Secondo mese di stagione e bilancio ancora in chiaroscuro per Félix Auger-Aliassime. Un avvio sotto le aspettative per il canadese, che prova a rimettere in moto il suo 2026 questa settimana a Montpellier, torneo che dodici mesi fa lo vide sollevare il trofeo.
Il ATP 250 di Montpellier rappresenta il luogo ideale per ripartire dopo un gennaio amaro, chiuso con il ritiro al secondo turno dell’Australian Open. La causa? I crampi, un problema sempre più frequente nel circuito. Alla vigilia dell’esordio (vincente) contro Stan Wawrinka, Auger-Aliassime ha fatto il punto sul suo momento parlando con Tennis Majors.
«Sono tornato al 100%»
«Mi sento di nuovo al massimo della forma. Da quando sono rientrato a casa ho svolto allenamenti eccellenti e, una volta arrivato qui, è andato tutto per il verso giusto. In Australia ho avuto crampi: con il mio team abbiamo analizzato la situazione per capire perché siano arrivati così presto, sia nel match sia nel torneo. Abbiamo alcune piste, anche perché in passato sotto questo aspetto mi era sempre andata bene».
Perché oggi si vedono più crampi
«La sorpresa è stata che i crampi siano comparsi all’inizio del terzo set. Mi era già capitato, come nelle semifinali degli US Open o nella finale del Mutua Madrid Open, ma allora c’era una spiegazione logica e riuscì comunque a finire entrambi gli incontri. Con l’intensità del tennis moderno, le condizioni climatiche e il costo emotivo, è normale vedere sempre più crampi tra i giocatori. Per me, però, è stata un’anomalia. Non mi consola ciò che è successo a Jannik Sinner e Carlos Alcaraz, ma alimenta la riflessione su come continuare a migliorare».
Un inizio in salita, ma obiettivi chiari
«L’obiettivo stagionale era rientrare in top 10 e prepararmi al meglio per i tornei più importanti, alternando competizioni e riposo. In Australia nulla è andato come previsto: è come se la mia stagione non fosse ancora cominciata. Ho giocato pochi match e non li ho potuti portare a termine come avrei voluto. Montpellier è l’occasione per lanciare davvero il mio anno, costruire slancio e, perché no, arrivare fino in fondo».
Ambizione e maturità
«Ho sempre avuto grandi ambizioni. Con il tempo ho guadagnato maturità e una fiducia profonda, non legata solo ai risultati del momento ma a una convinzione interna crescente. Il numero 5 del mondo è stato un traguardo importante, ma voglio andare ancora più in alto. Se la salute mi assisterà, so che molto è alla mia portata».
Focus quotidiano
«Mi concentro sulla chiarezza del mio gioco e sulle intenzioni in campo: se faccio le cose giuste, i punti arrivano da soli. Le ultime stagioni mi hanno insegnato a non farmi travolgere dalle sconfitte o dai periodi di allenamento più duri. Non si può essere sempre al vertice: a 22 anni sprecavo troppa energia nello stress, oggi affronto quei momenti con maggiore serenità».