Holger Rune esulta facendo il pugno

8 Gennaio 2026

Giuseppe Canetti

Rune: «Sinner e Alcaraz? Ho fame, e adesso ho anche la disciplina per essere costante»

18 ottobre 2025, è il giorno dell’ultima partita disputata da Holger Rune. Quella in cui il giovane nativo di Gentofte riportò un infortunio la cui gravità fu chiarissima sin dal primo istante: rottura completa del tendine d’Achille, sentenziarono poi gli esami strumentali effettuati dallo scandinavo nelle ore successive. Inevitabile l’intervento chirurgico, che l’ex numero 4 al mondo ha affrontato affidandosi a uno specialista che segue la nazionale danese di calcio (il medico che ha operato al cuore Christian Eriksen).

Da quei giorni, sono trascorsi quasi tre mesi. Tempo durante il quale Holger non si è mai lasciato prendere dallo sconforto. Anzi, ha reagito immediatamente, tornando in campo dopo meno di due settimane dall’operazione, aiutandosi con una stampella, prima di cominciare la riabilitazione in Qatar. Di questo e tanto altro ancora, lo stesso classe 2003 ha parlato ai microfoni di Marca soffermandosi anche su temi riguardanti il recente passato e il prossimo futuro.

Il grave infortunio, la riabilitazione, la rincorsa a Sinner e Alcaraz: Holger Rune a cuore aperto

«Mi sembrava che il terreno stesse affondando sotto di me, era come essere nel bel mezzo di un terremoto. La prima cosa che ho pensato è stato che ci fosse un problema con il campo. Non faceva male, ma il piede si era semplicemente staccato dal corpo. Un’esperienza davvero strana», ha esordito Rune ricordando gli istanti dell’infortunio. Istanti in cui non aveva ancora percepito la gravità dell’incidente: «Ho detto al fisioterapista che non mi sarei ritirato. Ero in vantaggio di un set ed ero sicuro che una fasciatura sarebbe stata sufficiente… È stato lui a dirmi che il tendine era rotto. Sentivo il piede intorpidito. Ero spaventato».

Poi è arrivato il giorno dell’intervento: «Ero più preoccupato per il fatto che dovessero anestetizzarmi che per l’operazione in sé. Mi fidavo molto del mio chirurgo perché è lo stesso medico della nazionale danese di calcio. Era riuscito a rianimare Christian Eriksen, ero sicuro che poteva sistemare il mio tendine d’Achille. Mi sentivo in buone mani».

Perfettamente riuscito l’intervento, il “bad boy” scandinavo si è subito rimboccato le maniche: «Ho detto al mio team che avevo bisogno di un programma perché non riuscivo a passare dall’essere mentalmente e fisicamente attivo ogni giorno a non fare nulla. Non mi sono mai annoiato grazie a loro e alla mia famiglia. Le prime settimane dopo l’intervento sono volate […] Mi sono divertito guardando Netflix e rilassandomi con la gamba alzata […] A un certo punto però ho sentito il bisogno di colpire qualche palla, abbiamo trovato una buona soluzione per sedermi con la gamba alzata ed è stato divertente». 

Infortunio Rune
Foto Atp Tour

Ora, però, è tempo di pensare al rientro. «Ho il desiderio di competere. Amo la mia vita da tennista: allenamenti, tornei, viaggi. Non vedo l’ora di tornare a fare tutto ciò», ha detto Rune. E quanto alle tempistiche: «Con gli infortuni al tendine d’Achille è complicato. Non è come un muscolo che puoi seguire l’evoluzione con un’ecografia. Il tendine deve essere forte, molti non sanno che un tendine d’Achille regge un peso enorme durante i movimenti esplosivi, quindi, anche se ti senti bene, il processo di recupero potrebbe essere ancora lungo. Ora sto cercando di camminare di nuovo dopo quasi due mesi senza camminare. Non posso azzardare a dire dove e quando tornerò. Dicono che avere pazienza all’inizio renderà le cose più veloci alla fine. Spero di recuperare la mobilità di cui un tennista ha bisogno a metà febbraio, e da allora in poi recupererò gradualmente il mio livello».

Attualmente, Holger, è a Doha alle prese con la riabilitazione: «Avevo bisogno di sentirmi al sicuro e di lavorare con specialisti in questo settore. Il mio corpo è la mia risorsa più preziosa. Ad Aspetar lavorano con molti atleti di alto livello che hanno subito ogni tipo di infortunio. Hanno una vasta esperienza nel recupero. Non si tratta di accelerare il processo, ma di lavorare con persone che lo fanno quotidianamente. Perché è un infortunio davvero pericoloso se gestito male».

Holger Rune Toronto
Foto Atp Tour

Un ruolo fondamentale nelle scorse settimane ce l’ha avuto anche il preparatore atletico Marco Panichi: «Io e Marco abbiamo lavorato prima che partissi per Doha. Poi lui mi ha raggiunto qui per seguire i miei progressi». A proposito di progressi, ecco in cosa consiste attualmente il lavoro di recupero intrapreso dal danese: «Inizio con esercizi di mobilità speciali per un’ora; allenamento per la reazione/coordinazione oculare di circa trenta minuti e un’altra ora di forza; Ci fermiamo per pranzo per poi allenarci di condizionamento per un’ora e mezza. Faccio esercizi per camminare per trenta minuti, laser, trattamenti, Compex, ecc… Quindi sono circa sei ore al giorno. Gioco a tennis una volta a settimana. Quando riesco a camminare normalmente, aumento le sessioni a due o tre volte a settimana».

Sebbene perderà almeno due mesi di attività quest’anno, l’ex top-5 non ritiene compromessa la sua stagione 2026: «Per niente, le mie ambizioni sono le stesse. Vediamo cosa succede. Sono sicuro che avrò fame». Un messaggio che suono quasi come un avvertimento agli attuali dominatori del circuito, Carlos Alcaraz e Jannik Sinner: «Prima dell’infortunio, la differenza principale era la costanza. Novak, Rafa e Roger (Djokovic, Nadal e Federer, ndr) sono riusciti a fare la carriera che hanno fatto poiché costanti per tutta la stagione. Questa non è una capacità con cui si nasce. Non è talento, è disciplina! Anni fa, ero avanti a Carlos e Jannik per un po’, ma non ero costante e ho perso quel vantaggio. Ero giovane, forse il mio sviluppo naturale era passare attraverso tutto questo, mentre loro sono diventati sempre più disciplinati. Ora tocca a me dedicarmi alla disciplina, e l’infortunio è un buon inizio. Non si supera la riabilitazione senza disciplina, giorno dopo giorno».

Infine una considerazione proprio su Nole: «Sarà in grado di vincere un altro Slam? Con Novak non si sa mai. Quello che sta facendo è già impossibile. Se mi avessero chiesto di un altro tennista della sua età, avrei detto “impossibile”. Ma se mi chiedi di Novak, dico che niente è impossibile».