Ci sono stagioni che vengono ricordate per il dominio di un campione, altre per una rivalità, altre ancora per una partita capace di entrare nella storia. Poi c’è il 2009, un anno in cui sembra essere successo tutto insieme.
È da questa considerazione che parte una recente riflessione del sito spagnolo Punto de Break, che si è posta una domanda tanto semplice quanto affascinante: il 2009 è stato il miglior anno nella storia del tennis maschile?
Una tesi inevitabilmente soggettiva, ma sostenuta da una quantità impressionante di eventi, campioni e partite rimaste nell’immaginario collettivo. Perché nel 2009 Federer e Nadal erano già Federer e Nadal, Djokovic stava preparando l’assalto definitivo al loro regno, Murray era ormai una presenza stabile ai vertici e, alle loro spalle, giocatori come Del Potro, Davydenko, Söderling, Roddick e Verdasco erano capaci di mettere seriamente in discussione le gerarchie.
Un anno in cui vinsero (quasi) tutti
Il primo elemento evidenziato da Punto de Break è la straordinaria distribuzione dei grandi titoli. I quattro Slam ebbero tre campioni differenti: Rafael Nadal vinse gli Australian Open, Roger Federer conquistò Roland Garros e Wimbledon, mentre Juan Martín del Potro trionfò agli US Open.
Anche nei Masters 1000 il dominio fu tutt’altro che monopolizzato. Nadal vinse Indian Wells, Montecarlo e Roma; Murray si impose a Miami e Montreal; Federer a Madrid e Cincinnati; Djokovic a Parigi-Bercy; Davydenko a Shanghai. Quest’ultimo chiuse poi l’anno conquistando anche le ATP Finals di Londra.
Il quadro dei principali tornei racconta bene la varietà di quella stagione:
| Torneo | Vincitore | Finalista |
|---|---|---|
| Australian Open | Rafael Nadal | Roger Federer |
| Indian Wells | Rafael Nadal | Andy Murray |
| Miami | Andy Murray | Novak Djokovic |
| Montecarlo | Rafael Nadal | Novak Djokovic |
| Roma | Rafael Nadal | Novak Djokovic |
| Madrid | Roger Federer | Rafael Nadal |
| Roland Garros | Roger Federer | Robin Söderling |
| Wimbledon | Roger Federer | Andy Roddick |
| Montreal | Andy Murray | Juan Martín del Potro |
| Cincinnati | Roger Federer | Novak Djokovic |
| US Open | Juan Martín del Potro | Roger Federer |
| Shanghai | Nikolay Davydenko | Rafael Nadal |
| Parigi-Bercy | Novak Djokovic | Gaël Monfils |
| ATP Finals | Nikolay Davydenko | Juan Martín del Potro |
È forse questo il primo argomento forte a favore del 2009: i Big Three erano già ai vertici, ma non erano ancora riusciti a chiudere completamente la porta agli altri. Federer concluse l’anno da numero uno del mondo, Nadal da numero due, Djokovic da numero tre e Murray da numero quattro. Ma Del Potro era già abbastanza forte da vincere uno Slam, mentre Davydenko riuscì a produrre nel finale di stagione un livello tale da battere praticamente tutti.
Melbourne: Nadal, Verdasco e le lacrime di Federer
Il 2009 cominciò mettendo subito sul tavolo uno dei suoi capolavori. Nella semifinale degli Australian Open, Rafael Nadal e Fernando Verdasco giocarono per 5 ore e 14 minuti, dando vita a una delle partite più celebri della storia del torneo. Nadal vinse al quinto set e, appena due giorni più tardi, si ritrovò davanti Roger Federer.
Anche la finale arrivò al quinto. Nadal vinse 7-5, 3-6, 7-6, 3-6, 6-2, conquistando il suo primo Australian Open e soprattutto il primo Slam sul cemento. Ma quella finale è rimasta nella memoria anche per ciò che accadde durante la premiazione: Federer scoppiò in lacrime e Nadal, invece di celebrare semplicemente il proprio successo, andò ad abbracciare il rivale. Una delle immagini simbolo della loro rivalità.
Quattro ore per una partita al meglio dei tre set
Qualche mese più tardi, a Madrid, arrivò un altro indizio di ciò che sarebbe diventato il tennis negli anni successivi. Nadal e Djokovic si affrontarono in semifinale e rimasero in campo per 4 ore e 3 minuti, in quella che all’epoca rappresentò una partita di durata eccezionale per un incontro al meglio dei tre set. Nadal riuscì a vincere 3-6, 7-6, 7-6 dopo aver annullato tre match point.
Il giorno successivo, però, Federer approfittò anche delle energie spese dallo spagnolo e lo batté in finale. Era un risultato importante non soltanto per il torneo: poche settimane dopo sarebbe arrivato Roland Garros.
L’impossibile diventa possibile a Parigi
Fino al 31 maggio 2009, Nadal a Roland Garros aveva un record quasi surreale: 31 partite giocate e 31 vittorie. Poi arrivò Robin Söderling. Lo svedese batté Nadal negli ottavi di finale in quattro set e realizzò qualcosa che, fino a quel momento, sembrava semplicemente impossibile: sconfiggere Rafa sulla terra del Roland Garros.
Quella sconfitta spalancò il tabellone a Federer. Anche lo svizzero rischiò moltissimo, in particolare contro Tommy Haas negli ottavi, quando si ritrovò sotto di due set. Ma sopravvisse, raggiunse la finale e batté proprio Söderling.
Con quella vittoria Federer conquistò finalmente il Roland Garros e completò il Career Grand Slam, raggiungendo inoltre Pete Sampras a quota 14 major. Una delle caselle più importanti nella storia del tennis era stata riempita.
Wimbledon e quell’infinito 16-14
Poche settimane dopo Federer tornò sul trono di Wimbledon. Nadal, campione in carica dopo la leggendaria finale del 2008, non poté difendere il titolo a causa dei problemi alle ginocchia. Federer arrivò fino alla finale, dove trovò un Andy Roddick probabilmente mai così vicino a batterlo sull’erba londinese.
Il risultato fu un’altra partita entrata nella storia. Federer vinse 5-7, 7-6, 7-6, 3-6, 16-14, dopo più di quattro ore. Roddick perse il servizio una sola volta in tutta la partita: proprio nell’ultimo game. Con quel successo Federer conquistò il suo 15° Slam, superando il record di Pete Sampras. Nel giro di poco più di un mese aveva completato il Career Grand Slam ed era diventato il giocatore con più major nella storia del tennis maschile.
Montreal, la fotografia della profondità del circuito
C’è poi un dato che forse racconta il 2009 meglio di tanti discorsi. Al Masters 1000 di Montreal, tutti gli otto primi giocatori del seeding raggiunsero i quarti di finale. Nadal, Federer, Djokovic, Murray, Roddick, Del Potro, Tsonga e Davydenko: otto nomi che fotografano la profondità impressionante del tennis di quel periodo.
A vincere fu Murray, battendo Del Potro in finale. È un dettaglio importante quando si prova a confrontare epoche diverse. Il valore di una stagione, infatti, non dipende soltanto da quanto siano forti i primi due o tre giocatori, ma anche da ciò che esiste immediatamente alle loro spalle. E nel 2009, alle spalle di Federer, Nadal e Djokovic, c’era parecchio.
L’esplosione di Del Potro
Se Roland Garros aveva regalato una sorpresa, New York ne produsse un’altra. Juan Martín del Potro aveva appena vent’anni quando arrivò alle fasi decisive degli US Open. In semifinale travolse Nadal concedendogli appena sei game: 6-2, 6-2, 6-2. In finale lo aspettava Federer, campione delle cinque precedenti edizioni.
Lo svizzero vinse il primo set e arrivò a due punti dal conquistare anche il secondo, ma Del Potro rimase aggrappato alla partita. Alla fine l’argentino vinse 3-6, 7-6, 4-6, 7-6, 6-2. Per la prima volta dal 2005, un uomo che non si chiamava Federer, Nadal o Djokovic vinceva uno Slam. Il 2009 aveva trovato un altro protagonista.
Il finale di Davydenko
E non era ancora finita. Negli ultimi mesi dell’anno emerse Nikolay Davydenko, uno dei giocatori più difficili da affrontare per i grandi campioni di quell’epoca. A Shanghai il russo batté Djokovic in semifinale e Nadal in finale. Ma fu alle ATP Finals di Londra che realizzò il suo capolavoro.
Nel corso del torneo Davydenko riuscì a battere Djokovic, Nadal, Söderling, Federer e Del Potro, conquistando il titolo più prestigioso della sua carriera. La finale contro l’argentino terminò 6-3, 6-4.
Un epilogo quasi perfetto per descrivere quella stagione: l’ultimo grande torneo dell’anno non venne vinto da Federer, Nadal, Djokovic o Murray, ma da un giocatore che in quella settimana fu semplicemente più forte di tutti.
Ma è stato davvero l’anno migliore?
Ed eccoci alla domanda iniziale.
Dire quale sia stato il miglior anno della storia del tennis è probabilmente impossibile. Dipende da cosa si decide di misurare: la qualità assoluta dei migliori giocatori? Il numero di grandi partite? L’equilibrio? La profondità del circuito? Il valore storico degli eventi? L’imprevedibilità? Il 2009, però, possiede un argomento difficilmente contestabile: la quantità di avvenimenti storici concentrati in appena dodici mesi.
Nadal vinse il suo primo Australian Open dopo due battaglie memorabili. Federer completò il Career Grand Slam e superò Sampras. Söderling inflisse a Nadal la prima sconfitta della carriera al Roland Garros. Roddick portò Federer fino al 16-14 del quinto nella finale di Wimbledon. Del Potro interruppe il dominio dei Big Three negli Slam. Davydenko chiuse l’anno battendo uno dopo l’altro i migliori giocatori del mondo.
E sullo sfondo c’era Djokovic, non ancora nella versione quasi imbattibile che sarebbe esplosa nel 2011, ma già abbastanza forte da rendere evidente che il duopolio Federer-Nadal non sarebbe durato per sempre. Murray, nel frattempo, aveva vinto due Masters 1000 e terminato l’anno al numero quattro. Forse è proprio qui che il 2009 assume una dimensione particolare.
Era, in altre parole, un momento di equilibrio quasi irripetibile: i Big Three esistevano già, ma il loro dominio non era ancora diventato una gabbia per tutti gli altri. È sufficiente per proclamare il 2009 il miglior anno nella storia del tennis? Forse no. Ma se il criterio è la combinazione tra qualità, rivalità, imprevedibilità, profondità e peso storico degli eventi, trovare dodici mesi più ricchi di quelli diventa davvero complicato.
E forse è proprio per questo che, diciassette anni dopo, continuiamo ancora a parlarne.
Fonte e spunto: Diego Jiménez Rubio, “¿Por qué el 2009 fue el mejor año en la historia del tenis?”, Punto de Break, 15 agosto 2026.