Nel grande scacchiere del tennis mondiale, Novak Djokovic non può e non deve essere dato per finito. A ribadirlo è Riccardo Piatti, uno degli allenatori che più a fondo conosce il campione serbo, avendolo seguito in una fase cruciale della sua carriera e avendo contribuito anche alla crescita di Jannik Sinner.
Analizzando il cammino di Djokovic all’Australian Open, Piatti ha sottolineato come le due settimane di Melbourne abbiano restituito l’immagine di un campione tutt’altro che in declino. Al contrario, secondo il tecnico italiano, il serbo ha dimostrato ancora una volta una caratteristica che lo rende unico nel circuito: un’ossessione totale per il proprio tennis.
«Novak è il giocatore più ossessionato dal migliorarsi che io abbia mai allenato», avrebbe spiegato Piatti. «È tornato con una fame incredibile, con l’idea fissa di perfezionare ogni dettaglio».
Parole che suonano come un avvertimento diretto ai nuovi protagonisti del circuito, a partire da Carlos Alcaraz e dallo stesso Sinner, oggi stabilmente ai vertici del ranking mondiale. Per Piatti, l’errore più grande sarebbe quello di concentrarsi solo sulla nuova generazione, dimenticando chi ha già scritto la storia di questo sport.
Lo sguardo, inevitabilmente, si sposta già verso l’erba londinese. «Se si presenterà un’opportunità a Wimbledon, non dobbiamo dimenticarlo», ha avvertito Piatti. Un messaggio chiaro: finché Djokovic sarà in campo, soprattutto nei tornei che gli sono più congeniali, resterà un candidato credibile al titolo.
Il passato recente lo conferma, ma è il presente a parlare: Djokovic c’è ancora. E, secondo chi lo conosce meglio di molti altri, è più determinato che mai a dimostrarlo.