Non accade spesso, ormai può definirsi un evento sempre più raro sui campi da tennis. Ovvero che Jannik Sinner sia costretto a ricorrere al terzo e decisivo set per vincere una partita. Negli ultimi mesi, l’azzurro ha inanellato 33 successi consecutivi nei Masters 1000 lasciando per strada soltanto tre parziali. I primi due gliel’hanno strappati rispettivamente Tomas Machac a Montecarlo e Benjamin Bonzi a Madrid, ma in entrambe le circostanze non si è mai avuto il sentore che il numero uno al mondo sarebbe potuto incappare in una cocente eliminazione. Diverso invece il caso di quanto avvenuto nelle scorse ore a Roma, nella semifinale degli Internazionali d’Italia giocata contro Daniil Medvedev. Un match semplicemente da film, in cui il russo è stato bravo – e un po’ anche fortunato – a raddrizzare l’inerzia del confronto applicando specifiche tattiche. Tattiche che hanno attribuito agli spettatori una sensazione di piena incertezza.
Nella Capitale, come a Londra, Jannik è poi riuscito a vincere, ma sicuramente ricorderà bene le concrete difficoltà incontrate sul Centrale del Foro Italico.
Internazionali d’Italia, Medvedev come Dimitrov a Wimbledon: l’analisi
Parliamo di strategie molto simili a quelle che applicò Grigor Dimitrov a Wimbledon prima di infortunarsi e ritirarsi nel terzo set, quando era in vantaggio per 2-0. Quel giorno il bulgaro portò Sinner fuori dalla sua zona di comfort grazie a due specifiche scelte tattiche. Medvedev ha fatto lo stesso ed ha rimesso in discussione l’esito di una gara che sembrava già deciso dopo la prima mezz’ora.
Cominciamo innanzitutto dall’atteggiamento offensivo. Medvedev – ben consapevole che lasciare Sinner libero di comandare dal centro del campo sarebbe stato un suicidio ad oltranza (vedi gran parte del primo set – ha deciso di fare un passo in avanti verso la linea e di cambiare in maniera importante il suo modo di giocare. Più precisamente, il moscovita è riuscito a destabilizzare l’azzurro cambiando di continuo l’angolo dei suoi colpi, ciò gli ha consentito di ottenere contestualmente due risultati cruciali: evitare, appunto, che il tirolese potesse avere il totale controllo degli scambi; far sì che Jannik s’imbattesse in uno sforzo atletico di grosse proporzioni.
E in effetti, al quel punto Sinner ha cominciato palesemente a soffrire accusando, minuto dopo minuto, una condizione crescente di malessere psico-fisico e di debito d’ossigeno. Ma non è finita qui.
La seconda tattica Medvedev l’ha messa in atto con l’ausilio delle condizioni atmosferiche, caratterizzate dall’umidità e dalle basse temperature quando a Roma è calata la sera. I colpi piatti del russo, sulla terra umida, hanno cominciato a ribalzare pochissimo costringendo Sinner a cercare di alzare la pallina piuttosto che concentrarsi sulla fase di spinta. Ne è conseguito che Daniil ha gradualmente preso il controllo del gioco, riuscendo anche a far tornare indietro la pallina nella zona in cui preferisce colpirla: all’altezza dell’anca. È in tale frangente che il moscovita è salito in cattedra mettendo Jannik in costante difficoltà nei game finali del set, sino a centrare il break nel dodicesimo gioco.
La reazione di Jannik
L’unico (grande) errore di Medvedev, in seguito, è forse stato pensare che – in quel preciso contesto – avrebbe potuto battere l’azzurro senza alzare ulteriormente il livello. Sinner, dal canto suo, incassato il colpo, ha ritrovato lucidità e riordinato le idee mettendole in quell’ordine maniacale che lo ha reso una vera e propria macchina di vittorie. Gli è bastata la zampata piazzata in apertura di terzo set (ieri sera) per portarla a casa anche stavolta: alla ripresa del gioco (oggi) dopo l’interruzione, l’ha difesa senza mollare un centimetro ribadendo che il circuito maggiore, per il momento, ha un solo ed unico “Re”. Si chiama Jannik Sinner, irriducibile fenomeno che rifiuta la sconfitta e che si è ufficialmente candidato a diventare il prossimo campione di Roma.