Musetti

14 Gennaio 2026

Stefano Cagelli

Musetti a tutto campo: “La paternità mi ha reso più responsabile. Ecco cosa consiglierei a me più giovane”

A 23 anni, padre di due figli e stabilmente ai vertici del tennis mondiale, Lorenzo Musetti si prepara a una stagione chiave della carriera. La crescita tecnica procede di pari passo con quella personale, come emerge dall’intervista rilasciata a Insider Podcast, il canale YouTube curato dall’ex top player francese Caroline Garcia. Un dialogo lungo e riflessivo, registrato nel 2025 e pubblicato a ridosso del sorteggio dell’Australian Open 2026.

«Diventare padre, avere una famiglia di cui essere responsabile, mi ha reso più responsabile anche in campo», spiega Musetti. La nascita del primogenito Ludovico ha rappresentato uno spartiacque: un passaggio che ha rafforzato il legame con la compagna Veronica e accelerato un processo di maturazione. «All’inizio ero spaventato, durante la gravidanza non riuscivo a vivere tutto con gioia. Dopo la nascita, invece, ho trovato un nuovo equilibrio». Ludovico è nato tra Indian Wells e Miami: cinque giorni dopo Musetti era già in campo in Florida. «Mi sono sentito di nuovo libero».

Da giovane padre e da atleta, il carrarino sottolinea l’importanza di non forzare i percorsi: «Lascerò che i miei figli scoprano da soli la loro passione. Avranno il mio supporto, qualunque strada scelgano». Un approccio che riflette anche il clima in cui è cresciuto, grazie a genitori presenti ma mai invadenti, così come la compagna, sempre al suo fianco senza sovrapporsi ai ruoli tecnici.

Un aspetto decisivo per chi, come Musetti, ha ottenuto risultati importanti molto presto. «Quando fai risultati precoci, non sei sempre pronto a gestire i riflettori», ammette. «A 18 o 19 anni non sai ancora qual è il tuo posto. È fondamentale ascoltare poche persone, quelle che tengono davvero a te». Tra queste c’è da sempre Simone Tartarini, allenatore e punto di riferimento sin dall’infanzia.

«Con Simone siamo cresciuti insieme. Ho passato più tempo con lui che con la mia famiglia», racconta Musetti. Un rapporto profondo, che nel tempo ha richiesto anche la capacità di distinguere il piano umano da quello professionale. «Quando il legame è così stretto, non è sempre facile mostrare disaccordo. Ma confrontarsi è necessario, anche discutere».

Nel corso dell’intervista Musetti ripercorre le tappe della carriera e ringrazia la Federazione Italiana Tennis e Padel per il sostegno ricevuto. «In passato l’Italia ha vissuto grandi successi nel femminile. Oggi il movimento maschile sta vivendo un momento storico». Un boom certificato anche dalla presenza simultanea di due azzurri ai vertici del ranking, con Jannik Sinner a fare da apripista. «La Federazione ha fatto un grande lavoro, organizzando tornei di ogni livello e supportandomi anche economicamente quando da junior la mia famiglia non poteva sostenere tutti i costi».

Dai primi exploit al Foro Italico alla consacrazione internazionale, il percorso è stato graduale ma costante. «La vittoria con Wawrinka a Roma nel 2020 ha cambiato tutto, anche se non c’era il pubblico». Nel 2021 arriva l’ingresso in Top 100 grazie alla semifinale di Acapulco, poi i titoli ATP del 2022 ad Amburgo e Napoli. Il 2024 segna due momenti storici: la medaglia olimpica a Parigi e la semifinale a Wimbledon. «La medaglia è stata l’emozione più grande della mia vita. Wimbledon un sogno».

Nel 2025 l’ingresso in Top 10 diventa realtà. «A Madrid ho capito che era possibile, ma solo a Roma me lo sono davvero goduto. Ora voglio restarci». Per farlo, Musetti sa che la continuità conta più dell’estetica. «La varietà è sempre stata la mia forza, ma anche una debolezza. Devi scegliere il colpo giusto al momento giusto».

Un processo di maturazione non semplice per un talento creativo, spesso penalizzato dall’incostanza. «Ho perso partite perché ero deluso dal mio tennis. Giocare bene per me è importante, ma se poi perdi resta poco». Il confronto con i coetanei è inevitabile: «Sinner, Carlos Alcaraz, e anche Holger Rune hanno gestito meglio la pressione».

Una certezza, però, resta immutabile: «Giocherò sempre il rovescio a una mano». Con le sue variazioni, lo slice e la palla corta, oggi da usare con maggiore consapevolezza. «Nel tennis moderno la palla viaggia più veloce, devi creare le condizioni giuste».

Il filo conduttore è sempre lo stesso: scelta, responsabilità, tempo. «Al me stesso più giovane direi di non ascoltare tutto e tutti. Isolati con il tuo team e pensa a ciò che vuoi diventare». Un consiglio che oggi Musetti sembra aver trasformato in metodo. E in risultati.