare di farci il maggior male possibile dal punto di vista sportivo, e poi fuori dal campo essere semplicemente due ragazzi che si trovano molto bene.

Lo spagnolo sottolinea come la competizione possa convivere con il rispetto reciproco: Ci aiutiamo a tirar fuori la migliore versione di noi stessi. Stiamo lottando per lo stesso obiettivo, ma non c’è bisogno di odiarsi per desiderare la stessa cosa”. Alcaraz riconosce che costruire una vera amicizia tra rivali non è semplice, ma guarda con entusiasmo al futuro: “Spero che continueremo a giocare tante altre volte, tante finali, dividendoci i grandi tornei”.

Niente paragoni: solo Carlos Alcaraz

I record e i traguardi restano un obiettivo, ma non rappresentano un’ossessione quotidiana: Ci sono record che voglio raggiungere, soprattutto per il giorno in cui guarderò indietro e vedrò ciò che ho costruito”. Quanto ai paragoni con i grandi del passato, Alcaraz ha le idee molto chiare. È bello sentire certi confronti, ma io punto sempre sul mio stile. È quello che ho creato e perfezionato. Non ho copiato nessuno: la gente sa già che io sono Carlos Alcaraz”.

Un’affermazione che racchiude tutta la sua identità: ambizioso, consapevole e determinato a scrivere la propria storia senza inseguire quella di altri.