Dal sogno di casa infranto per João Fonseca alla grande occasione contro Matteo Berrettini: il nome di Ignacio Buse è diventato uno dei più caldi del Rio Open. Il 21enne peruviano, approfittando anche dei 43 errori gratuiti del brasiliano, ha conquistato un posto nei quarti di finale dell’ATP 500 carioca, centrando un traguardo storico per il suo Paese: è il primo peruviano a raggiungere i quarti in un torneo di questa categoria da quando il formato ATP 500 è stato introdotto nel 2009.
Per lui è il secondo quarto di finale ATP in carriera e la terza vittoria contro un Top 50. Ora lo attende Berrettini, in una sfida che può spalancargli le porte della semifinale e consolidare ulteriormente la sua recente ascesa.
Una storia di famiglia: a Lima c’è uno stadio che porta il suo cognome
A Lima, il cognome Buse non passa inosservato. Il campo centrale del Club Lawn Tennis de la Exposición si chiama Estadio Hermanos Buse, dedicato al nonno Eduardo e al suo gemello Enrique. Eduardo arrivò a disputare tornei dello Slam negli anni Quaranta, lasciando un’impronta profonda nel tennis peruviano.
Proprio su quel campo, lo scorso settembre, Ignacio ha firmato una delle vittorie più significative della sua giovane carriera, superando Nuno Borges nel match decisivo che ha regalato al Perù il successo sul Portogallo nel World Group I di Coppa Davis. Un risultato che ha proiettato la nazionale ai Qualifiers per la prima volta nella storia, prima dello stop contro la Germania.
Curiosamente, Ignacio non ha mosso i primi passi tennistici in quello stadio. Ha iniziato al Country Club de Villa insieme al padre Hans – nome che tradisce le origini tedesche di una parte della famiglia. I suoi ricordi più vividi sono legati proprio a quelle sfide di mini tennis con il padre, vere e proprie battaglie prima degli allenamenti.
Dal 2019 Hans si è trasferito a Miami, al Royal Palm Tennis Club, ma il legame sportivo e umano resta uno dei pilastri della crescita di Ignacio.
Non solo tennis: lo zio è una star della cucina mondiale
La famiglia Buse è conosciuta anche fuori dai campi. Lo zio di Ignacio è Gastón Acurio, uno degli chef più celebri al mondo, ambasciatore della cucina peruviana con ristoranti in diversi continenti e oltre un milione di follower su Instagram. Attraverso la sua fondazione, offre opportunità di formazione a giovani senza mezzi economici, aiutandoli a costruirsi una carriera nella ristorazione internazionale.
Un modello che Ignacio cita spesso come fonte di ispirazione, soprattutto per l’impatto sociale oltre che professionale.
Dai trionfi junior al professionismo
Classe 2004, Buse si è messo in luce fin dall’attività giovanile. Da Under 18 ha toccato il numero 9 del ranking mondiale (gennaio 2022), raggiungendo una finale al Roland Garros junior e una semifinale allo US Open, entrambe in doppio con il connazionale Bueno.
Avrebbe potuto scegliere la via del college negli Stati Uniti, ma problemi legati al visto lo hanno spinto a puntare tutto sul professionismo. Una scelta che ha iniziato a dare frutti nell’ottobre 2023 con il primo titolo ITF a Mendoza, seguito da altri successi nel circuito minore. Nel 2025 sono arrivati anche due titoli Challenger, a Heilbronn-Bad Rappenau e Siviglia, oltre ad altre due finali.
Le prime volte che contano
Il debutto nel circuito maggiore è arrivato in Coppa Davis nel 2023. Nel 2024, sempre con la nazionale, ha firmato la prima vittoria di grande prestigio battendo Nicolás Jarry, allora numero 20 del mondo. Un successo che gli ha dato fiducia ma non illusioni: Buse era fuori dai primi 400 e sapeva che la scalata non sarebbe stata immediata.
Il debutto in uno Slam in tabellone principale è arrivato allo US Open 2025, dove è diventato il quarto peruviano degli anni 2000 a riuscirci dopo Horna, Miranda e Varillas. Eliminato al primo turno da Ben Shelton, è rimasto colpito soprattutto dalla qualità del servizio dello statunitense, più per la gestione degli effetti che per la velocità pura.