3 Dicembre 2025

Corrado Barazzutti

Un grande campione che ha segnato la mia vita, lascia un’eredità indelebile

Nicola era il mio eroe. Avevo 8 anni. Era il 1961. L’Italia di Davis giocava contro la Spagna. Manolo Santana e Juan Gisbert. Per l’Italia Martin Mulligan che qualcuno chiamava Martino Mulligano. Un australiano fortissimo naturalizzato italiano. E poi lui Nicola Pietrangeli. Tutto il circolo, il Tennis Club Alessandria, si era raccolto intorno al televisore che era stato messo in questo grande spazio che d’estate fungeva da sala carte o da ristorante. Sotto le tribune del campo da calcio dello stadio Moccagatta. Dove giocava la mitica Alessandria. Tutti a tifare l’Italia. Tutti per Nicola Pietrangeli.

Fu la prima volta che lo vidi giocare. Ne avevo sempre sentito parlare. Tutti dicevano quanto era forte. Qualcuno diceva che era il più forte del mondo sulla terra battuta. Mi misi in un angolino, dove potevo vedere bene il televisore. L’Italia perse quell’incontro incredibilmente, ma Pietrangeli entrò nella mia immaginazione. Volevo diventare come lui. Un grande giocatore, un campione.

Da quel giorno ogni volta che giocavo ero Nicola Pietrangeli. Tutti i miei compagni volevano essere Pietrangeli. È così che sono cresciuto. Nel segno e con il sogno di diventare come lui. E chi l’avrebbe mai detto.

Ero a Formia nel centro tecnico federale. Avevo passato lì tutto l’inverno ad allenarmi. Era maggio e a Roma si giocavano gli Internazionali d’Italia. Ero appena sceso nella hall dell’Hotel Fagiano per andare a mangiare quando il mio, il nostro allenatore Mario Belardinelli mi fermò per parlarmi. “Corrado – mi disse – vai a preparare le tue cose. Vai a Roma a giocare il torneo”. “Quale torneo?”, chiesi. “Gli Internazionali d’Italia. Un giocatore ha rinunciato e tu prendi il suo posto. Giochi contro Pietrangeli”. Per un pelo non mi prese un colpo!!! “Ma davvero?” chiesi. “Non è uno scherzo?” “Certo che no!” fu la risposta. “Ma adesso sbrigati, prepara tutto, parti oggi pomeriggio”.

Il giorno dopo ero nel centrale del Foro Italico. Avevo diciassette anni e mai nella mia vita avrei pensato di trovarmi lì contro il giocatore che più ammiravo. Persi in due set. Giocai anche bene e non dimenticherò mai i complimenti di Nik a fine partita. Le nostre strade si incrociarono ancora. A un torneo a Modena qualche anno dopo ci rincontrammo. E vinsi. Avevo battuto il mio idolo.

Il mio percorso con Nicola poi continuò. Fummo compagni di squadra di Coppa Davis contro l’Austria a Reggio Calabria alla mia prima convocazione. E poi fu il mio capitano quando vincemmo la Davis a Santiago del Cile nel ’76.

Un grande campione che ha segnato in modo indelebile la mia vita e che è stato di grande ispirazione per tutto il mondo del tennis. Un ambasciatore di principi e sani valori sportivi. Un acceleratore del nostro tennis italiano di oggi.

Nicola va ringraziato per tutto quello che ha fatto e che ci ha lasciato. I risultati del nostro tennis italiano oggi, l’Italia in cima al mondo, è anche merito suo.