Dicembre inoltrato, tempo di bilanci. E come sempre, anche nel 2025 il circuito Atp ha visto svariati giocatori protagonisti di un’annata al di sotto delle aspettative. Tra le varie défaillance, ce ne sono alcune sicuramente più evidenti di altre. In questo pezzo, vi proponiamo la nostra valutazione sui cinque “flop” della stagione tennistica.
1 – Alexander Zverev
Un giocatore che ha chiuso il 2025 alla terza piazza della classifica mondiale può davvero ritenersi un flop? Dipende dai punti di vista. A nostro avviso sì, e la delusione è pure bella grossa. Il motivo è presto spiegato: va bene concludere la stagione alle spalle di Carlos Alcaraz e Jannik Sinner, è umano. Ma farlo ad un distacco di oltre 6.000 punti dall’azzurro rappresenta un dato che non si può trascurare. Il tedesco, per rendere l’idea, è più vicino al numero 1300 al mondo che al tennista nostrano.
https://tennis-open.it/il-punto-di-corrado-barazzutti/
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Oltre questo, non si può non sottolineare che Zverev è riuscito a malapena a vincere un titolo nel corso del 2025, l’Atp 500 di Monaco di Baviera. Per il resto è stato incapace di replicare il livello mostrato a Melbourne, dove a inizio anno ha raggiunto la finale dell’Australian Open, poi persa nettamente contro Jannik vedendo sfumare il suo primo sigillo slam in carriera. A proposito ancora di Sinner, dopo l’Australia, il nativo di Amburgo ha avuto la ghiotta opportunità di diventare numero uno al mondo complice la squalifica di tre mesi assegnata al tirolese. Ha fallito clamorosamente, e non citiamo le tante sconfitte sorprendenti, perché non vogliamo infierire. Un’altra cosa, però, vogliamo dirla: il teutonico avrebbe forse fatto meglio a parlare (e polemizzare) di meno e concentrarsi di più sul proprio gioco.
2 – Daniil Medvedev
Al secondo posto della graduatoria ci mettiamo Daniil Medvedev. E basterebbero il solo titolo conquistato all’Atp 250 di Almaty, il misero score di 1 V e 3 S nel tornei del Grand Slam e la discesa nel ranking (da 5 a 13 Atp) per spiegare la nostra scelta. Tuttavia, ci mettiamo anche dell’altro, come ad esempio il sempre più solito degenerare delle sue crisi di nervi. Allo US Open l’episodio più clamoroso tra i tanti, quello che probabilmente ha portato al suo storico coach Gilles Cervare ad alzare bandiera bianca.
In buona sostanza possiamo affermare che Daniil quest’anno è sembrato una macchietta di sé stesso. Della sua stagione si salva solo la parte finale.
3 – Stefanos Tsitsipas
Ok che il Tsitsipas non può ritenersi più un “top player” già da qualche tempo. Vero che oltre alle problematiche mentali hanno inciso anche quelle fisiche. Ma chi si sarebbe mai aspettato che il greco avrebbe finito l’anno da numero 34 al mondo? Un completo disastro da parte di Stefanos, il quale ha vinto appena un titolo all’Atp 500 di Dubai e raggiunto al massimo il secondo turno nei tornei del Grande Slam (al Roland Garros e allo US Open, mentre all’Australian Open e Wimbledon è stato eliminato all’esordio).
Non sappiamo se c’entri il rapporto col padre (e coach) Apostolos. Non sappiamo se ci sono altre vicende che lo tormentano. Quel che è certo è qualcosa deve cambiare, nella sua testa, il più velocemente possibile. Altrimenti sarà inevitabile declino.
4 – Holger Rune
Ci duole dirlo, considerata la recente batosta dell’infortunio al tendine d’Achille, ma la stagione di Rune è stata abbastanza deludente, al netto del trionfo all’Atp 500 di Barcellona. In mezzo poca, pochissima costanza e numerosi cambiamenti nello staff. L’auspicio, per il danese, è che paradossalmente l’incidente possa rappresentare un punto di svolta della sua carriera. Una carriera che, fino a qualche tempo fa, si prospettava gloriosa e che invece, per quanto riguarda il 2025, ci ha raccontato di zero quarti di finale a livello slam. In bocca al lupo ad Holger, che speriamo di rivedere in campo il prima possibile.
5 – Andrey Rublev
In chiusura di top-5 troviamo Andrey Rublev. Il moscovita è stato protagonista di un’annata sicuramente negativa, caratterizzata da un solo titolo all’Atp 500 di Doha e pochissimo altro. Tant’è vero che, dopo aver concluso il 2024 da numero otto al mondo, è sceso alla 16esima posizione della graduatoria iridata.
Con l’arrivo di Marat Safin nel suo staff, si era pensato che Rublev potesse trarre benefici sotto l’aspetto mentale, da sempre il suo punto debole. E in effetti, il russo è apparso meno incline a sfuriate o autolesionismo (occhio eh, non sono mancati gli episodi), ma è pur vero che spesso è risultato estremamente deficitario nell’approccio. Bocciatura onesta.