Mahut Isner Wimbledon

30 Ottobre 2025

Stefano Cagelli

Mahut, l’addio al tennis e una sconfitta diventata leggenda: “Un dono del destino”

Parigi, 29 ottobre 2025 – Stavolta sembra davvero finita. A 43 anni, Nicolas Mahut ha appeso la racchetta al chiodo dopo l’ultima partita giocata sul campo 2 del Rolex Paris Masters, in doppio accanto al suo amico Grigor Dimitrov. Una chiusura simbolica, nel torneo di casa, per uno dei tennisti francesi più longevi e rispettati degli ultimi decenni.

Non è la prima volta che Mahut annuncia l’addio, ma tutto lascia pensare che questa sia quella definitiva. Con lui se ne vanno 25 anni di carriera professionistica, iniziata nel lontano 2000 e capace di attraversare più ere del tennis moderno. Dopo essersi reinventato come specialista del doppio, Mahut ha costruito un palmarès che parla da sé: cinque titoli dello Slam, il numero 1 del mondo nella disciplina, una Coppa Davis e, soprattutto, un posto indelebile nella storia di Wimbledon.

Una carriera “ricca”, dentro e fuori dal campo

Dopo l’ultima sconfitta contro Nys e Zielinski (6-4, 5-7, 10-4), Mahut ha parlato con emozione al sito dell’ATP:

“È una fonte di orgoglio guardare indietro e vedere tutti quei numeri. Forse non sono stato abbastanza forte da lasciare un segno con i risultati in singolare, ma sarò per sempre legato a Wimbledon, il torneo più bello del mondo. Quest’anno ci sono tornato con mio figlio e abbiamo trovato il mio nome inciso in uno dei corridoi. Quel momento mi ha riempito d’orgoglio: alla fine, non c’è nulla di più bello per me.”

Cinque Slam, sì, ma anche tanto altro.

“Al di là dei titoli, mi resteranno dentro tutte le esperienze che mi hanno portato a conquistarli: i dubbi, gli errori, i momenti difficili. Sono quelli che rendono una carriera veramente ricca. La mia, in quel senso, lo è stata davvero.”

La magia della Coppa Davis

Tra i suoi ricordi più intensi, Mahut non ha dubbi: la Coppa Davis vinta nel 2017 con la Francia.

“È il torneo che ha guidato tutta la mia carriera. Ho deciso di diventare tennista guardando la Davis del 1991, e da allora ho sognato solo quello. Ho lottato fino a quando, finalmente, ho potuto sollevare quel trofeo. È stato il compimento di un sogno lungo una vita.”

Il match infinito che lo ha reso immortale

Eppure, il nome di Nicolas Mahut resterà per sempre legato a un’altra pagina indelebile: Wimbledon 2010, primo turno contro John Isner. Un match che durò tre giorni, terminato 70-68 al quinto set, diventando la partita più lunga della storia del tennis.

“All’inizio fu un peso. Ero stanco di essere ricordato come ‘il perdente di quella partita’. Col tempo, però, ho capito che era un dono del destino. È stato un privilegio essere parte di qualcosa che resterà nella memoria collettiva per sempre. Ora ne parlo con piacere: non mi importa più che il mio ricordo più famoso sia legato a una sconfitta. Dopo quella, ho vinto tante altre battaglie”.

Il match più lungo della storia a Wimbledon

Con il ritiro di Mahut si chiude un capitolo importante del tennis francese: quello di un giocatore capace di trasformare le sconfitte in lezioni e di trovare, anche negli ultimi anni, la forza per reinventarsi e vincere ancora.
Un addio sobrio, ma pieno di significato. Come il suo tennis.