4 Febbraio 2026

Stefano Cagelli

Alcaraz all’assalto della storia: può firmare il miglior ranking ATP di sempre?

Quello che sta facendo Carlos Alcaraz nell’ultimo anno ha pochi precedenti nella storia recente del tennis. I suoi risultati straordinari trovano una perfetta corrispondenza nel ranking mondiale: il fuoriclasse murciano guida la classifica ATP con 13.650 punti, la terza miglior cifra di sempre. Un dato che apre una domanda affascinante: esistono davvero le condizioni per vederlo diventare il giocatore con il punteggio più alto della storia del ranking?

Il record di Djokovic resta il riferimento assoluto

Quando si parla di record legati al ranking ATP, il nome da battere è inevitabilmente quello di Novak Djokovic. Il campione serbo toccò quota 16.950 punti il 20 giugno 2016, un primato che resiste ancora oggi. Il confronto è possibile perché dal 2009 è in vigore un sistema di punteggio sostanzialmente paragonabile a quello attuale.

È vero che nel 2024 sono state introdotte lievi modifiche alla distribuzione dei punti, ma il loro impatto è minimo: applicando il sistema attuale a quel Djokovic versione 2016, il totale salirebbe appena a 17.110 punti, solo 160 in più.

Prima del 2009 le differenze erano invece più marcate. Basti pensare che Roger Federer raggiunse nel 2006 quota 8.730 punti che, rapportati al modello moderno, equivarrebbero a circa 15.495. L’unico ad avvicinarsi ufficialmente al record di Djokovic resta Rafael Nadal, con i 15.390 punti del 20 aprile 2009.

La stagione perfetta (o quasi) come chiave

La posizione attuale di Alcaraz è figlia di una continuità impressionante nelle ultime 52 settimane: due titoli Slam, una stagione sulla terra battuta vicina alla perfezione, la finale a Wimbledon, successi nei Masters 1000 e negli ATP 500.

Tuttavia, per insidiare davvero il record di Djokovic serve qualcosa di straordinario: vincere tre o addirittura quattro Slam nella stessa stagione, un’impresa riuscita in tempi recenti solo allo stesso Novak.

Marzo decisivo: Doha, Indian Wells e Miami nel mirino

Guardando al calendario, il mese di marzo rappresenta un passaggio chiave. Alcaraz perderà i 500 punti del titolo di Rotterdam, scendendo a 13.150. Ma un’ipotetica tripletta tra Doha (+400), Indian Wells (+600) e Miami (+990) lo proietterebbe a quota 15.140 punti prima dell’inizio della stagione sulla terra battuta.

Da lì in avanti, il murciano dovrà difendere i titoli di Montecarlo, Roma e Roland Garros, oltre alla finale del Conde de Godó. Madrid, torneo saltato lo scorso anno, potrebbe invece offrire un’importante occasione di guadagno. Arrivare a Wimbledon con circa 16.000 punti non è fantascienza: a quel punto, il sogno di avvicinare il record di Djokovic diventerebbe concreto, con ulteriori margini nei tornei nordamericani e a Parigi-Bercy, dove nel 2025 aveva raccolto poco.

In conclusione, superare il miglior ranking di sempre può sembrare un’utopia. Ed è, oggettivamente, un’impresa difficilissima. Ma non è corretto definirla impossibile, considerando la fiducia, la maturità e la versatilità di Carlos Alcaraz su ogni superficie.